San Bernardo Tolomei, fondatore degli olivetani PDF Stampa E-mail
Martedì 13 Dicembre 2016 15:28

Nato a Siena il 9 maggio 1272 e morto a Siena il 20 agosto 1348, il Tolomei è una classica figura di nobile gaudente, “convertito” in età adulta; il caso è ricorrente in molti suoi contemporanei, ma diversa è l’entità delle realizzazioni operate da Bernardo. Egli proveniva da famiglia senese di antichissima tradizione e potenza; era figlio di Mino Tolomei e di Fulvia Tancredi, e per nascita si chiamava Giovanni, nome che poi cambierà nella sua vita consacrata. Secondo la leggenda la nascita di un bambino santo fu annunciata in sogno alla madre, a cui parve partorire un bianchissimo cigno che, mentre lo allattava, volò sopra un verde olivo, e da qui insieme a moltissimi altri candidi cigni volò verso il cielo.

Dopo essere stato educato, anche spiritualmente, dai domenicani, Giovanni Tolomei trascorse una giovinezza spensierata e brillante, piena di divertimenti e di amori, non trascurando tuttavia gli studi di giurisprudenza, materia di cui divenne celebrato maestro presso lo studio senese. Morti i genitori, ereditò una cospicua fortuna. Ricoprì anche l’alto ufficio di capitano del popolo, dimostrandosi uomo retto e giusto e fu nominato cavaliere del Sacro Romano Impero. In seguito, una grave malattia agli occhi, che lo rese quasi cieco, fu l’occasione per un sostanziale avvicinamento a Dio. Lentamente, riuscì tuttavia a recuperare la vista, con una guarigione quasi miracolosa.

 

 

Nel 1313, all’età di 41 anni, onorando un voto fatto in precedenza, decise improvvisamente di far vita da penitente, abbandonando la cattedra (si congedò dai suoi studenti con l’orazione “De contemptu mundi”) e famiglia, e ritirandosi ad Accona, in una terra di sua proprietà presso Chiusure di Asciano, seguito dagli altri nobili senesi Patrizio Patrizi e Ambrogio Piccolomini. Pare che insieme ai tre nobili senesi (tutti appartenenti a famiglie potenti ma all’epoca, proprio in quanto nobili, escluse dalle alte magistrature del Comune di Siena),  ci fosse anche un certo Francesco, di cui non ci è pervenuto il casato di appartenenza. Essi sarebbero poi divenuti monaci benedettini nel 1319 e il Tolomei, da allora, volle essere chiamato Bernardo, a simboleggiare l’inizio della nuova vita che lo attendeva.

Era avvenuto che, attorno alla prima modesta cappelletta dedicata a Santa Scolastica, andava sorgendo una piccola comunità, grazie all’arrivo di nuovi confratelli, attirati dalla fama di santità di Bernardo e dei suoi compagni. La cosa giunse alle orecchie del papa Giovanni XXII che, timoroso di un eventuale movimento eretico, vi inviò una delegazione agli ordini del cardinale Bertrand du Pouget (1280-1352), che invitò gli eremiti a scegliersi una regola, come previsto dal concilio Lateranense del 1215. Gli eremiti si rivolsero dunque al vescovo di Arezzo, nella cui diocesi sorgeva il nuovo cenacolo, che ormai comprendeva i poderi di Accona, di proprietà del Tolomei, e di Melanino, di proprietà del Patrizi.

Il 26 marzo 1319 il vescovo di Arezzo Guido Tarlati di Pietramala (potente capo ghibellino, morto nel 1327) approvò la fondazione canonica di un nuovo monastero che, in omaggio agli olivi che fruttificavano attorno, fu detto di Monte Oliveto; sorse così la congregazione di Santa Maria di Monte Oliveto con la regola di San Benedetto, di cui il Tolomei divenne abate, e tale rimase dal 1322 fino alla morte. Nelle prime elezioni annuali dell’abate, il Tolomei aveva rifiutato, per cui era stato eletto Patrizio Patrizi, ma alla fine Bernardo non poté sottrarsi alla carica che i suoi frati vollero affidargli.

Il monastero, in breve tempo, divenne un notevole centro di cultura ed acquistò progressivamente potenza; la regola degli olivetani si estese in molti altri luoghi, facendo sorgere vari monasteri, ed è fiorente ancora oggi. L’espansione dell’ordine si collegò direttamente anche alla gloria della Repubblica di Siena. E fu proprio Siena, nel 1322, la prima città che richiese al suo interno la presenza degli olivetani. Nel 1334 fece seguito Firenze. Nello stesso anno fu fondato il monastero di Sant’Anna in Camprena, nei pressi di Castelmuzio. Poi l’ordine si diffuse a Gubbio, Foligno, Volterra, Roma (1340), e successivamente in altre città, fra cui Napoli. Nel 1344, da Avignone, il papa Clemente VI (1291-1352) approvò la congregazione, allora già formata da dieci monasteri. I nobili fondatori dettero da subito alla congregazione un carattere tanto sinceramente religioso e solidaristico quanto permeato da spirito aristocratico, in concorrenza con i nuovi ordini mendicanti, nei quali si respirava una certa tendenza “democratica”. Più tardi, la stessa Santa Caterina da Siena si impegnerà in prima persona per rendere la congregazione aperta anche a chi proveniva dai ceti popolari.

La scelta di vita eremitica non impedì agli olivetani di immergersi pienamente nel mondo quando si trattò di aiutare tanti fratelli in tragiche circostanze. E così Bernardo Tolomei, insieme ad altri 82 frati olivetani, morì a Siena, di peste, durante la pietosa opera di assistenza ai colpiti dal terribile morbo, nel corso della grande pestilenza del 1348. Vani sono risultati gli sforzi fatti nei secoli successivi per rintracciare il suo corpo, quasi a significare che la generosità richiede totale annullamento. Si ipotizza che il corpo di Bernardo Tolomei sia stato sepolto, insieme ad altri frati, presso il monastero di San Benedetto (detto di Monte Oliveto Minore, per distinguerlo da Monte Oliveto Maggiore, come era ormai detto quello originario di Accona) allora esistente fuori porta Tufi, che era stato edificato nel 1322 per volontà del terziario francescano Buonaventura di Gualchierino, rettore della casa di Misericordia. Tale monastero, distrutto in più fasi nel corso dei secoli, sorgeva dove oggi è ubicato il cimitero monumentale della Misericordia.

Bernardo Tolomei fu venerato da subito come beato ed il suo culto fu confermato il 24 novembre 1644 dal papa Innocenzo X, e quindi da papa Clemente XIII nel 1768. Infine fu proclamato santo da papa Benedetto XVI, in piazza San Pietro, il 26 aprile 2009. La sua festa liturgica ricorre il 20 agosto. L’arte senese ha magnificato per secoli la sua figura storica.

Senio Ghibellini

 
© 2008 impegnopersiena