Il Beato Pietro Petroni, certosino che seppe "convertire" Boccaccio PDF Stampa E-mail
Lunedì 20 Marzo 2017 14:07

Nato a Siena nel 1311 da nobile famiglia, figlio di Guglielmaccio (che poi morirà durante la peste del 1348) e di Agnese Malavolti, il Petroni, quattordicenne, già si dedicava all’assistenza dei malati al Santa Maria della Scala, quindi entrò a 19 anni a far parte dell’ordine dei certosini e si ritirò molto presto nella certosa di Maggiano, presso Siena, a suo tempo fatta costruire dal cardinale Riccardo Petroni (1250-1314). Pietro, che acquisì grande cultura, condusse una vita di preghiera e di penitenza e per molti anni fu priore della certosa, dove ospitò più volte anche il Beato Giovanni Colombini (1304-1367), che vi si ritirava in preghiera, ma accolse anche tanti popolani che a lui si rivolgevano per avere consiglio. Pietro Petroni, che era diacono, per umiltà, non volle mai essere ordinato sacerdote, e a tal fine si mozzò il dito indice della mano sinistra, onde non poter celebrare certi riti religiosi. Rimase dunque semplice monaco, con funzioni di infermiere. Il Petroni morì cinquantenne, in odore di santità, il 19 maggio 1361 e fu sepolto a Maggiano; il suo esempio ebbe vasta influenza su molti personaggi del tempo, fra cui anche Giovanni Boccaccio (1313-1375). Avvenne infatti a Firenze che nella primavera del 1362 si presentò al Boccaccio un monaco senese (probabilmente Giovacchino Ciani) che, su invito del Petroni quando era ancora in vita, era venuto per esortarlo a prepararsi alla morte vicina mutando vita e studi; il Boccaccio, in effetti, seguì in gran parte questo consiglio, e per descrivere tale visita e il suo turbamento scrisse una lettera a Francesco Petrarca (1304-1374), che gli rispose sullo stesso argomento.

 

 

Nei suoi ultimi anni il Petroni aveva istruito il suo discepolo Giovacchino Ciani per inviarlo, dopo la sua morte, a portare i suoi illuminati consigli a diversi sovrani d’Europa, presso le rispettive corti. Nel 1421 la salma del Petroni venne riesumata, venne trovata intatta, e da una gamba uscì sangue vivo e caldo. Dell’episodio fu testimone anche San Bernardino degli Albizzeschi (1380-1444). Altra leggenda narra che sulla nuova tomba del Petroni avvennero molti miracoli, tanto che, riferisce Girolamo Gigli, “parendo a’ certosini che la troppa frequenza del popolo turbasse la pace della loro solitudine, il superiore fece comandare al Beato che cessasse da’ prodigi, siccome accadde, e furono nuovamente nascoste le sue ceneri, fino a che piacerà alla Divina Providenza di manifestarle”. Nel 1619 il luogo della sepoltura era ancora noto ai certosini, ma poi se ne sono perdute le tracce. Una semplice biografia del Petroni, purtroppo andata perduta, fu scritta a quattro mani in volgare dal Beato Giovanni Colombini e dal suo discepolo Niccolò Vincenti. Un rifacimento di essa, ma in latino e con stile più ricercato, fu pubblicato (1619) dal certosino Bartolomeo Scali da Siena. Successivamente si sono succedute alcune pubblicazioni agiografiche. In omaggio al ricordo del Petroni, la Repubblica di Venezia, anche in seguito ad una ascoltatissima predica di San Bernardino da Siena, nel 1422 concesse ai certosini un monastero nell’isola (poi detta appunto della Certosa) presso quella di Sant’Andrea al Lido. Pietro Petroni è venerato come beato dal suo ordine.

Nella foto: affresco (1597) del Beato Pietro Petroni, in una lunetta della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Castelnuovo dell’Abate, presso Montalcino.

Senio Ghibellini

 
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