La politica come “architettura” morale PDF Stampa E-mail
Martedì 13 Novembre 2018 14:57

E’ stato recentemente presentato il volume “Il tempo dei costruttori. Note sulla funzione architettonica della politica”, scritto da Franco Banchi. Qui di seguito, ecco il testo dell’intervento pronunciato, nell’occasione, da Marco Falorni.

Oggi parliamo del volume su “Il tempo dei costruttori”, scritto da Franco Banchi. Bene, diciamo subito che questo, per dimensione, è un volumetto, un libriccino, ma per contenuti è un librone, un tomo. Si parla della concezione etica della politica, cioè di quella attività per cui l’uomo è portato ad interessarsi della polis, della comunità.

E’ interessante la chiave di lettura con cui l’autore legge il rapporto fra l’uomo e la politica, misurando quest’ultima con i criteri della architettura, considerandola una costruzione, da realizzare con profondità di conoscenze, metodo rigoroso, finalità precise. Non si può infatti intendere la politica come una moda, come una distrazione, o peggio come una scorciatoia verso il potere e qualche volta verso il denaro facile. Al contrario, la politica, per l’uomo rettamente impostato, massimamente per un cristiano, è esattamente un servizio, che si rende alla comunità, e che deve essere svolto secondo regole precise, morali e non solo.

Ne scaturisce una carrellata di citazioni affascinanti, ordinate in maniera non casuale, ed anzi secondo un preciso filo logico, che spaziano nei secoli e nei millenni, riguardando filosofi, intellettuali, personaggi religiosi, santi e papi, ed appunto politici, cristiani e laici. Giusto per dare un’idea, facciamo qualche nome. Si va dai grandi classici, Aristotele e Platone, fino, passando per San Tommaso d’Aquino, a giganti del pensiero moderno come Max Weber, Dietrich Bonhoffer, Thomas Stearn Eliot, Max Horkeimer, Soren Kierkegaard, a grandi papi contemporanei come Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, papa Francesco, ecclesiastici del calibro di Carlo Maria Martini, Angelo Scola, Renato Martino, Luigi Negri, Luigi Sturzo, politici cristiani come Alcide De Gasperi, Giorgio La Pira, Augusto Del Noce, Rocco Buttiglione, intellettuali di cultura cattolica come Franco Cardini, Romano Guardini, Jacques Maritain, Charles Peguy, Joaquin Navarro Valls, Stefano Zamagni. Ne esce un mosaico tutto da gustare, non dico da leggere d’un fiato, perché le parole di questi grandi vanno riflettute, ma sicuramente, come ho detto, da gustare.

Un rilievo particolare viene dato alla figura di Antoni Gaudì, il grande architetto catalano, cattolico, autore di quella splendida sintesi, peraltro incompiuta, che è la Sagrada Familia di Barcellona, edificio che racchiude e fonde in sé valori religiosi, architettonici, filosofici.

 

 

Per invogliare gli ascoltatori a leggere il libro, riporterò qualche citazione, fra le più affascinanti e meritevoli di riflessione. Peguy, in un brano utilizzato come prologo, indica la figura di un picchiapietre, che fa un lavoro faticosissimo e pericoloso, e che alla domanda “che fai?”, non risponde parlando della propria fatica o della necessità di mantenere la propria famiglia, ma risponde con fierezza “sto costruendo una cattedrale”. Già qui sta il significato del lavoro di Banchi, che individua il tempo attuale come quello dei costruttori. In un momento in cui la politica è vissuta spesso con disprezzo dalla pubblica opinione, ed in cui essa stessa propone una congerie infinita di messaggi confusi e contraddittori, proprio questo è il momento, in particolare per il politico cristianamente ispirato, di costruire su basi solide una prospettiva migliore, e soprattutto concreta, per la polis.

A proposito della Sagrada Familia, nel notare che essa è l’unica chiesa moderna costruita con i tempi lenti e anonimi del Medioevo, Banchi cita lo stesso Gaudì, che soleva ripetere: “Il mio cliente, colui che me l’ha ordinata, non ha fretta”. E così, a distanza di 130 anni dalla posa della prima pietra, l’edificio è ancora un cantiere aperto.

