No alla pena di morte, Caterina anticipò alla grande Pietro Leopoldo PDF Stampa E-mail
Giovedì 28 Novembre 2019 18:31

Ecco il testo dell'intervento pronunciato, durante il consiglio comunale del 28 novembre 2019, dal presidente Marco Falorni.

"Questo consiglio comunale si svolge in prossimità del 30 novembre cioè della Festa della Toscana. Fra l’altro, va ricordato che nel 2020 si celebrerà il cinquantennale della costituzione della Regione Toscana.

Quest’anno il tema della festa è “Dal Rinascimento al Granducato al cinquantennale della costituzione della Regione Toscana”. Questo ci ricorda un periodo storico lungo e ricco di avvenimenti e significati, anche per la nostra Siena. Solo a titolo di curiosità, voglio ricordare che proprio nella nostra città, nell’archivio storico dell’Università, è conservata l’unica bandiera italiana che, su un lato, riporta lo stemma granducale degli Absburgo Lorena. Era la bandiera che doveva accompagnare il corpo di spedizione dei volontari universitari senesi che si batté eroicamente a Curtatone. La bandiera rimase invece a Siena e, attraverso una vicenda complicata e fortunosa, è arrivata fino a noi.

 

 

Voi sapete, colleghi, che la Toscana celebra annualmente la propria festa il 30 novembre, perché in questo giorno del 1786, il granduca Pietro Leopoldo di Lorena, primo al mondo fra i capi di stato, decise l’abolizione della pena di morte.

Ebbene, noi senesi a buon diritto possiamo vantare di aver messo un seme contro la pena di morte, in tempi davvero estremamente precoci. E chi, se non la nostra più grande concittadina di sempre, Santa Caterina, poteva farlo?

Dunque, Caterina, nella sua Lettera 170 scritta a Piero marchese del Monte, magistrato e podestà di Siena, volle riferirsi al caso di un giovane che era penetrato in un convento di monache benedettine, minacciando di dare fuoco all’edificio se le stesse non lo avessero compiaciuto, compiendo così un reato che, a quei tempi, siamo in pieno Trecento, era senz’altro perseguibile con la condanna a morte.

Caterina scriveva al magistrato “vi prego e vi costringo che voi ci poniate quel rimedio che vi pare, e più convenevole; sì che si ponga rimedio a tanta abominazione”.

Ma la mantellata di Fontebranda aggiungeva: “Non vorrei, però, che egli perdesse la vita: ma d’ogni altra pena io sarei molto consolata”.

Quindi la nostra Santa diceva sì alla giusta pena per punire il reato, ma no alla pena di morte, perché della vita umana è padrone solo Colui dal quale la vita stessa viene.

E nella stessa Lettera 170 Caterina scriveva: “Siate vero giudice e signore nello stato che Dio v’ha posto; e drittamente rendiate il debito al povero, e al ricco secondo che richiede la santa Giustizia, la quale sempre sia condita con misericordia”.

Sono concetti di estrema e sempiterna attualità".

Marco Falorni

 
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