Agostino Chigi detto il "Magnifico", grandissimo banchiere e mercante PDF Stampa E-mail
Sabato 17 Marzo 2018 15:04

E’ uno dei più insigni rappresentanti di una splendida e nobile famiglia di banchieri senesi, illustrata nel corso dei secoli da tutta una serie di illustri personaggi che seppero mettersi in luce anche in molte altre attività, a cominciare dalla religione, dando alla Chiesa pure un papa (Fabio Chigi, 1599-1667, che prese il nome di Alessandro VII). La famiglia si scisse in diversi rami, trapiantati in varie località, godendo ovunque di notevole potenza politica e finanziaria.

Agostino, nato a Siena il 29 novembre 1466 e figlio del banchiere Mariano Chigi (1439-1504) e di Margarita Baldi, portò al culmine la potenza del ramo romano; egli fu il massimo rappresentante della grande tradizione senese nel campo della banca, e seppe essere anche molto influente nel panorama politico del suo tempo.

Nel 1502 Agostino aprì un banco a Roma, che ebbe immediata fortuna; fu molto considerato da Alessandro VI (Rodrigo Borja, 1431-1503), da Giulio II (Giuliano della Rovere, 1443-1516), e da Leone X (Giovanni de’ Medici, 1475-1521), e divenne tesoriere della Chiesa (1506), succedendo a Galeazzo Saracini; dai pontefici ebbe l’appalto delle dogane, delle saline, delle cave di allume della Tolfa e della dogana dei pascoli (appalti che gli rendevano 70 mila ducati d’oro all’anno, e che lo resero il più ricco banchiere d’Europa); accresciute enormemente le proprie ricchezze, in questo periodo il Chigi sviluppò anche importantissime relazioni commerciali con tutta l’Europa e il Mediterraneo (fu detto anche “Il grande  mercante della cristianità” dal sultano dell’Impero ottomano, con cui era in affari); con i suoi finanziamenti permise fra l’altro le imprese guerresche di Cesare Borgia (1475-1507) e la prodigalità di papa Leone X, che fu suo amico (fu anche testimone delle sue nozze e del suo testamento nel 1519), aiutò i Medici in esilio ed altri prìncipi. Per rendersi conto dell’entità delle attività che facevano capo ad Agostino, basta pensare che egli disponeva di ben 20 mila dipendenti (!) e la proprietà di cento navi, e il suo banco aveva numerose succursali all’estero, in Europa e in Oriente; tuttavia, se essenziale e senza scrupoli egli seppe essere come mercante e banchiere, eccezionalmente munifico si dimostrò verso i bisognosi e verso gli artisti (Raffaello Sanzio, 1483-1520, Baldassarre Peruzzi, 1481-1536, Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, 1477-1549 eccetera) e i letterati (Pietro Bembo, 1470-1547, Paolo Giovio, 1483-1552, Pietro Aretino, 1492-1556), a cui fornì protezione ed aiuti materiali.

 

 

Il Chigi risiedeva periodicamente in Siena e dal Comune della sua città fu insignito del titolo di “Magnifico”. Nel 1508 stipulò con Siena un trattato con il quale prese in concessione per cinquanta anni Porto Ercole e tutto l’Argentario ed in corrispettivo versò alla Repubblica una ingente somma di denaro. Egli fece dell’Argentario una sorta di suo feudo personale e, intendendo utilizzare Porto Ercole come sbocco al mare per i propri traffici, ordinò la costruzione di fondachi per le merci, di abitazioni e di strutture portuali necessarie allo scopo.

Dal grande architetto senese Baldassarre Peruzzi il Chigi si fece costruire splendide residenze: una a Roma, la celeberrima villa poi detta la “Farnesina” (dal nome dei successivi proprietari, i Farnese, che acquistarono l’immobile nel 1580), villa che diventerà cenacolo e punto d’incontro per moltissimi artisti e letterati presenti nell’Urbe in quel tempo; a porto Ercole il Peruzzi costruì per lui il cosiddetto palazzo “del Governatore” che, secondo alcune cronache, non doveva essere affatto inferiore all’edificio romano, cosa che oggi si può difficilmente constatare, per via dei successivi rifacimenti spagnoli e delle distruzioni subite a causa dei bombardamenti nella seconda guerra mondiale. Alla Farnesina si svolsero anche principeschi banchetti, rimasti famosi, fra cui uno con lo stesso papa Leone X e 14 cardinali con i loro seguiti.

Fra le curiosità inerenti questo personaggio, bisogna ricordare che egli aprì anche una tipografia, nella cui produzione va segnalato il “Pindaro”, edito nel 1515, il primo libro greco stampato a Roma. Come banchiere, il Chigi adottò tecniche innovative, servendosi di moderni libri contabili, del conto profitti e perdite e del conto patrimonio, e di più semplici metodi per il calcolo degli interessi. Abilissimo come banchiere e mercante, il Chigi dimostrò di saper essere anche un “capitalista illuminato”: si pensi che presso le cave di allume della Tolfa, che aveva in gestione (anche per quanto riguarda la lavorazione del materiale estratto), fece costruire il villaggio di Allumiere, fornito di case per gli operai, di strade e servizi per gli abitanti. Fra i suoi dipendenti e collaboratori, che sapeva scegliere sempre accuratamente, ci furono anche parecchi uomini d’affari senesi, fra cui per esempio Antonio di Iacopo, direttore dell’agenzia mercantile di Londra.

Agostino Chigi aveva sposato la senese Margarita Saracini e poi, rimasto vedovo senza figli legittimi, sposò in seconde nozze (1519) la veneziana Francesca Ordeaschi (o Andreazza), già sua concubina, da cui aveva avuto cinque figli, ma ebbe anche numerose amanti, fra cui la famosa e bellissima Imperia.

Agostino Chigi morì a Roma il 10 aprile 1520, a soli 54 anni, fu sepolto in Santa Maria del Popolo, nella tomba di famiglia, progettata da Raffaello. I funerali furono degni di un sovrano, vi parteciparono trentasei vescovi, numerosi cardinali, nobili e migliaia di cittadini romani. Con testamento aveva diviso il suo immenso patrimonio fra il fratello Sigismondo Chigi, le figlie dell’altro fratello Francesco, che era morto precedentemente in Viterbo, e i propri figli naturali.

Senio Ghibellini

 
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