Da dieci anni don Carlo Guerrieri ci ha lasciato PDF Stampa E-mail
Sabato 05 Gennaio 2019 15:57

6 gennaio 2009 - 6 gennaio 2019: sono passati esattamente dieci anni e a me manca ancora tanto. Ciao Donca, guardami le spalle da lassù, ci conto.

 

 

Dieci anni fa, il 6 gennaio 2009, don Carlo Guerrieri è tornato alla casa del Padre, e chi gli ha voluto bene davvero non può dimenticarlo.

Uomo buono e generoso, sacerdote infaticabile, fino ai suoi ultimi giorni - è morto a 92 anni - ha dato tutto per le sue mille benefiche attività e per la sua creatura più amata, Radioalleluia (oggi Mia Radio), la radio diocesana. E’ morto “in battaglia”, attivo fino all’ultimo, senza mai arrendersi, a niente e a nessuno, se non alla volontà di Dio.

Il “mestiere” che gli riusciva meglio era quello di prete, ma don Carlo sapeva fare, e faceva, cento altri mestieri: muratore, elettricista, falegname, fabbro, tecnico elettronico, ed anche, da uomo di cultura tanto profonda quanto non ostentata, regista teatrale e radiofonico, precursore delle comunicazioni sociali, giornalista senza la tessera, appassionato di cinema (era dirigente nazionale dei cinema cattolici), amministratore saggio, parsimonioso e premuroso di associazioni e di complessi immobiliari. Era anche uno sportivo autentico, appassionato di calcio, ciclismo, basket. Uomo di fede genuina e salda, aveva allevato generazioni di ragazzi senesi ed era amatissimo da interi quartieri cittadini, contrade, famiglie, in tutti i luoghi che aveva avuto modo di frequentare o di avervi cura d’anime.

La sua vita era un romanzo, piena di aneddoti gustosissimi, che dispensava ogni tanto agli amici ma, per quanto pregato in tal senso, non ha mai voluto scrivere le sue memorie, o forse non ne ha avuto il tempo, tutto preso dalla sua intensissima quotidianità. Durante la seconda guerra mondiale, allora giovane prete di campagna, aveva raccolto l’invito dell’arcivescovo Toccabelli: aiutate tutti, senza chiedere loro come la pensano, salvate vite umane, anche a costo della vostra vita! E don Carlo si era prodigato per tutti, rischiando più volte la pelle - come aveva lui stesso raccontato - minacciato prima dai soldati tedeschi e poi dai partigiani. Ma era sempre andato per la sua strada, senza compromessi, animato da una fede incrollabile nella giustizia.

In politica, a beneficio dei curiosi, se la cavava con una battuta: “Se Gesù Cristo si è fatto crocifiggere al centro, ci sarà pure un motivo!”.

Quando se ne va un grande personaggio, si usa dire che lascia un vuoto incolmabile. A distanza di dieci anni si può dire forte: don Carlo ha lasciato un vuoto davvero incolmabile. Ciao Donca, ci rivedremo, se Dio vorrà.

Marco Falorni

 
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