Idilio Dell'Era (don Martino Ceccuzzi) letterato e sacerdote, un grande PDF Stampa E-mail
Lunedì 17 Luglio 2017 13:43

E’ giusto ricordare questo personaggio, tanto poco conosciuto quanto meritevole di essere valorizzato, con lo pseudonimo con cui firmava tutte le sue numerose creazioni letterarie: Idilio Dell’Era. In realtà si trattava di don Martino Ceccuzzi, sacerdote, insegnante, poeta, scrittore e storico. Egli era nato a Montallese, presso Chiusi l’11 novembre 1904, e morirà a Manziana, in provincia di Roma, il 18 giugno 1988. Visse gran parte della vita in campagna e conobbe come pochi altri la Toscana, per non parlare del Senese e del Grossetano. Conobbe i luoghi, i personaggi, le situazioni tipiche, gli antichi mestieri, gli animali, i paesaggi: ne trasse ispirazione lirica per le sue poesie, le sue prose, i suoi racconti, vivaci e realistici come forse solo Federico Tozzi aveva saputo fare.

Martino Ceccuzzi era nato, proprio nel giorno di San Martino, da cui il nome, da Pietro, ferroviere e custode del casello ferroviario di Montallese, e da Filomena Nenci. Si trattava di una numerosa famiglia contadina (Martino ebbe sette fratelli), di persone molto religiose. Il padre perse il lavoro, la famiglia si trasferì a Montepescali, e Martino entrò in seminario a Grosseto nel 1918. Celebrò la prima messa nel 1927 e fu poi parroco di Buriano, Istia d’Ombrone, Ravi e Casal di Pari. Gli studi in seminario e le sue letture gli avevano intanto procurato una robusta cultura, e nel 1929 pubblicò i primi testi di poesie: “L’aiuola di luce”, “Le ombre solitarie” e “Con un poeta alla macchia”. Subito dopo cominciò a collaborare con varie riviste letterarie, ed entrò in contatto con Carlo Betocchi, Giovanni Papini, Domenico Giuliotti, Piero Bargellini, Ada Negri, Mario Luzi, Nicola Lisi, Angiolo Silvio Novaro ed altri prestigiosi autori. Il nome di Dell’Era cominciava a circolare e ad essere apprezzato.

 

 

Passò il periodo della seconda guerra mondiale a Casal di Pari, correndo anche gravi rischi, e nel dopoguerra si trasferì a Siena, accolto nel clero senese dall’arcivescovo Mario Toccabelli, che lo fece insegnare al seminario in piazza San Francesco e in alcune scuole superiori cittadine. Frattanto don Martino Ceccuzzi collaborava anche con vari giornali, fra cui molto a lungo soprattutto con il “Giornale del Popolo” di Lugano, diretto inizialmente da Giancarlo Vigorelli, dove pubblicò centinaia di poesie, racconti e saggi. In quegli anni don Martino Ceccuzzi fu in contatto con il mondo letterario cattolico senese (con Glauco Tozzi soprattutto) e fiorentino, divenne segretario dell’Unione poeti e scrittori cattolici, e fece parti di varie commissioni giudicatrici di premi, mentre vari riconoscimenti letterari gli furono assegnati fra il 1952 e il 1975. Il 1956 è l’anno di pubblicazione de “La mia Toscana”, il libro di prose che ha avuto il maggiore successo di pubblico. Molte altre, in seguito, le pubblicazioni, anche come storico, fra cui è da citare particolarmente “Il pianto delle torri”, che evoca magistralmente fatti e personaggi senesi nel corso dei secoli. E’ opera sua, anche se molti non lo sanno, il testo della marcia del Palio “Squilli la fé”, la cui musica si deve al maestro Pietro Formichi (mentre alcuni squilli di chiarine di risposta sono di Pietro Mascagni). Nel 1986 la città di Siena assegnò a don Martino il Mangia d’argento, su proposta dell’arcivescovo Mario Ismaele Castellano. A Siena il Dell’Era dedicò bellissime pagine e poesie, ma fu ricambiato solo nella citata occasione del Mangia. Su questo lo stesso Idilio Dell’Era fece una lirica denuncia nella sua poesia “Sempre avara mi fosti”, in cui si esprime come un innamorato non corrisposto dalla sua amatissima città.

Per un lungo periodo il Ceccuzzi risiedette sulla Montagnola senese, a Toiano, in comune di Sovicille, in una casa messa a disposizione dalla contessa Gina Grottanelli. Nei suoi ultimi anni, peggiorata la sua salute, fu ospitato presso una nipote a Manziana, presso il lago di Bracciano, dove morì nel 1988. Per sua volontà, è stato sepolto nel cimitero della Misericordia di Siena. Il Comune di Sovicille, nel 2004, ha intitolato a Idilio Dell’Era la propria biblioteca comunale, e da qualche anno è sorta la Associazione culturale “Idilio Dell’Era”, presieduta da Francesco Rossi, che ne porta avanti con grande forza il messaggio culturale e ne promuove le opere.

Parlare di don Ceccuzzi letterato rischia di mettere in ombra l’uomo e il sacerdote esemplare che fu, fra l’altro molto amico di altri grandi sacerdoti senesi, come don Vittorio Bonci e don Carlo Guerrieri.

Vastissima è stata la produzione letteraria di Idilio Dell’Era, per non fare un elenco troppo lungo, qui si ricordano almeno le seguenti opere. Per la poesia: “L'orma del poverello”, Padova, 1939; “Già i colori d'autunno”, Milano, 1956; “Liriche dal Canton Ticino”, edita postuma a Siena, Cantagalli, 2011; le poesie in francese “Nocturnes pour Sainte Catherine de Sienne”. Per la narrativa: “Leggende toscane”, Milano, 1934, volume molto apprezzato ed usato anche nelle scuole; “Bimbi, leggende e santi”, Padova, 1943; “La mia Toscana”, Torino, 1959, il suo libro di maggiore successo, ristampato a Firenze nel 2008; “Paesaggi mistici”, edito postumo, Arcidosso, 2012. Per la saggistica: “Abele”, Siena, 1938; “Santa Caterina da Siena”, Firenze, 1946; “Guida di Siena mistica”, Siena, 1950; “Tommaso Moro”, Torino, 1956; “La conservazione prodigiosa delle Sacre Particole in Siena”, Siena, 1963; “Paesaggi senesi”, Savona, 1968; “Il pianto delle torri”, Firenze, 1978, libro di notevolissimo interesse storico. Nel 2005 è stata pubblicata (Siena, Cantagalli), la raccolta antologica degli scritti di Dell'Era “Mendicante di eternità. Le cose più belle dell'ultimo mistico senese”.

Senio Ghibellini

 
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