Marcello II, grande cardinale, e papa, anche se per pochi giorni PDF Stampa E-mail
Domenica 20 Novembre 2016 17:58

Marcello Cervini Spannocchi, nato a Montefano, in diocesi di Osimo, il 6 maggio 1501 e morto a Roma il 1 maggio 1555, ecclesiastico, protagonista del suo tempo, fu papa, anche se il suo fu uno dei pontificati più brevi della storia. Nacque in un momento in cui Montepulciano, la città di origine della sua famiglia, faceva parte integrante della Repubblica di Siena, ed era proveniente da famiglia aggregata alla nobiltà senese fin dal 1495. Marcello Cervini era figlio di Riccardo (o Ricciardo, commissario nella Marca anconitana per conto del papa Alessandro VI Borgia) e di Cassandra Benci. Marcello trascorse l’infanzia a Montepulciano e a Castiglione d’Orcia (dove c’erano vasti possedimenti familiari), mentre il padre era diventato funzionario della penitenzieria apostolica, e mentre la sorella Cinzia Cervini sarebbe poi stata la madre del cardinale Roberto Bellarmino (1542-1621), santo e dottore della Chiesa. Nel 1520 Marcello fu inviato a Siena per studiare, sotto la protezione del cardinale Giovanni Piccolomini (1475-1537), frequentò l’Università di Siena e approfondì gli studi di lettere, matematica, giurisprudenza e teologia, distinguendosi per la sua vivace intelligenza e soprattutto per le sue spiccate doti di umanista, conseguendo la laurea, e nello stesso tempo partecipando alla vita culturale ed accademica senese. Le città di Montepulciano e di Siena si gloriano a ragione di averlo avuto loro concittadino.

 

 

Il Cervini passò quindi a Firenze, e nel 1524 svolse una ambasceria presso il papa Clemente VII (Giulio de’ Medici, 1478-1534). Nel 1534, dopo la morte del padre, Marcello si stabilì definitivamente a Roma, e fu precettore in casa Farnese. In virtù del suo sapere, da papa Paolo III egli venne messo a fianco del nipote Alessandro Farnese (1520-1589), poi cardinale segretario di stato. Nominato successivamente vescovo di Nicastro, il Cervini ottenne, nel 1539, dallo stesso Paolo III (Alessandro Farnese, 1468-1549), la porpora cardinalizia. Nel 1540 fu vescovo di Reggio Emilia e nel 1544 divenne vescovo di Gubbio. Marcello ebbe modo di distinguersi in importanti missioni diplomatiche; soprattutto nel 1545 ottenne grande prestigio con la sua partecipazione al concilio di Trento, di cui tenne l’effettiva presidenza su mandato del papa, mentre in Europa divampavano le conseguenze della riforma luterana. Divenuto bibliotecario apostolico, il Cervini si fece promotore di varie ricerche storiche ed archeologiche. Quindi fu nominato, dal papa oriundo senese Giulio III (Giovanni Maria Ciocchi del Monte, 1487-1555), presidente della commissione per la riforma ecclesiastica (1552), ma fu poi rimosso dall’incarico per le aspre critiche rivolte alla politica nepotistica di quel pontefice. Intanto aveva partecipato a diverse importanti missioni diplomatiche all’estero. Era amico di illustri letterati ed artisti (Pietro Bembo, Paolo Giovio, Annibal Caro, Giovanni Della Casa, Michelangelo Buonarroti) e tradusse dal greco in latino opere di Plutarco ed Euclide.

Alla morte di Giulio III il Cervini fu eletto papa per acclamazione, il 9 aprile 1555 e, anche per dare continuità alla sua azione politica e pastorale da cardinale, prese il nome di Marcello II. In tale circostanza, ebbe a dichiarare “Nec nomen, nec mores mutabo; Marcellus fui, Marcellus ero”. Andava spesso ripetendo le parole di papa Adriano VI: “Niuno è più miserabile del romano pontefice: tutta la felicità di questo è l’amarezza. La cattedra di San Pietro è circondata da pungoli, e il peso è tale, che opprime gli omeri i più robusti”. Egli non ebbe il tempo, nel breve suo pontificato (appena 22 giorni), di attuare quelle nuove e sagge riforme dell’organismo ecclesiastico che pure aveva chiaramente mostrato, anche con l’appoggio dato ai gesuiti, di voler compiere. Fu fino all’ultimo avverso ad ogni forma di nepotismo, conducendo una vita umile ed esemplare. Nel breve suo pontificato, Marcello II ricevette richiesta di aiuto da parte di Siena, il cui governo ritirato a Montalcino si trovava a contrastare l’esercito imperiale, ma il papa rispose che non poteva intervenire, e consigliò di trattare le condizioni della resa con i vincitori, ai quali egli scrisse perché fossero magnanimi e ragionevoli. Marcello II morì per apoplessia il 1 maggio 1555, a soli 54 anni, e dopo di lui nessun pontefice è morto ad un’età più giovane. Fu sepolto, come egli desiderava, in un semplice sepolcro paleocristiano, in San Pietro, e nel 1606 il suo corpo fu traslato nelle grotte vaticane. Per lui Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594) compose una famosa messa, capolavoro della musica polifonica, più tardi detta appunto “Missa papae Marcelli”.

Senio Ghibellini

 
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