Le porte di Camollia: storia di un mistero, in attesa di rivederle PDF Stampa E-mail
Giovedì 24 Novembre 2016 10:36

Le porte di Camollia sono state rimosse per essere, speriamo, restaurate e poi ricollocate al loro posto. Di certo al momento non si sa quando torneranno. Quelle attuali erano state montate, nuove di zecca, nel 2002, e dopo appena 14 anni sono già fatiscenti; qualcosa non torna. Ma sulle porte di Camollia ripercorriamo un po’ di storia recente, ma non troppo.

Era il maggio 1987 quando, a pranzo nella trattoria del mitico Ezio Papi, indimenticabile cavallaio e barbaresco dell’Istrice, nonché ottimo oste, lo stesso Ezio mi disse papale papale: “Ma le porte di Camollia quando tornano?”. La cosa mi incuriosì non poco, e così il 27 maggio 1987 scrivevo un articolo sul Corriere di Siena intitolato “Mistero a porta Camollia. Da diversi anni i due grandi battenti sono stati rimossi a scopo di restauro. Quando tornano al loro posto?”. All’interno dell’articolo scrivevo che la contrada dell’Istrice, tramite il priore Imo Bibbiani, aveva più volte chiesto inutilmente al Comune notizie sul ritorno delle storiche porte. Ed aggiungevo: “Oggi sono maturi i tempi per saperne di più? Nessuno contesta l’utilità della rimozione a scopo di restauro e nessuno vuole insinuare che i portoni siano spariti nel nulla (sarebbe troppo grave!); si chiede soltanto di sapere, ufficialmente e con precisione, dove sono i portoni, in che condizioni sono, quando torneranno al loro posto”. A quell’articolo fecero seguito alcune lettere ai giornali, ma notizie precise dal Comune non ne vennero.

 

 

Venne però una interrogazione in consiglio comunale sull’argomento, alla quale il vicesindaco Sergio Bindi rispondeva incredibilmente (cfr. Corriere di Siena del 19 giugno 1987) che le porte di Camollia si erano “polverizzate”! Leggendo una lettera preparata dall’ufficio tecnico comunale, il vicesindaco informava che le porte erano state rimosse nel 1975 e trasportate nei magazzini del Laterino e quindi esposte a cielo aperto nell’area dell’inceneritore di Cerchiaia. Qui i raggi del sole le avrebbero “polverizzate” (!). Si scatena la polemica politica, ed il segretario provinciale della Democrazia Cristiana Pier Paolo Fiorenzani (cfr. Corriere di Siena del 20 giugno 1987) così tuonava: “Nel resto del mondo civile, amministratori locali anche meno avveduti avrebbero pensato a ben proteggere queste antiche porte facendole collocare al coperto o magari esposte in spazi museali nell’attesa del restauro, anziché abbandonarle agli agenti atmosferici e all’incuria del tempo. Anche questo episodio assurdo dimostra una inammissibile e sprovveduta sciatteria dell’amministrazione socialcomunista di Siena che da 40 anni è sempre la stessa a prescindere dai suoi transeunti attori: inefficiente ed immobile, perché adagiata nella stanca certezza di scontate conferme elettorali”. A queste parole replicava di nuovo il vicesindaco, precisando che le porte non erano secolari, ma risalenti a fine ‘800 o inizio ‘900.

A questo punto, nel pieno del clamore mediatico della vicenda, il colpo di scena: alla redazione del Corriere di Siena giunse una telefonata di un falegname, Vittorio Cosci di Chiusdino, e Sonia Maggi si recò subito presso la sua bottega chiusdinese per intervistarlo. E nella edizione del Corriere di Siena del 24 giugno 1987 compariva la relativa intervista, intitolata “Io ho bruciato le porte”. Ed il sottotitolo era “Il racconto di un falegname fa luce completa sui battenti di Camollia: ‘Erano rovinati e non si potevano restaurare’. La decisione fu presa da un tecnico della Soprintendenza. Le ante non avevano valore artistico”. All’interno dell’articolo si leggeva che le porte di Camollia, o quel che ne rimaneva, erano state bruciate a Chiusdino nel 1979 o 1980.

Poi, chiarito il mistero, la faccenda tornò a dormire. Fino a che il settimanale Il Nuovo Campo di Siena, in un articolo del 2 dicembre 1993, tornava a chiedere con forza il ritorno delle porte. Passano inutilmente altri anni fino a che, il 21 dicembre 2002, il sindaco Maurizio Cenni inaugurava le nuove porte di Camollia. Che si sperava durassero un po’ di più.

Marco Falorni

 
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