Borghese Borghesi, il "padre della patria" trionfatore a Poggio Imperiale PDF Stampa E-mail
Sabato 11 Novembre 2017 13:46

Nato a Siena nel 1414 da Agostino e Agnese Ugurgieri, proveniente da nobile famiglia, Borghese Borghesi si occupò di politica, parteggiando per i noveschi, e fu anche per 34 anni docente di giurisprudenza all’Università di Siena; fu pure intimo amico e confidente del famoso giurista Bartolomeo Socini (1436-1507). Nel 1463 fu ambasciatore della Repubblica presso la corte papale di Pio II (Enea Silvio Piccolomini, 1405-1464) e nel 1466 di nuovo ambasciatore a Roma presso il pontefice Paolo II (Pietro Barbo, 1417-1471). Dal 1468 fu capitano del popolo e gonfaloniere.

Egli, tuttavia, è ricordato soprattutto come commissario generale dell’esercito senese nella guerra contro Firenze, distinguendosi in diversi vittoriosi scontri, e soprattutto nella battaglia di Poggio Imperiale, presso Poggibonsi, combattuta il 7 settembre 1479, durante la quale Borghese combatté valorosamente e conquistò la collina fortificata. Come noto, i senesi, che in quella occasione erano affiancati dall’esercito aragonese comandato dal duca di Calabria Alfonso d’Aragona (1448-1495) figlio del re di Napoli Ferdinando d’Aragona (1424-1494) e dalle truppe inviate dal duca di Urbino Federico da Montefeltro (1422-1482), sconfissero nettamente i fiorentini, che erano appoggiati da truppe milanesi, in quello che è rimasto uno dei più importanti fatti d’arme della storia della Repubblica di Siena. Fu una grave sconfitta per la Firenze di Lorenzo de’ Medici detto il Magnifico (1449-1492), che nell’occasione perse vari territori, fra cui Poggibonsi e Certaldo. Nel successivo novembre i fiorentini perderanno anche Colle Val d’Elsa. La guerra contro Firenze terminò con gli accordi del 13 marzo 1480, grazie ai quali Siena potè ottenere il possesso di Poggibonsi, Colle Val d’Elsa, diversi castelli del Chianti e Monte San Savino.

 

 

Nel 1480 la vittoria di Poggio Imperiale fu immortalata in un affresco nella sala del Mappamondo del palazzo Pubblico di Siena, dipinto da Giovanni di Cristofano e Francesco d’Andrea. Il Borghesi, che aveva meritato di essere nominato cavaliere sul campo dal duca di Calabria, divenne popolarissimo in città, fu detto “padre della patria”, e la sua effigie fu perfino riprodotta su varie medaglie coniate in suo onore. Borghese Borghesi si era sposato tre volte: con Ieronima Orsini, Giovanna Bandini e Margarita Saracini. Alla sua morte, avvenuta in Siena il 23 settembre 1490 furono chiamate tutte le milizie dello stato senese per rendergli onore durante il funerale, per il quale il Comune spese 200 fiorini, e quindi la città di Siena osservò tre giorni di lutto strettissimo. Il Borghesi fu sepolto nella basilica di San Domenico.

E’ da ricordare che la vittoria di Poggio Imperiale fu anche all’origine della costruzione della chiesa di Santa Maria in Portico a Fontegiusta. Infatti, prima della battaglia, i senesi si erano rivolti alla protezione della miracolosa Madonna di Fontegiusta, detta “Mater devotiones”. Dopo la battaglia, la Confraternita della Beata Vergine Maria, che officiava il piccolo oratorio con l’immagine mariana, fu trasformata in Compagnia della Beata Vergine Maria in Fontegiusta, con bolla del papa Sisto IV (Francesco della Rovere, 1414-1484), e la Repubblica deliberò la costruzione di una nuova chiesa che inglobasse la venerata immagine. La costruzione avvenne negli anni 1479-82.

Nella foto: la chiesa di Santa Maria in Portico a Fontegiusta, edificata dopo la vittoria senese nella battaglia di Poggio Imperiale.

Senio Ghibellini

 
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