La realizzazione dello stadio del Rastrello PDF Stampa E-mail
Domenica 05 Novembre 2017 17:16

Lo stadio del Rastrello fu inaugurato l’8 dicembre 1938 ed intitolato al martire fascista Rino Daus. Il nuovo impianto era costato 1.800.000 lire, pagate in gran parte dal Comune, con contributi del Monte dei Paschi e dello Stato. La Robur Siena, che militava nel campionato di calcio di serie B, allenata da Guido Faroppa, cominciò a giocarci le partite, e nel 1939 vi ottenne lo storico risultato di battervi sonoramente la Fiorentina per 3-0; al termine del campionato la Robur arrivò quarta, dietro a Fiorentina, Venezia e Atalanta. All’inizio degli anni ’30 la squadra bianconera giocava nel campino di San Prospero, che si rivelò decisamente insufficiente, e così fu realizzato a spese del Comune, per qualche anno in via provvisoria, il campo sportivo di piazza d’Armi, tutto recintato e con una piccola tribuna coperta.

 

 

Frattanto, però, fino dagli anni ’20 l’amministrazione podestarile guidata da Fabio Bargagli Petrucci pensava alla costruzione di un nuovo e moderno stadio e nel 1930 fu presa la decisione definitiva. Il progetto fu redatto dall’ingegnere capo del Comune Giovanni Curti, e successivamente integrato, nel 1935, a cura dell’ingegner Armando Sabatini. L’opera prevedeva tribune per contenere oltre 20 mila spettatori, una pista per l’atletica leggera, una piscina ed un ristorante. Ma soprattutto si prevedeva, in maniera lungimirante, che la costruzione del campo fosse accompagnata dalla realizzazione di viali circostanti, in modo tale da costituire una sorta di ampliamento del contiguo passeggio della Lizza e da essere accessibile liberamente al pubblico, tranne che nelle ore di gara. Il progetto era basato su un ampio uso del terreno di riporto, che per buona parte si ottenne trasportando in loco quello rimosso per la costruzione della nuova caserma in piazza d’Armi. I lavori, interrotti a causa della guerra, portarono poi a realizzare solo una parte del progetto iniziale.

Non mancarono infinite polemiche, per l’ubicazione dello stadio, per i costi eccessivi eccetera, ma l’amministrazione podestarile andò avanti inflessibile, convinta che la trasformazione in stadio della conca del podere detto del Rastrello avrebbe costituito una infrastruttura sportiva fondamentale per la città, destinata a durare nel tempo e adattissima allo scopo, “per la sua centralità, per la sua ampiezza e per la sua naturale conformazione ad anfiteatro”. Di fronte alla critica di realizzare un’opera sovradimensionata rispetto alle esigenze del tempo, il Comune ribatteva che “è necessario avere la più ampia visione delle necessità future, per non correre il rischio di vedere l’impianto, dopo pochi anni, divenire insufficiente, e dunque bisogna tenere fermi con risolutezza i propri intendimenti”.

Fabio Bargagli Petrucci non riuscì a veder completare lo stadio sotto il suo mandato, perché si dimise nel 1936 per protestare contro la volontà del Governo di porre termine al controllo senese sul Monte dei Paschi. Come noto, la battaglia per la senesità del Monte, all’epoca, fu vinta, all’inizio del 1939, grazie non solo a Bargagli Petrucci, ma anche all’azione dei successivi podestà Mario Tadini Buoninsegni e Luigi Socini Guelfi. Di lì a poco Fabio Bargagli Petrucci, all’età di 64 anni, moriva a Roma, il 2 maggio 1939, in seguito ad un intervento chirurgico ai reni.

Senio Ghibellini

 
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