Sentite questa: “La maggioranza di coloro che si dedicano alla politica ricevono questa denominazione non correttamente: infatti essi non sono politici secondo verità, perché l’unico politico è colui che sceglie le azioni belle per se stesse, mentre la maggior parte sceglie questo genere di vita in vista delle ricchezze e del desiderio di potere”. Il concetto è di una attualità sconcertante, ma queste parole sono state scritte da Aristotele nel IV secolo avanti Cristo. E ciò a dimostrazione, o a conferma, che la condizione umana, o meglio l’agire umano, non muta col passare del tempo, ma tende sempre a ripetersi. E’ da qui che deriva la teoria dei corsi e ricorsi storici elaborata da Giambattista Vico. Gli avvenimenti e le situazioni, sia pure in contesti diversi, tendono a ripetersi, perché l’uomo non impara mai la lezione della storia, o per essere più precisi, la dimentica. E’ così che si ripetono le guerre. Ma questa è la natura umana. Operando in tale realtà, tuttavia, il politico deve cercare di migliorare le sorti della sua comunità, questo è il suo compito, e deve avere la capacità di guardare al futuro, per compiere con consapevolezza le sue scelte. Il politico cristianamente ispirato, poi, sarà agevolato dai valori profondamente umani della sua religione, ai quali ha il dovere di restare ancorato, anche, anzi soprattutto, nell’attività politica, perché essi hanno una dimensione sociale e non limitata alla sfera individuale. De Gasperi, durante gli anni della clandestinità, definiva “amico della democrazia colui che continuamente elabora non umori ma idee per una ricostruzione, una perenne ri-tessitura, un’operosa sintesi della politica, cioè del bene comune”.

Bellissimo è il richiamo alla figura della nave di Platone, da la “Repubblica”, nave che si trova ad affrontare una tempesta con un capitano in difficoltà. Tutti i protagonisti della vicenda, compresa la ciurma dei marinai, vengono lucidamente e sinteticamente analizzati. Il vero pilota, come il vero politico, quello accorto, preparato culturalmente, e lungimirante, è l’unico capace di portare la nave fuori dalla tempesta, è l’unico capace di guardare oltre.

 

 

Certo, una lezione che scaturisce da questo libro è anche che la politica non può essere staccata dalla cultura, che è propedeutica all’attività politica stessa. Il personaggio politico non dotato di una preparazione culturale almeno sufficiente, rischia di provocare disastri alla sua comunità.  Le scelte del buon politico, che pure devono contenere il requisito della concretezza, non possono essere orientate solo da un arido pragmatismo e/o tecnicismo, ma devono essere supportate dalla profonda assimilazione dei valori umani e da un bagaglio di conoscenze dal quale possa scaturire con naturalezza la rotta da seguire.

Questo, e molto altro, ci insegna il volume di cui parliamo, e l’autore conclude: “Diffusione del potere, sovranità popolare, bene comune sono le nuove vedette costruite sulla linea calda di confine che il terzo millennio ci pone dinanzi. L’obiettivo prende forma in modo sempre più chiaro: la giusta mediazione non di compromesso, ma al rialzo tra dignità personale, libertà e uguaglianza”.

Fin qui il libro. Ma chi è l’autore? Per chi non lo conoscesse, il professor Franco Banchi è docente di materie letterarie in un liceo, e già docente di filosofia presso la Scuola Teologica della Diocesi di Fiesole. E’ giornalista pubblicista, collaboratore di numerose testate. Ma soprattutto Franco Banchi è un autentico intellettuale, nel senso che mette quotidianamente la sua profonda cultura al servizio della sua comunità. Va da sé che è un intellettuale cattolico, particolarmente impegnato, come si dice, ad animare il sociale. E non poteva non sentire forte il richiamo della politica, cristianamente ispirata ed intesa come servizio alla polis. Ha infatti ricoperto una serie di importanti incarichi di livello locale e regionale ed è stato anche consigliere regionale della Toscana.

Banchi è naturalmente anche uno scrittore, nel senso che sente di dover mettere per scritto, cioè a disposizione della comunità, le sue conoscenze, la sua indagine culturale, le sue riflessioni. Ha già pubblicato, a partire dal 1997, sette volumi, compreso questo di cui parliamo oggi, e fra i precedenti amo particolarmente ricordare, e consigliare, il volume su “L’armonia penultima”, del 2004, che ho avuto personalmente il piacere di presentare a Siena, sempre in occasione di un incontro organizzato dal Movimento Cristiano Lavoratori.

Banchi è, non ultima sua caratteristica, anche un toscano, vero, pungente, sincero, nato e tuttora abitante a Rignano sull’Arno, paese famoso per avere dato i natali pure ad un altro personaggio politico che, in un senso o nell’altro, ha fatto molto parlare di sé negli ultimi anni.

Franco Banchi è, infine, un amico, vero e prezioso, di quelli che, quando si trovano, si trova un tesoro. E’ quindi un autentico onore, per me personalmente e per il Movimento Cristiano Lavoratori di Siena, che ha organizzato questo incontro, avere avuto il privilegio di presentare il suo libro su “Il tempo dei costruttori”. Vi ringrazio per l’attenzione.

Marco Falorni

 
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