Toponomastica da rifare: quanti sanno che B. di Betto era il Pinturicchio? PDF Stampa E-mail
Mercoledì 02 Novembre 2016 17:22

I consiglieri comunali Marco Falorni (Impegno per Siena), Massimo Bianchini e Andrea Corsi (L’Alternativa) hanno presentato una interrogazione al sindaco in merito alla toponomastica cittadina ed alla relativa segnaletica stradale. Qui di seguito eccone il testo.

 

 

Premesso:

- Che molte strade cittadine, per esempio nei quartieri di Ravacciano e del Petriccio, sono intitolate a personaggi senesi del passato, o che hanno operato a Siena, anche diversi secoli fa;

- Che in molti casi i cartelli stradali con l’indicazione del nome delle vie sono scritti in modo incomprensibile e ridicolo;

- Che a titolo di esempio si può ricordare la via D. Buoninsegna, come se Buoninsegna fosse il cognome di Duccio, invece che il padre, o la via B. di Betto, come se di Betto fosse il cognome di Bernardino, invece che il padre Betto o Benedetto, senza contare che questo pittore è assai più noto con il soprannome di Pinturicchio;

- Che i cognomi in Italia hanno cominciato a diffondersi intorno al XIV-XV secolo, ma quasi esclusivamente per le famiglie nobili o comunque ricche e potenti, che l'uso del cognome divenne corrente in Italia dal 1564, quando il concilio di Trento stabilì che i parroci dovessero tenere un registro con nome e cognome di tutti i bambini battezzati, al fine di evitare matrimoni fra consanguinei, e che per trovare in tutta Italia il carattere di immodificabilità del cognome nel passaggio da una generazione all’altra dobbiamo aspettare il Sei-Settecento, e nei paesi più piccoli e sperduti addirittura l’istituzione generalizzata dell’anagrafe comunale, ossia l’Unità d’Italia;

- Che quindi i nomi dei personaggi antecedenti all’istituzione dei cognomi, ed ai quali è intitolata una strada, vanno indicati con il nome completo con il quale sono passati alla storia;

CHIEDIAMO al sindaco:

- Se pensa o meno di fare qualcosa per rimediare a questo scempio della segnaletica cittadina, che pone in ridicolo una città che nel mondo è, o dovrebbe essere, famosa anche per la sua cultura”.

 
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