San Bernardino degli Albizzeschi, un esile gigante PDF Stampa E-mail
Sabato 20 Maggio 2017 10:30

Ricorre oggi la festa liturgica di San Bernardino da Siena (nato a Massa Marittima l’8 settembre 1380 e morto a L’Aquila il 20 maggio 1444). Vediamo dunque una sintetica biografia del nostro grande santo. In mezzo alle discordie e alle lotte intestine che insanguinavano Siena nei primi decenni del secolo XV, si erge poderosa la figura di San Bernardino che, con la sua opera di profondo rinnovamento morale, esercitò grande influenza sui senesi. San Bernardino chiude, col Beato Giovanni Colombini e con Santa Caterina, una mirabile triade di mistici senesi: muore uno e nasce l’altro. A differenza di molti altri religiosi senesi che avevano preferito rinchiudersi nelle solitudini di San Leonardo al Lago, di Lecceto, di San Galgano, tutti e tre i santi citati evadono decisamente dal ristretto ambiente della loro città, girovagando per l’Italia e lasciando un messaggio di carattere e di risonanza universale.

 

 

Bernardino nacque nel 1380 a Massa Marittima, importante centro della Maremma senese, proveniente dalla nobile famiglia senese degli Albizzeschi. Ancora fanciullo, si trasferì a Siena, dove più tardi frequentò la locale Università. Trascorse una giovinezza non scevra da mondane emozioni, e tuttavia acquisendo un’altissima cultura, e dimostrando assai presto il suo animo sensibile e fine, pervaso, peraltro, da una spontanea e sottile vena di buonumore. All’età di 22 anni entrò a far parte dell’ordine dei francescani nella chiesa di San Francesco, e dal 1405 fu autorizzato a predicare. La cultura e la mirabile eloquenza che dimostrò subito gli procurarono l’amicizia di molti grandi umanisti del suo tempo. Quasi incredibili erano gli effetti delle sue prediche; antiche inimicizie si componevano sul momento, si pentivano i peggiori peccatori, le folle scoppiavano in lacrime implorando misericordia. Durante le prediche, Bernardino soleva tenere fra le mani una pittura rappresentante il monogramma del nome di Gesù, racchiuso dentro un’aureola di raggi d’oro che formavano un sole; quest’immagine era il simbolo della sua particolarissima devozione per il santo nome di Gesù. Lo stesso Bernardino ci fornisce una particolareggiata spiegazione della simbologia di questa immagine. La forma del sole raggiante rappresenta la carità ed anche la grazia che proviene dal nome di Gesù, come la luce e il calore provengono dal sole. I dodici raggi principali rappresentavano i dodici apostoli che diffondevano la parola di Dio; ciascun raggio aveva anche un preciso significato mistico, che sarebbe lezioso riportare in questa sede. C’erano molti altri particolari simboli (gli otto raggi minori eccetera), tutti dotati di un loro proprio significato. Per la sua eccezionale devozione al santo nome di Gesù, Bernardino fu addirittura accusato di eresia, nel 1426 e nel 1431; fu tuttavia sempre riconosciuto innocente ed anzi lodato dal papa Eugenio IV nel 1432.

 

 

L’immagine tanto cara a Bernardino diverrà anzi, dopo la sua morte, popolarissima e riprodotta un po’ dappertutto; essa campeggia anche sulla facciata del palazzo Pubblico di Siena, ai cui piedi Bernardino si era trattenuto tanto spesso a predicare. Bernardino fu anche devotissimo della Madonna, che presentò come distributrice di grazia, invocandole i titoli di madre e regina di misericordia, Egli, oltretutto, portava il nome del dottore della Madonna, San Bernardo, ed era nato l’8 settembre, il giorno in cui ricorre la festa della natività di Maria; inoltre vestì l’abito dei frati minori proprio l’8 settembre del 1402, e sempre in quel giorno celebrò la prima messa e tenne la prima predica. Frattanto, col passare degli anni, la fama di Bernardino si era accresciuta ed egli, a partire dal 1417, estese la sua attività anche fuori della Toscana, richiestissimo ovunque; visitò moltissime città dell’Italia centrale e settentrionale (Bologna, Ferrara, Brescia, Milano, Venezia eccetera), non tralasciando di sostare anche in una quantità di piccoli borghi rurali. Ovunque cercava di porre termine alle lotte fratricide che insanguinavano tante città italiane e di arginare la dilagante lussuria e il vizio, richiamando i vivificanti princìpi della genuina religione. Il suo intenso fervore religioso non fu mai dissociato da un carattere profondamente umano e informato a grande senso pratico, permeato inoltre da una autentica vena comica che molto contribuiva ad avvicinarlo alla folla dei suoi ascoltatori. L’eloquenza di Bernardino era spesso accompagnata da una mimica eccezionale; egli sapeva fare tutti i versi e riprodurre tutti i suoni, compiacendosi nelle sue prediche quasi come un novelliere avrebbe fatto col suo pubblico. Gli apologhi e gli esempi moraleggianti di cui era solito servirsi, infarciti come erano di immagini argute e di espressioni colorite, risultano di una vivacità così gustosa che non teme il confronto con nessun altro tipo di contemporanea eloquenza. Le folle restavano conquistate e città intere seguivano l’umile fraticello. Una grandissima quantità di preziose notizie riguardanti Bernardino le abbiamo potute sapere attraverso un tal Benedetto di maestro Bartolomeo; costui era un povero cimatore di panni di Siena che soleva, standosene ai piedi del pulpito, stenografare su tavolette cerate le prediche del santo, riportando con incredibile dovizia di particolari, perfino le interruzioni della narrazione, nonché le raccomandazioni e certi gesti di Bernardino.

