Pietro Lorenzetti, un gigante dell'arte senese PDF Stampa E-mail
Giovedì 15 Dicembre 2016 17:16

Con l’opera dei Lorenzetti, la pittura senese definì la sua posizione nei confronti di quel grandissimo fenomeno figurativo che fu il cosiddetto “volgare pittorico” di Giotto. Se Duccio ne aveva avuto sentore e Simone ne aveva sviluppato alcuni caratteri schiettamente gotici e raffinatamente internazionali, i Lorenzetti, Pietro e Ambrogio, pienamente consapevoli della nuova  situazione storica, produssero un’arte originale, specchio delle loro aspirazioni, ma anche frutto del patrimonio culturale della loro città. Grazie a loro Siena ebbe un ruolo fondamentale per lo sviluppo di un linguaggio pittorico “italico”, cioè indipendente sia da quello bizantino che da quello gotico. Pietro fu probabilmente di qualche anno più anziano di Ambrogio, e certamente ne influenzò la formazione artistica; pur dotato forse di minore talento naturale e di minore originalità del fratello, Pietro si inserisce a buon diritto fra i maggiori pittori senesi, e non soltanto del suo secolo. Secondo il Vasari (che lo appellava Pietro Laurati) egli sarebbe stato allievo di Giotto, ma sembra più verosimile pensare che, cresciuto artisticamente nell’orbita duccesca (l’influsso di Duccio si rivela in modo particolarmente chiaro nei dipinti del  primo periodo), egli sia stato poi improvvisamente illuminato dal contatto con Giotto ad Assisi. Il senso costruttivo delle sue opere, pure espresso dalla linea e dallo spazio, è vigorosamente sostenuto anche dal colore, plastico, severo, eppure ricco di effetti decorativi.

 

 

Poco sappiamo della vita di Pietro; nato a Siena da Lorenzo nel 1280 circa, sposò Giovanna Cicerchia, le sue prime notizie sono del 1306 e le ultime del 1347; morì probabilmente a Siena durante la grande pestilenza del 1348, che insieme a gran parte della popolazione, portò via anche una quantità di bravissimi artisti senesi. La sua produzione artistica fu vastissima, come grande fu la sua influenza sui pittori successivi. Una grande quantità di opere si trova in Siena (nel duomo e in molti edifici cittadini) e nei dintorni (chiesa del monastero di Lecceto eccetera), ma l’artista lavorò anche a Massa Marittima, ad Assisi, Firenze, Arezzo, Cortona, Pisa e in molti altri luoghi. Qui di seguito si citano alcune delle opere principali. Il primo lavoro da ricordare è costituito dagli affreschi della basilica inferiore di San Francesco ad Assisi, raffiguranti “Storie della passione di Cristo” e altri soggetti, realizzati probabilmente in più riprese, negli anni fra il 1315 e il 1329 circa. Di ottima qualità formale, le storie del ciclo assisiate contengono anche una notevole carica emotiva, e si impongono come uno dei monumenti pittorici più insigni di tutto il secolo XIV. Del primo periodo, precedente al 1320, è una bella “Madonna” nella cattedrale di Cetona, in cui Pietro sembra plasmare, con la propria fantasia e con il proprio sentimento, gli spunti narrativi che gli venivano da Giotto e dalla scultura di Giovanni Pisano, pure se l’influenza di Duccio appare ancora preminente. Da ricordare poi un grandioso polittico realizzato per conto del vescovo Guido Tarlati (1320), ancora oggi situato nella chiesa di Santa Maria della Pieve ad Arezzo. Del 1326-27 sono gli affreschi del convento e della chiesa di San Francesco a Siena, tra i quali spicca l’affresco con la grande “Crocifissione”, posta nella cappella di Sant’Andrea dei Piccolomini, che è uno dei più alti e drammatici capolavori del maestro, in cui il corpo aspramente e potentemente modellato del Cristo richiama decisamente la scultura di Giovanni Pisano; in seguito, seguaci di Pietro, influenzati anche da Ambrogio, completarono la decorazione iniziata. Del 1329 è la tavola della “Madonna in trono col Bambino tra San Nicola di Bari, Sant’Antonio Abate e quattro angioli”, parte centrale di un grande polittico eseguito per la chiesa del Carmine, che insieme ad altri frammenti del polittico stesso è conservata nella Pinacoteca nazionale di Siena. L’opera è così firmata: “Petrus Laurentii de Senis me pinxit A. D. MCCCXXIIII”. Nella medesima Pinacoteca si trovano tre “Santi” parti di polittico del 1332. Agli Uffizi di Firenze si trovano le tavole con “Storie della Beata Umiltà” (1330-35 circa), e la tavola della “Madonna in trono col Bambino e quattro angioli” (firmata e datata 1340), proveniente dalla chiesa di San Francesco a Pistoia.

Altro memorabile capolavoro è la “Natività della Vergine” (1335-42) conservata nel museo dell’Opera del Duomo di Siena; in quest’opera tarda, Pietro sembra perdere l’intenso sentimento drammatico dei lavori precedenti, evidenziando invece una nuova serenità contemplativa, vicina a quella del fratello. Molte altre opere meriterebbero di essere menzionate; tra queste, da ricordare una splendida “Crocifissione” nella Pinacoteca di Cortona, una magnifica tavola nella chiesa di Monticchiello, una nella pieve dei Santi Stefano e Degna a Castiglione d’Orcia, e gli affreschi con “Storie della Vergine” (1335), purtroppo perduti nel secolo XVII, realizzati insieme ad Ambrogio, per la facciata dello spedale di Santa Maria della Scala a Siena. Altre opere si trovano all’estero, come una raffinata “Santa Margherita” al museo Tessé di Le Mans ed una “Madonna” nella collezione Johnson a Philadelphia, ed altre opere a Pasadena, Francoforte sul Meno, Washington, Oxford, oltre che nella Pinacoteca Vaticana a Roma. Nel 1342 Pietro acquistò un terreno a Bibbiano per girarlo agli orfani, Nicola e Martino, dell’amico scultore senese Tino di Camaino, morto nel 1337. Gli ultimi documenti sulla vita di Pietro Lorenzetti lo ricordano presente a Siena, dove probabilmente morì durante la peste nera del 1348.

Senio Ghibellini

 
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