Silvio Gigli... e Siena trionfa immortale! PDF Stampa E-mail
Venerdì 30 Giugno 2017 19:53

Figlio di Cesare, vetturino, Silvio Gigli nacque a Siena, in via Tito Sarrocchi 28, nella contrada della Tartuca, il 3 agosto 1910. Fin da piccolo aiutò il padre nel lavoro, e frattanto cominciava ad assaggiare il teatro, quando le varie filodrammatiche senesi lo chiamavano per una parte riservata ad un bambino. Ancora adolescente, scrisse commedie in vernacolo senese poi destinate a diventare grandi classici, come “Le gioie della famiglia” e “E’ arrivato il fantino dell’Aquila”. Scrisse anche un libro, “Il Palio, che passione!”, e cominciò l’attività giornalistica con vari quotidiani, come “La Nazione” e “Il Telegrafo”, dove collaborò con Ezio Felici. Fra i suoi primi articoli, memorabile uno sullo “smemorato di Collegno” (il famoso caso Bruneri-Canella). Pubblicò un secondo libro, “Di vicolo in vicolo”, e si perfezionò come attore teatrale, mentre fu assunto come impiegato presso la Società di pie disposizioni.

 

 

Gigli entrò quindi all’Eiar (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche), e realizzò subito una famosa intervista a Guglielmo Marconi, l’inventore della radio; seguirono altre grandi interviste, come quelle a Luigi Pirandello e a Grazia Deledda. In breve tempo Silvio Gigli portò una ventata di novità nella radio italiana, ideando e realizzando nuovi programmi, spesso da lui scritti, diretti e presentati, ed alla fine saranno in tutto 139 le sue rubriche. Ebbe successo, nel 1939, la sua trasmissione domenicale “Radio Igea”. Ma fu poi licenziato dall’Eiar a causa del suo articolo “Gonfaloni al vento” del 25 luglio 1943; ma si riprese subito la scena, nel 1944 raggiunse Firenze con le truppe alleate, e fu il primo civile ad attraversare il ponte Vecchio insieme con i soldati indiani.

Per “Radio Firenze Libera” realizzò subito il primo programma al mondo basato sui quiz, “Botta e risposta”, che fu esportato anche negli Stati Uniti. Rientrato nella radio di stato, nel dopoguerra chiamata Rai, diresse la sede di Firenze, poi fu richiamato a Roma, ed ebbe modo di scoprire o lanciare una quantità incredibile di grandi personaggi, fra i quali Franco Zeffirelli, Federico Fellini, Sophia Loren, Alberto Sordi (per lui creò l’indimenticabile macchietta “Mario Pio”), Mario Riva, Corrado Mantoni, Paolo Panelli, Salvatore Accardo, Sergio Zavoli, Domenico Modugno, con quest’ultimo che fece il suo esordio proprio al teatro dei Rozzi di Siena; e più tardi passarono sotto l’ala protettrice di Silvio anche Orietta Berti, Delia Scala, Gianni Morandi, Loretta Goggi, Iva Zanicchi; perfino Eugenio Montale fu fra i collaboratori di Gigli. In quegli anni Silvio realizzò una serie di programmi radiofonici destinati a rimanere nella storia, prima di tutto “Sorella radio” (1951), un programma dedicato agli ammalati, ma anche “Il campanile d’oro”, “Punto interrogativo”, “Canasta”, “Briscola”, “Giringiro” (1949-’50), che seguiva le tappe del Giro d’Italia (e fu Gigli ad inventare una ipotetica “maglia nera” per l’ultimo in classifica; Carollo inaugurò questa maglia, e divenne famoso), “Forze armate”, “Radio per la scuola”, “Solo contro tutti”, “Ventiquattresima ora”, per non parlare degli spettacoli organizzati nelle piazze. Fra il 1949 e il 1952 ricoprì anche alcuni ruoli come attore cinematografico. Presso la Rai di Roma organizzò una compagnia di teatro comico dove collaboravano, fra gli altri, attori come Raffaele Pisu, Antonella Steni, Elio Pandolfi, Renato Turi. Per i suoi 50 anni di attività, la Rai gli dedicò un busto bronzeo di grandi dimensioni.

