L'urbanistica nacque in piazza del Campo PDF Stampa E-mail
Martedì 06 Febbraio 2018 17:22

D’accordo, è una forzatura, non ci sono basi storiche e scientifiche per affermarlo, ma di certo non si è troppo lontani dal vero a dire che l’urbanistica è nata insieme a piazza del Campo. Questa piazza infatti fu profondamente voluta, progettata e disegnata a tavolino dal governo dei Nove, in tempi in cui non si parlava certo di piani regolatori, ma neppure di norme edilizie ben definite. Si pensi che nel 1297 il governo senese stabilì norme urbanistiche precise per i palazzi che si sarebbero dovuti affacciare sulla piazza, a cominciare dallo stesso palazzo Pubblico, che ancora non c’era. Si parlava, tanto per fare un esempio, di utilizzo di finestre “a colonnelli”, cioè bifore e trifore. Si tratta, forse, delle norme più antiche in materia di urbanistica.

 

 

Di certo la piazza nacque dalla volontà di creare uno spazio ampio, sentito come neutrale rispetto ai vari quartieri urbani, che fungesse da luogo di rappresentanza adeguato al prestigio della città, e dove poter organizzare feste pubbliche per la delizia del popolo. Per fare questo, il governo dei Nove non andò per il sottile, fece abbattere diversi edifici, compresa la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, per far posto alla piazza, mentre altri palazzi si trasformavano profondamente. Contemporaneamente si metteva mano alla costruzione del primo nucleo del palazzo Pubblico, che non per caso fu tenuto separato da altre abitazioni, proprio perché l’edificio, destinato ad essere sede del potere civile, doveva non solo essere, ma anche apparire distaccato dai circostanti interessi privati, doveva essere lo specchio, anche simbolico, delle legittime aspirazioni di tutta la comunità. E per realizzare il Campo si scelse un luogo altrettanto simbolico, quello dove degradavano e si incontravano le tre parti, i tre terzi della città, che corrispondevano alle collinette di Castelvecchio, Castelmontorio e Camollia.

Il governo voleva creare, ed in effetti creò, uno spazio assolutamente pubblico, ampio, e soprattutto circondato e permeato dalla bellezza. Pensando non al momento contingente, non destinato all’effimero, ma progettato per durare nel tempo e per incarnare i valori, sperati eterni, della città. Di lì a pochi anni veniva redatto (in volgare!) il giustamente celebre costituto del 1310. Era il tempo del buongoverno, davvero.

Senio Ghibellini

 
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