Nel 1425 egli fece ritorno a Siena dove, eretto un altare in piazza del Campo, iniziò una serie di sermoni ai cittadini senesi. Questi ultimi sembrarono recepire il messaggio diretto loro ma, dopo la partenza del santo, ripresero con violenza a dare sfogo alle lotte delle fazioni. Bernardino, tornato ancora a Siena nel 1427 e saputo quanto era accaduto, rimproverò con grande veemenza e vigore i cittadini; le sue prediche furono così efficaci che molti obbedirono sinceramente alle sue esortazioni e, per lunghi anni, i segni della sua benefica influenza si riverberarono perfino nella legislazione e nei documenti politici della città. Per quanto riguarda la parte da lui avuta negli avvenimenti politici di livello internazionale, va ricordato che egli fu prezioso intermediario fra il papa e l’imperatore Sigismondo, il quale si trattenne per nove mesi in Siena. Si deve all’opera persuasiva di Bernardino se quest’ultimo, incoronato a Roma nel 1433, appianate le difficoltà e i dissidi col papa, giurò di difendere la Chiesa, fece sciogliere il concilio di Basilea, pacificò gli stati italiani, ed infine decise di incontrarsi con Eugenio IV a Viterbo. Bernardino fu pure un energico propagatore della riforma dell’osservanza, di cui nel 1348 fu anche vicario generale.

La sua vita si concluse serenamente nel 1444, mentre si trovava a L’Aquila. La sua canonizzazione avvenne nel giorno di pentecoste dell’anno giubilare 1450, per decreto di Niccolò V che, di proprio pugno, stese la bolla “Misericordias Domini”, con la quale annunciava alla cristianità che Bernardino degli Albizzeschi entrava a far parte del calendario dei santi, fissandone la festa al 20 maggio. E’ ancora oggi in corso di esame una proposta per elevare San Bernardino alla dignità di Dottore della Chiesa, come già è stato fatto per l’altra grande santa senese, Santa Caterina Benincasa.

L’arte, nei secoli, ha magnificato sempre la figura di San Bernardino, in particolar modo l’arte senese del secolo XV, ma la sua immagine è diffusissima anche in Umbria, nelle Marche e altrove, ed il suo trigramma campeggia in tante città e borghi d’Italia. Il santo è rappresentato sempre come un esile vecchietto in veste di francescano; il volto è smunto e precisamente caratterizzato ed è stato probabilmente ripreso dalla maschera funebre; il santo reca in mano il Signum Christi e generalmente posa i piedi su di una rappresentazione schematica della terra. Importantissima è poi la produzione letteraria di San Bernardino. Tra le sue opere, edite e inedite, occorre distinguere quelle di dubbia da quelle di sicura attribuzione, quelle latine da quelle volgari, quelle scritte di sua mano da quelle riportate, con sistema stenografico, dal summenzionato prezioso scrivano Benedetto di maestro Bartolomeo. I “Sermones” latini, come i quaresimali “De cristiana religione”, “De evangelio aeterno sive de charitate”, “De Beata Virgine” eccetera, si possono considerare come dei veri e propri trattati teologici, soprattutto di teologia morale; in essi si nota l’influsso di Ubertino da Casale e di Pietro di Giovanni Olivi, dai cui scritti il santo attinse con oculatezza. In volgare, oltre le prediche, Bernardino ci ha lasciato alcuni trattatelli, il quaresimale fiorentino del 1425, lettere e poco altro, raccolto nelle “Operette volgari”. Ma sono soprattutto celebri le prediche volgari di cui, tra quelle edite, le più ammirate sono senza dubbio quelle di Siena del 1427, le quali hanno un’importanza rilevante nella storia della letteratura italiana. In esse egli attinge largamente agli scritti dei padri della Chiesa, citando in continuazione episodi biblici del vecchio e del nuovo testamento, sapientemente alternati con episodi di ogni genere tratti dalla sua  stessa vita, nei quali riesce sempre a cogliere lo spunto per meditazioni e considerazioni di carattere generale. Da ricordare ancora che Bernardino ha un posto anche nella storia del pensiero economico, perché fu uno dei primi teologi a scrivere un’intera opera di economia, intitolata “Sui contratti e l’usura”, nella quale condanna l’usura, e pone i corretti limiti morali alla proprietà privata e all’uso che se ne deve fare, all’esercizio del commercio, alla determinazione del valore delle cose e del prezzo.

E’ indubbio che la religiosità di San Bernardino è una tra le più originali della storia, permeata sempre da un robusto senso umano e spontaneamente popolare, consapevole della realtà della vita terrena e dell’importanza di un impegno civile; questo però non ci deve far dimenticare la grande cultura umanistica del santo. La sua lucida coscienza delle possibilità della parola e delle lettere di influire in maniera determinante sul miglioramento del vivere sociale lo pone tra coloro che meglio seppero interpretare i più alti ideali del rinascimento. Un capitolo a parte meriterebbe il culto per San Bernardino, al quale sono intitolate chiese in Europa e in America, ed anche alcune città, di cui la più nota è San Bernardino in California. Per limitarsi all’Italia, ben trentasei comuni lo riconoscono come patrono, fra cui L’Aquila, Massa Marittima, Bernalda, Capalbio, Carpi, Sesto Calende.

Senio Ghibellini

 
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