Il venerabile Agostino Cennini e gli altri martiri serviti a Praga PDF Stampa E-mail
Venerdì 23 Giugno 2017 17:35

Agostino Cennini, proveniente da nobile famiglia, è uno dei tanti religiosi senesi che predicarono in paesi stranieri e spesso dovettero subire il martirio. Il Cennini apparteneva all’ordine dei servi di Maria, aveva studiato teologia, predicato in tante parti d’Italia e ricoperto vari incarichi nell’ambito del suo ordine, per poi diventare priore del convento dei Servi di Siena. Il papa Martino V (Ottone Colonna, 1368-1431), dopo la sua elezione del 1417 che aveva posto fine allo scisma d’occidente, inviò il Cennini in Germania e Boemia, insieme ad altri tre confratelli, con l’incarico di combattere le tesi eretiche del riformatore boemo Giovanni Huss (1371-1415). Gli altri tre serviti che partirono, tutti di nobile origine e teologi, si chiamavano Bartolomeo Donati, Giovan Battista Petrucci e Lorenzo Nerucci, ed erano tutti senesi.

 

 

A Praga nel 1420, essi svolgevano con fervore la loro missione, confutando le tesi di Jan Hus. Incapparono però, il 16 luglio di quell’anno, in una violenta sollevazione di facinorosi ussiti, guidati da Giovanni Ziscone, che prima devastarono i conventi dei domenicani e dei certosini, e poi penetrarono in quello dei servi, proprio mentre si svolgeva un capitolo provinciale convocato dallo stesso Cennini (che era vicario generale per la Germania), minacciando di dar fuoco ai frati, qualora non avessero sottoscritto come erronee le loro proposizioni. I quattro fraticelli partiti da Siena vennero portati in piazza, ma qui rifiutarono di rinnegare la loro fede. Per questo essi furono riportati, insieme agli altri confratelli (in tutto erano 64) nel loro convento e qui fatti morire nell’incendio appiccato all’edificio, perché anche il convento doveva subire, e subì, la stessa loro sorte. I religiosi serviti intonarono il Te Deum e morirono fra le fiamme. I quattro martiri serviti senesi sono considerati venerabili dal loro ordine. Ad Agostino Cennini è intitolata una via di Roma.

Senio Ghibellini

 
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