Più che riforma, ritorno all'antico: settimo, non rubare! PDF Stampa E-mail
Lunedì 01 Marzo 2010 13:42

“La corruzione ormai è un tumore. Senza anticorpi”. Allarme della Corte dei Conti: “Amministratori pubblici privi di etica”. Così titolava Il quotidiano La Nazione di giovedì 18 febbraio 2010 alle pagine 8 e 9.  Ed in effetti assistiamo tutti i giorni a fatti che ci riconducono ad alcuni amministratori della cosa pubblica che non sono certo esempi di onestà. Si dice che la differenza con tangentopoli sia che allora i soldi li davano ai partiti, oggi se li mettono in tasca singolarmente. Comunque sempre di sottrazione di denaro pubblico si tratta, e visto che siamo vicini alle elezioni regionali, si invocano liste elettorali composte da candidati puliti.

L’importante per una formazione politica sarebbe quello di avere in lista candidati onesti e non “furbetti del quartierino”, o scelti per il semplice fatto di essere giovani di età: largo ai giovani sì, ma non a tutti i costi, la selezione delle persone che rappresentano i cittadini, persone destinate all’amministrazione pubblica, merita di essere fatta non tanto in base all’età anagrafica, ma per comportamento e onestà della persona.

In questo clima preelettorale arroventato, c’è chi invoca nuove regole e nuove leggi, e senz’altro ce ne sarà bisogno. Ma c’è una regola, dalla quale non si può prescindere, che fa parte di un codice etico articolato in 10 semplici punti e che fu dettato molto tempo fa da Uno che sta molto in alto e che di umanità se ne intende; questa regola è: settimo, non rubare.

Se tutti gli amministratori pubblici si attenessero a questa regola, avremmo già gli anticorpi necessari per combattere il tumore della corruzione al quale la Corte dei Conti fa riferimento.

Isaia

Nella foto: "Il giro dei soldi", fontana (Aquisgrana, Germania)

 
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