Agostino di Giovanni, scultore e architetto, facitore di bellezza PDF Stampa E-mail
Domenica 05 Marzo 2017 17:41

Il nome di Agostino di Giovanni, nato a Siena nel 1285 circa, è indissolubilmente legato a quello di Agnolo di Ventura, insieme al quale realizzò, come architetto e scultore, una serie di memorabili opere nella prima metà del secolo XIV. I due furono erroneamente creduti fratelli dal Vasari; in verità, forse non furono neppure parenti, ma è certo che furono amici e colleghi inseparabili e affiatatissimi. I due godono di buona celebrità, ma sicuramente inferiore a quella che meriterebbero; basti pensare che dettero un contributo fondamentale alla costruzione o all’abbellimento di quasi tutti i più insigni monumenti di Siena, senza contare che lasciarono molti capolavori anche in varie altre città. Agostino di Giovanni fu anche il padre di Domenico e di Giovanni di Agostino, a loro volta artisti di rilievo.

Agostino (formatosi forse presso la bottega di Camaino di Crescentino) e Agnolo dovettero probabilmente essere, in età giovanile, fra gli aiuti di Giovanni Pisano ai lavori della cattedrale di Siena, ma la loro scultura fu influenzata notevolmente anche da Tino di Camaino. Agli inizi del secolo XIV, i due prestarono forse la loro collaborazione alla edificazione del palazzo Pubblico di Siena, il cui primo nucleo fu ultimato nel 1310; certamente, intorno al 1313, essi fornirono un progetto per l’edificazione del campanile del duomo, i cui lavori furono ultimati nel 1317 (l’opera verrà in seguito più volte restaurata da vari architetti). Agostino, che si era sposato l’11 settembre 1310 con Lagina di Nese, eseguì anche alcune statue per la cattedrale e sovraintese ai bottini di Siena.

 

 

Gli anni seguenti, per Agostino e Agnolo, furono caratterizzati da una attività intensissima; tra le altre cose, dettero un contributo fondamentale nel restauro e nella costruzione di varie fonti e di varie porte cittadine (porta Nuova, oggi Romana, porta Tufi eccetera), parteciparono ai lavori per la basilica di San Domenico, per la chiesa di Sant’Agostino e per altri edifici. Furono attivissimi anche fuori Siena, e diverse opere vengono loro attribuite in molte città, come a Orvieto, a Sarzana (tomba del vescovo Malaspina nella chiesa di San Francesco), a Volterra (dove si conservano loro sculture con “Storie dei Santi Regolo e Ottaviano” nel locale museo d’Arte sacra), ad Arezzo (dove, nella chiesa di San Domenico, si trova la tomba del vescovo di Volterra Ranieri degli Ubertini), a Serre di Rapolano (sarcofago di Cacciaconte dei Cacciaconti, 1337, nella chiesa dei Santi Lorenzo e Andrea), a Berlino (una marmorea “Madonna col Bambino” nello Staatliche museen) e altrove.

Tornando ad opere di sicura datazione, ricordiamo che Agostino, nel 1325, forniva un disegno per la costruzione della torre del Mangia, e nel 1326, insieme ad Agnolo, ebbe un ruolo preminente nella edificazione della chiesa e del convento di San Francesco in Siena. Nel 1330, su presentazione del celebre Giotto di Bondone, di cui furono amicissimi, ad Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura venne commissionato il monumento funebre al vescovo Guido Tarlati nel duomo di Arezzo. L’opera, che è una delle loro massime realizzazioni, ricorda, in qualche modo, Tino di Camaino, e in essa, attraverso le decorazioni dei numerosi pannelli a rilievo, sono commemorate le principali vicende politiche e guerresche del famoso prelato ghibellino. In realtà, il monumento al Tarlati è forse più cenotafio che tomba, in quanto manca del sarcofago; di esso occorre sottolineare la genialità dell’insieme, mentre i pannelli, pur scolpiti con una certa rigidezza di stile sono di eccezionale qualità e brillantezza narrativa, nonché di grande valore storico. Il monumento è firmato dai due artisti senesi: “Hoc opus fecit magister Augustinus et magister Angelus de Senis MCCCXXX”.

Nel 1331 i due artisti, insieme ad altri, sono impegnati nell’ampliamento del palazzo Pubblico di Siena, mentre nel 1336 lavorano alla costruzione del cassero di Massa Marittima. Nello stesso anno Agostino, probabilmente aiutato dalla sua bottega e particolarmente dal figlio Domenico, scolpì un ricco portale nel chiostro del convento di San Francesco a Siena. Nel 1337-39, ancora con l’aiuto del figlio Domenico, scolpì la tomba del celebre giurista Cino de’ Sighibuldi da Pistoia nel duomo di Pistoia; l’opera, di quasi certa attribuzione, segna un ulteriore progresso rispetto al monumento Tarlati e si avvicina ancora di più a Tino di Camaino; l’arte di Agostino appare ingentilita e indirizzata verso una maggiore scioltezza lineare e verso una concezione compositiva più ariosa e ritmica. Nel 1338, frattanto, Agostino fu capomaestro dell’Opera del duomo di Siena (ruolo nel quale, nel 1340, gli succederà il figlio Giovanni), e nel 1339 forniva ancora la sua collaborazione per l’edificazione della torre del Mangia; nel 1339-40 ebbe un ruolo prioritario nella trasformazione e nell’ampliamento del palazzo Sansedoni.

L’attività continuò intensissima. Nel 1340 Agostino si impegnava con il Comune di Siena ad eseguire vari lavori. E soprattutto, insieme a Lando di Pietro e Giacomo di Vanni, si impegnava a far sgorgare l’acqua, attraverso una serie di complicate condutture, direttamente in piazza del Campo. Dopo il 1341, Agostino di Giovanni realizzò la magnifica parte terminale della torre del Mangia, su precedente disegno di Lippo Memmi. Risulta invece del tutto infondata la tradizione che voleva Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura architetti dell’abbazia di Monteoliveto Maggiore. Riscontri documentali attestano che Agostino, che abitava nel popolo di San Quirico, morì nel 1347, prima del 27 giugno.

Senio Ghibellini

 
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