Francesco Todeschini Piccolomini, papa Pio III PDF Stampa E-mail
Lunedì 15 Gennaio 2018 22:04

Francesco Todeschini Piccolomini fu nipote del papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini, 1405-1464), in quanto nato a Sarteano, il 9 maggio 1439, figlio quartogenito di Nanni Todeschini e di Laudomia Piccolomini, sorella del grande pontefice fondatore di Pienza. Egli fu pure fratello del militare Antonio Piccolomini d’Aragona (1435-1492), duca di Amalfi. Francesco compì gli studi di legge, teologia e lettere a Siena, a Ferrara e a Perugia, dove si laureò in diritto canonico e divenne anche docente nella locale università, quindi intraprese la carriera ecclesiastica.

Nominato presto vescovo di Piacenza e protonotario apostolico, il Piccolomini (che non era sacerdote, bensì solo diacono) fu poi nominato, dallo zio papa, dopo la morte (8 novembre 1459) dell’arcivescovo Antonio Piccolomini, secondo arcivescovo di Siena il 19 febbraio 1460, e cardinale il successivo 6 marzo, a soli 21 anni, con il titolo di cardinale diacono di Sant’Eustachio. Nello stesso giorno, il papa Pio II, che si trovava a Siena, nominò altri quattro cardinali: il romano Angelo Capranica, Berardo Eroli di Narni, Niccolò Forteguerri (1419-1473) di Pistoia e Alessandro Oliva di Sassoferrato. Nell’occasione, la famiglia dei Forteguerri ebbe la cittadinanza senese e si stabilì in città. Nel periodo seguente, il Piccolomini acquisì grande fama di pietà, ed anche di capacità, dimostrata in importanti missioni amministrative e diplomatiche: fra l’altro fu legato pontificio a Roma, nella Marca d’Ancona, in Germania nel 1471, favorito dalla sua buona conoscenza della lingua tedesca, a Perugia nel 1488. Il suo arcivescovato in Siena fu lungo e proficuo; tra le altre cose, in quel periodo la città venne nuovamente consacrata alla Madonna per ringraziamento dell’avvenuta pace con Perugia; nel 1492 l’arcivescovo pose la prima pietra della biblioteca Piccolomini attigua al duomo, e nel 1502 egli affidò al Pinturicchio (Bernardino di Betto, 1452-1513) l’incarico di decorarla. A Siena egli si fece costruire un palazzo presso la chiesa di San Vigilio.

 

 

Intanto Francesco, che in un primo momento aveva fatto parte dell’opposizione cardinalizia contro il papa Alessandro VI (Rodrigo Borja, 1431-1503), si riconciliò col pontefice e lo spinse alla difesa dell’Italia, e in particolare del Regno di Napoli, contro le mire espansionistiche del re di Francia Carlo VIII di Valois (1470-1498). Nell’ottobre-novembre 1494 egli fu inviato da Alessandro VI presso il re di Francia col duplice e contraddittorio incarico di opporre resistenza agli ambiziosi disegni di quel sovrano, e di salvaguardarne però l’onore, ma non fu ricevuto da Carlo.

Alla morte di Alessandro VI, il 22 settembre 1503 il Piccolomini fu eletto pontefice e lo stesso giorno venne consacrato sacerdote; prese il nome di Pio III, in onore allo zio.

Già molto malato, il Piccolomini non poté far altro, nel suo brevissimo pontificato, che annunciare il proposito di voler attendere ad una riforma della Chiesa e ad una sua pacificazione interna, dimostrando moderazione nelle allora usuali pratiche di nepotismo, anche se arcivescovo di Siena nominò il nipote Giovanni Piccolomini (1475-1537). Il nuovo papa aveva dichiarato di non voler “esser papa de arme, ma tutto el studio nostro volemo sia in pacificar le cose de la cristianità”.

Pio III morì a Roma il 18 ottobre 1503, dopo appena ventisei giorni di pontificato, probabilmente in seguito alla gotta che lo affliggeva da tempo, ma non senza qualche sospetto di avvelenamento. Il principale sospettato, anche se forse a torto, della eventuale congiura contro il papa, fu proprio Pandolfo Petrucci (1452-1512), in quel momento di fatto signore di Siena (scrive Orlando Malavolti: “Fu oppenione di più persone, che per gelosia havuta da chi governava la città di Siena, essendo egli di fattion contraria, la morte gli fusse, con danno publico, sollecitamente procurata”).

Pio III fu sepolto in San Pietro, ma nel 1614, per volere del papa Paolo V (Camillo Borghese, 1552-1621, papa oriundo senese), la salma fu trasferita, insieme a quella dello zio Pio II, nella basilica di Sant’Andrea della Valle a Roma. Tale chiesa era stata eretta, dai religiosi teatini, su terreno loro donato dalla famiglia Piccolomini. I due papi Piccolomini furono posti in nobili sepolcri, di cui quello a Pio II forse opera di Pasquino di Matteo da Montepulciano (1425-1485). Il cenotafio originale si trova ancora nelle grotte vaticane. Francesco Todeschini Piccolomini era stato valido letterato, lasciò saggi e trattati, e soprattutto la traduzione della “Historia senese” fino al 1351, scritta da Agnolo di Tura del Grasso. Egli era stato, sia da cardinale che da papa, un mecenate, per le arti e per le lettere, a Roma (dove fece anche restaurare la basilica di San Saba) e in Toscana, ed intrattenne rapporti con i principali intellettuali e artisti del suo tempo.

Senio Ghibellini

 
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