Luigi Mussini, fondatore della scuola purista senese PDF Stampa E-mail
Domenica 22 Gennaio 2017 17:02

Pittore e scrittore, Luigi Mussini, nato a Berlino il 19 dicembre 1813 (figlio di Natale Mussini, maestro di cappella alla corte prussiana, e di Giuliana Sarti) e morto a Siena il 18 giugno 1888, ha scritto una pagina importante nella storia dell’arte e della cultura senese. Nato all’estero da famiglia italiana, il Mussini fu poi, già dalla fanciullezza (1818), a Firenze, dove portò avanti i suoi studi di pittura insieme col fratello Cesare, perfezionandosi in tutte le tecniche, dall’olio al mosaico. Allievo, dal 1830, presso l’Accademia di belle arti fiorentina, di Pietro Benvenuti (1769-1844) e di Giuseppe Bezzuoli (1784-1855), reagì al loro insegnamento e si formò autonomamente sui pittori fiorentini del secolo XV. Basato su questa concezione stilistica fu il suo “Samuele unge David re d’Israele” (1836). Dopo aver vinto, nel 1840, il premio di pensionato dell’Accademia fiorentina, si trasferì a Roma, ed eseguì in quella città il dipinto su “La musica sacra”, conservato oggi nella Galleria d’arte moderna di Firenze, opera di un purismo assai originale e diverso da quello di altri suoi contemporanei. Tornato a Firenze nel 1844, vi aprì una scuola insieme con l’artista svizzero Franz Adolf Sturler (1802-1881), ed ebbe validi seguaci, quali Silvestro Lega (1826-1895) e Michele Gordigiani (1835-1909). In questo periodo consolidò l’amicizia con artisti ed intellettuali toscani, ed in particolare senesi, quali lo scultore Giovanni Duprè e i fratelli, storici e letterati, Carlo e Gaetano Milanesi. Infiammato dagli ideali patriottici, nel 1848 il Mussini partì volontario per partecipare ai moti rivoluzionari, ma l’anno successivo, disgustato dagli avvenimenti politici che avevano fatto crollare le illusioni d’Italia, si recò a Parigi. In questa città il Mussini conobbe Jean Auguste Dominique Ingres (1780-1867), alle cui teorie ispirò anche la sua opera, rivolta a una radicale riforma dell’arte in senso idealista e purista. Inseritosi nell’ambiente pittorico parigino, egli ottenne diversi buoni successi, lavorando anche per il governo francese, per il quale dipinse “I parentali di Platone celebrati da Lorenzo il Magnifico a Careggi”, opera conservata nel Musée de Brou a Bourg en Bresse (la replica di quest’opera, eseguita nel 1862, si trova nella Pinacoteca civica di Torino).

 

 

Tornato in Italia, nel 1851 Luigi Mussini accettò la direzione dell’Accademia senese di belle arti. E’ grazie alla superba e geniale attività di insegnante che qui svolse fino alla morte, che egli trova un posto fra i senesi da ricordare. Il Mussini, ripugnando ogni forma di accademismo, applicò il libero insegnamento come si usava nelle antiche botteghe, e creò, ispirandosi al purismo nella declinazione di Ingres, una legione di validissimi artisti, alcuni dei quali iscrissero il loro nome fra i migliori pittori senesi degli ultimi due secoli (fra gli altri: Amos Cassioli, Cesare Maccari, Pietro Aldi, Alessandro Franchi, Gaetano Marinelli, Angelo Visconti). L’Accademia di belle arti, sotto l’impulso del Mussini, permise la realizzazione di un numero grandissimo di opere, non solo a Siena, ma anche in molte altre città; anche se oggi a qualcuno non piace lo stile propugnato dai suoi esponenti, bisogna limitarsi a rilevare la sua importanza storica e a constatare la sua notevole influenza in molti monumenti che abbelliscono Siena, senza contare che nel corso dei secoli i gusti artistici dei critici e del popolo sono estremamente mutevoli. Tornando alle opere direttamente eseguite da Luigi Mussini, va detto che nella pittura egli adottò uno stile castigatissimo; inoltre, se il disegno si rivelò sempre ottimo, il colore lasciò talvolta a desiderare.

Tra le sue opere più significative, sono da ricordare: il “Trionfo della verità” (1844) nell’Accademia di Brera (Milano); la tela “Endoro e Cimodoce” (1855) nella Galleria d’arte moderna di palazzo Pitti a Firenze; la “Mater dolorosa” (1856) nel Museo civico di Siena; l’ “Educazione spartana” (1869) nel Musée Ingres di Montauban; un suo celebre autoritratto nella Galleria degli Uffizi a Firenze; la grande tela con il “San Crescenzio condotto al martirio” (1867-68) nel duomo di Siena. Da ricordare inoltre che, per i mosaici nelle cuspidi della facciata della stessa cattedrale senese, il Mussini fornì i cartoni della “Natività” e della “Incoronazione della Vergine”, poi realizzati da Alessandro Franchi; la collaborazione a realizzare la splendida “sala del Risorgimento” del palazzo Pubblico di Siena, nella quale è stato recentemente esposto anche un suo ritratto di “Vittorio Emanuele II re d’Italia” (1860), per eseguire il quale il sovrano concesse due pose al pittore, e gli fece omaggio della divisa indossata durante la storica battaglia di San Martino; la direzione, insieme a Tito Sarrocchi, dei restauri degli stucchi e degli affreschi della volta della loggia della Mercanzia (1883-86). Numerose altre opere sono conservate a Siena, in Italia e all’estero.

Nel 1863 l’artista aveva sposato a Genova una sua brava allieva, Luigia Giovanna Piaggio, dalla quale ebbe due figlie, Giulia e Luisa; la moglie morì nel 1865, poco dopo il parto della seconda figlia. Il Mussini ebbe numerosi incarichi pubblici di livello nazionale, ma anche locale, e nel 1880 fu eletto consigliere comunale a Siena per la lista dei conservatori costituzionali. Non si deve poi dimenticare l’attività del Mussini come scrittore erudito e garbato, ma all’occorrenza anche vivacemente polemico. Tra le sue opere letterarie, sono da citare: “Scritti d’arte”, edito a Firenze nel 1880; “Di palo in frasca. Pensieri di un artista”, edito a Siena nel 1888; il volume “Vita ed epistolario artistico”, edito postumo a Siena nel 1893 (editore “Gati”), da considerare la sua cosa più importante come scrittore. A titolo di curiosità, va detto che Luigi Mussini fu pure un validissimo giocatore di scacchi, e nel 1875 fu il primo degli italiani in un concorso internazionale organizzato dal periodico livornese “Nuova rivista degli scacchi”.

Senio Ghibellini

 
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