Matteino di Mensano guidò il popolo senese, e fece scappare l'imperatore Carlo IV PDF Stampa E-mail
Venerdì 31 Marzo 2017 17:14

Matteino di Mensano, nato appunto a Mensano presso Casole d’Elsa, è ricordato per l’abilità e la decisione che seppe dimostrare nel 1369, mentre era capitano del popolo a Siena. Nel gennaio di quell’anno si trovava ospite nella città l’imperatore Carlo IV di Boemia (1316-1378), con al seguito la sua robusta scorta militare. Gli oppositori del governo senese in carica - che era il nuovo governo dei Riformatori, che al suo interno aveva fatto rientrare anche i noveschi -, facenti capo a diverse importanti famiglie, come i Salimbeni e i Malavolti, e a sostenitori dei Dodici, consigliarono allora l’imperatore a porre una serie di durissime condizioni alla Repubblica di Siena, al fine di creare quel disordine sociale e politico che avrebbe permesso loro di riprendere più facilmente il potere, anche avvalendosi di diverse truppe mercenarie allo scopo assoldate.

 

 

Carlo pensò che quella poteva essere una buona occasione per vanificare gran parte delle libertà repubblicane, e per ridurre la città e il territorio senese sotto il suo pressoché diretto controllo. Egli intimò così al governo di Siena di cedergli le roccaforti di Massa Marittima, Montalcino, Talamone, Casole e Grosseto, di mutare la stessa forma di governo e di versare pesanti tributi. Fu riunito il consiglio generale e la proposta fu messa ai voti degli 869 cittadini presenti. Ben 721, su proposta del popolare Scotto di Minuccio, votarono contro la richiesta dell’imperatore. Frattanto i soldati imperiali erano scesi in piazza del Campo e da parte degli oppositori del governo si chiedeva anche che l’imperatore fosse ospitato a risiedere temporaneamente nel palazzo Pubblico. Era il 18 gennaio, e immediatamente scoppiarono i disordini fomentati dai cospiratori.

Il capitano del popolo Matteino di Mensano ricevette l’ordine di riprendere ad ogni costo il controllo della città. In pochissimo tempo egli seppe organizzare la parte migliore del popolo senese e passò decisamente all’offensiva. Di fronte al grave pericolo, la maggioranza dei senesi si sollevò come un sol uomo. Lo scontro cruento, cominciato nel Campo, avvenne poi soprattutto nei pressi della croce del Travaglio e, in breve, la scorta imperiale e i ribelli furono messi in rovinosa fuga. Lo stesso imperatore, sottratto alla folla inferocita, riuscì a stento a trovare scampo nel castellare dei Salimbeni, e poi in quello dei Malavolti, dove rimase assediato per alcuni giorni.

Il 25 gennaio 1369, il governo di Siena, pago dello smacco che aveva fatto subire a Carlo IV, gli concesse salva la vita, gli restituì i prigionieri, e gli fece alcune particolari concessioni. Lo stesso giorno, l’umiliato imperatore abbandonò la città, ma non prima di aver denunciato alla Balìa un tal Francesco Bartali, che era stato il suo malaccorto consigliere per fomentare la rivolta. Il Bartali venne arrestato e successivamente condannato a morte. Abbandonato dai baroni, e scortato da un modesto drappello di soldati a cui erano stati restituiti i cavalli, deriso dal popolo, Carlo IV se ne andò scornato ma contento di aver avuto salva la vita, e come gesto di riconoscenza dichiarò Siena sede di una camera (cioè di un tribunale) imperiale.

A proposito di questo imperatore, va anche ricordato che dodici anni prima di questo drammatico episodio, Carlo IV di Boemia aveva concesso alla città un grande privilegio, il riconoscimento alla locale università, dato in Praga il 16 agosto 1357, di università del Sacro Romano Impero. Grazie a questo atto, l’università di Siena poteva rilasciare lauree in tutte le facoltà, esclusa quella teologica, valide in tutti i territori della cristianità, e poteva conferire privilegi e immunità a docenti e studenti.

Nella foto: la statua bronzea di Carlo IV imperatore, situata a Praga, presso il ponte Carlo sulla Moldava.

Senio Ghibellini

 
© 2008 impegnopersiena