Pure immerso in tante attività, Silvio rimase sempre legatissimo alla sua città, alla sua contrada, al Palio, e già nel 1932 aveva ideato il battesimo contradaiolo (fu poi proprio la sua avversaria, la Chiocciola, a metterlo in atto per prima), e più tardi donò alla Tartuca la bella fontanina realizzata dallo scultore Bruno Buracchini. Nel 1933 curò l’ufficio stampa della prima Mostra nazionale dei vini tipici in Fortezza, che fu poi all’origine dell’Enoteca Italica. Naturalmente Gigli è rimasto nel cuore di tutti i senesi per le sue 76 (a cominciare da quella del 2 luglio 1936) memorabili radiocronache del Palio (che si concludevano sempre con il classico: “In un tripudio di bandiere e di colori, Siena trionfa, come sempre immortale”), effettuò anche alcune telecronache paliesche, nei primi anni della televisione in Italia, ma si impegnò anche in altre importanti attività cittadine, oltre a ricoprire vari incarichi nella contrada della Tartuca, fra cui quello di mangino (nel 1945, per il Palio della Pace, rifilò pure un leggendario schiaffo al mossiere).

Nel 1951 Gigli si presentò alle elezioni amministrative con la lista “Siena unita”, e fu eletto consigliere comunale di Siena. Nel 1952, insieme a Mario Celli, fondò lo storico settimanale “Il Campo di Siena”, e ricoprì vari incarichi cittadini, fra cui per quattro anni, dal 1958, quello di presidente della Azienda autonoma di turismo. Egli pubblicò una guida del Palio e il romanzo “La contrada” (1969) illustrato con i disegni di Bruno Marzi, e poi anche altri libri: “Tutti sulla mia barca”, sui suoi contatti con i grandi personaggi del tempo, “Il galateo delle cattive maniere”, “Il giovine autore” ed altri ancora. Fu autore anche di libri per ragazzi, usati pure nelle scuole, quali “Cannavota e Pedala Pedala al Giro d’Italia”, “Quattro ragazzi conquistano gli astri”, “Esopo a Collalto”, “Diario di un ragazzo grande” ed altre opere minori. Per i suoi meriti letterari, fu anche nominato accademico della Crusca. Innumerevoli i premi e riconoscimenti che gli furono assegnati. Spicca, nel 1965, per il centenario dantesco della lingua italiana, il premio che ricevette (per volontà di Giacomo Devoto) dall’Accademia della Crusca, premio che nell’800 era andato a Niccolò Tommaseo.

Nel 1956 Siena dimostrò la sua riconoscenza civica assegnando a Silvio Gigli il Mangia d’oro. Ed egli nel 1965 ideò pure il concorso per il miglior inno contradaiolo. Continuò poi a portare il nome di Siena in tutto il mondo. A Roma, fondò, e per trenta anni ne fu presidente, l’Associazione fra senesi e grossetani residenti a Roma, e nel frattempo tenne incontri e conferenze dedicate a Siena e al Palio in tanti paesi lontani, come il Sudafrica, il Madagascar, l’Australia. Il tutto sempre tenendo ben saldo il legame con il territorio di origine, come dimostra la annuale festa del Luca a San Gusmè, da lui ideata, organizzata, presentata e promossa a livello nazionale.

Silvio Gigli, morì a Roma, al policlinico “Gemelli”, dove era ricoverato da pochi giorni in seguito a un infarto, domenica 7 febbraio 1988. Lasciava la moglie Irma, i figli Laura e Cesare, quest’ultimo a sua volta affermato regista televisivo, e il fratello Galliano, famoso tamburino ed economo della Tartuca, nonché fra i fondatori, nel 1947, insieme ad Arrigo Pecchioli, Giulio Pepi ed altri, del Comitato Amici del Palio. Gigli finiva così i suoi giorni in Roma, come tanti altri illustri senesi nei secoli, per esempio Santa Caterina, Girolamo Gigli, Federico Tozzi, Fabio Bargagli Petrucci. La salma fu trasferita a Siena e tumulata nel cimitero della Misericordia.

Nel 1992 la città di Roma, precedendo anche quella di Siena, intitolò una via a Silvio Gigli, esattamente il viale principale del centro Rai di Saxa Rubra. Successivamente, nel 2003, anche Siena ha dedicato una piazzetta a Silvio Gigli, posta nel territorio della Tartuca, davanti all’Accademia dei Fisiocritici. Nel 2012 è stato pubblicato il volume “Silvio Gigli da Siena: il mito della radio dal multiforme ingegno” scritto da Luca Luchini.

Nel 1989, l’anno dopo la scomparsa di Silvio Gigli, fu stampato in Roma, presso la tipografia “Centenari”, un piccolo libretto intitolato “Cento pensieri senesi”, che raccoglieva dei memorabili scritti del grande personaggio senese. Uno di questi recitava così: “Non domandate mai ad un toscano in quale città è nato. Se è di Siena ve lo dirà spontaneamente, e se non lo è, perché volete umiliarlo?”.

Senio Ghibellini

 
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