Il Beato Antonio Bettini, gesuato, vescovo di Foligno PDF Stampa E-mail
Venerdì 03 Novembre 2017 13:34

Nato a Siena dal nobile Agostino e da Maria Chini nel giugno 1396, il Bettini si laureò presso l’Università della sua città in lettere, teologia e giurisprudenza, divenne sacerdote, fu rettore della pieve di Trequanda e quindi entrò fra i gesuati (la congregazione fondata dal Beato senese Giovanni Colombini, 1304-1367) il 1 gennaio 1439 e si ritirò nel convento di San Girolamo di Siena. Egli nel 1440 fu inviato a Roma per chiedere l’apertura nell’Urbe di una casa dei gesuati, ed ottenne dal cardinale Latino Orsini (1411-1477) e dal papa Eugenio IV (Gabriele Condulmer, 1383-1447) la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, con un nobile palazzo annesso. Messosi in luce per la sua abilità di diplomatico, ebbe i favori di papa Niccolò V (Tomaso Parentucelli, 1397-1455), che gli affidò importanti missioni, e soprattutto del conterraneo papa Pio II (Enea Silvio Piccolomini, 1405-1464), che lo nominò sommo penitenziere per l’Italia nel 1459, lo volle far partecipare nello stesso anno al congresso di Mantova fra i prìncipi cristiani, e quindi lo nominò vescovo di Foligno nel 1461.

 

 

In questa città il Bettini istituì nel 1465 un monte di pietà (il secondo d’Italia, dopo quello di Perugia), fondò chiese, riformò il clero, fondò un nuovo ospedale, aggregandolo al Santa Maria della Scala di Siena, e dotò il vescovado di una bella biblioteca; nella sua diocesi, tuttavia, egli non fu popolare quanto avrebbe meritato, a causa dei lunghi periodi di assenza trascorsi nell’espletamento di varie importanti incombenze, fra cui, per incarico pontificio, diverse importanti missioni presso vari monasteri d’Italia. Nel 1462 era a Pienza, per partecipare alla consacrazione della nuova cattedrale dell’Assunta. Tra le altre cose Antonio, non dimenticandosi della sua origine, si prestò pure a svolgere servizi come ambasciatore della Repubblica di Siena: a Milano, presso il duca Francesco Sforza (1401-1466), nel 1466, e presso l’imperatore Federico III d’Absburgo (1415-1493), nel 1482; e Siena, nonostante l’età avanzata di lui, non lesinava certo di affidargli delicate missioni diplomatiche, portate a termine con generale soddisfazione. A Milano egli fece costruire, nel 1458, il convento di San Girolamo dei gesuati, di cui fu per breve tempo anche priore.

Nel 1485 il Bettini rinunciò al vescovato nella diocesi di Foligno, per ritirarsi nella sua Siena, dove morì due anni dopo, in tarda età e in odore di santità, il 22 ottobre 1487; fu sepolto nella chiesa di San Girolamo, dove fu realizzata una lastra tombale in marmo sul pavimento davanti all’altar maggiore, ad opera di uno scultore senese, forse Francesco di Giorgio Martini (1439-1501). L’iscrizione sepolcrale recita: “Hic iacet rev. dom. / Antonius episcop. Fulginas / de pauperibus iesuatis / MCCCCLXXXVII”. Antonio Bettini fu venerato come Beato dalla sua congregazione. Un suo ritratto con l’aureola compare nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Roma, e c’era anche nel vescovado di Foligno, poi distrutto da un bombardamento durante la seconda guerra mondiale.

Fra i suoi scritti, è ricordato soprattutto il testo teologico “Monte Sancto di Dio” (stampato a Firenze, nel 1477, da Nicolaus Lorenz di Breslavia), anche per le incisioni botticelliane attribuite a Baccio Baldini (1436-1487); sembra inoltre che questa sia stata la prima pubblicazione in cui veniva unita l’arte della stampa con la tecnica della calcografia in rame. Nel 1480 il Bettini faceva stampare a Firenze il libro “De divina preordinatione vitae et mortibus humanae”. Postuma è uscita la sua opera su “Esposizione della domenicale orazione”, edita a Brescia nel 1586. Il Bettini scrisse anche in latino, nel 1467, una “Vita del Beato Giovanni Colombini”, conservata nella biblioteca Ambrosiana di Milano.

Senio Ghibellini

 
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