Niccolò Borghesi, illustre storico e politico, fatto assassinare dal genero Pandolfo Petrucci PDF Stampa E-mail
Domenica 11 Giugno 2017 12:36

Nato a Siena da nobile famiglia nell’aprile 1432, figlio del giurista Bartolomeo, il Borghesi fu uomo di profonda cultura, storico, in particolare di alcuni santi serviti fra cui San Filippo Benizi (1233-1285), umanista e insigne professore di giurisprudenza, poesia ed eloquenza presso l’Università senese, ma soprattutto si occupò di politica, parteggiando per i noveschi, contro i riformatori. Nel 1479 fu nominato cavaliere dal duca di Calabria Alfonso d’Aragona (1448-1495), nel 1482 era gonfaloniere del terzo di San Martino, e negli anni 1486-87 era tra i massimi esponenti dei nove, che erano riusciti a prendere il potere, e svolse anche importanti ambascerie di successo per conto della Repubblica di Siena, presso il duca di Firenze Lorenzo de’ Medici (1449-1492) nel 1487, presso il papa Innocenzo VIII (1432-1492) nel 1489, e presso il re di Francia Carlo VIII di Valois (1470-1498) quando discese in Italia nel 1494. Fu anche suocero di Pandolfo Petrucci (1452-1512), che ne aveva sposato la figlia Aurelia, peraltro non risparmiando mai a quello che era ormai il signore di Siena le più aspre critiche per i suoi metodi di governo oppressivi e tirannici. Il Borghesi lasciò manoscritti, tra cui si ricordano i “consigli legali” (generalmente a lui attribuiti), e una “Vita di Caterina Benincasa” in latino (titolo originale “De Catherinae gestibus”). Pandolfo Petrucci, infine, stanco dell’opposizione del suocero, e su consiglio del perfido segretario Antonio da Venafro (1459-1530), decise di eliminare il Borghesi, anche se in seguito si pentì del suo gesto.

 

 

Nell’anno 1500, il 17 luglio, mentre tornava da una messa ascoltata in duomo, Niccolò fu aggredito nella piazza Postierla e trucidato dai sicari di Pandolfo; si narra che cadde, morente, proprio ai piedi della colonna che sostiene la lupa simbolo del Comune di Siena, con il braccio destro quasi staccato dal corpo a causa dei molti colpi di pugnale ricevuti. Niccolò venne trasportato in casa di Giovanni Borghesi dove, dopo una breve agonia, il 19 luglio morì, non prima di aver perdonato tutti i suoi nemici, compreso Pandolfo, e di aver espresso il desiderio che il suo arto amputato, che gli era servito per scrivere la biografia di Santa Caterina, fosse sepolto nella basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma, vicino all’altar maggiore dove riposa il corpo della santa senese.

Senio Ghibellini

 
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