Santa Mustiola e la leggenda della miracolosa traversata del lago di Chiusi PDF Stampa E-mail
Domenica 05 Giugno 2016 15:34

Vi voglio raccontare la leggenda di Santa Mustiola, patrona di Chiusi, avvertendo che esiste una gran quantità di varianti a tale leggenda. Diciamo che io vi racconto una versione, sperando che vi piaccia. Mustiola, vissuta nel III secolo, era una ragazza romana, della nobile stirpe dei Claudi, bellissima, agiata e corteggiata. Era nipote dell’imperatore Claudio II il Gotico, di origine dalmata, che regnò dal 268 al 270. Il potente zio sognava per Mustiola, appena quindicenne, un matrimonio all’altezza della sua condizione, ma la ragazza si era già promessa in sposa a Gesù, e nel suo cuore coltivava gelosamente la fede cristiana, che all’epoca era invisa alle gerarchie dell’impero.

Un giorno lo zio imperatore, insospettito, le chiese se lei fosse cristiana, e Mustiola lo confermò dolcemente. Allora la ragazza fu incarcerata, in attesa di essere torturata per convincerla ad abiurare la sua fede. Ma una notte le giunse una voce dall’alto, che le disse di andare nella città pagana di Chiusi a predicare il Vangelo; miracolosamente le porte del carcere si aprirono, e Mustiola si trovò libera. Prese allora a fuggire, vagando fra l’Umbria e l’alto Lazio, vivendo di carità, in cerca della città di Chiusi. Sarebbe passata anche da Sutri, dove lasciò tracce della sua santità, tanto che ancora oggi sopravvive il culto per lei, che viene chiamata “Santa Dolcissima”.

 

 

Ma l’imperatore, dopo aver fatto fare accurate indagini, e saputo che ella si era allontanata da Roma verso nord, mise un gruppo di soldati sulle sue tracce. Alla fine, una notte, questi stavano per raggiungerla proprio quando Mustiola si trovava sulle sponde del lago di Chiusi, che doveva attraversare. La ragazza stese allora il suo mantello sulle acque del lago e vi salì sopra. Il mantello la sostenne miracolosamente, funzionò come una zattera, e dolcemente la trasportò sull’altra sponda, mentre attorno a Mustiola, sulle acque del lago, si formò una miracolosa scia di luce.

Giunta a Chiusi, Mustiola vi prese dimora, e nelle catacombe predicò la fede cristiana. Fino a che la giovane non venne scoperta e catturata, nell’anno 274, e quindi martirizzata. Legata ad un palo, la ragazza cristiana venne battuta con delle verghe munite di funicelle con palline di piombo, fino a che sopravvenne la morte. Mustiola fu sepolta nella catacomba che oggi porta il suo nome. Il culto cristiano si sviluppò nella città di Chiusi, che in seguito elesse proprio Mustiola come patrona, e nella cattedrale di San Secondiano fu traslato e conservato il corpo della martire.

Una chiesa dedicata a questa santa si trovava a Montepulciano, ma è stata poi inglobata nella chiesa di Sant’Agostino, anche se nella città poliziana è sopravvissuto il culto. Soprattutto è da ricordare che a Santa Mustiola è intitolata la bellissima pieve di Torri, presso Sovicille. Altri luoghi dove si trovano tracce del culto per Santa Mustiola sono Arezzo, Pesaro, ed anche a Siena, dove si trova la ex-chiesa di Santa Mustiola alla Rosa, oggi in piazzetta Silvio Gigli, inglobata nel complesso immobiliare dell’Accademia dei Fisiocritici.

Una variante della leggenda vorrebbe che Mustiola avrebbe portato a Chiusi un anello, avuto in dono, che sarebbe appartenuto alla Vergine Maria, anello che nel 1473 fu rubato e portato a Perugia, dando origine ad una fiera rivalità, per un momento anche bellica, fra le due città. Si tratterebbe dell’anello con il quale San Giuseppe avrebbe sposato Maria. Secondo un’altra versione l’anello sarebbe arrivato a Chiusi poco prima dell’anno 1000. L’anello si trova tuttora nella cattedrale di San Lorenzo a Perugia.

La festa liturgica di Santa Mustiola, inizialmente fissata al 23 novembre, è stata spostata al 3 luglio, forse con riferimento alla traslazione del corpo, e in questa data ancora oggi sulle sponde del lago di Chiusi viene ricordata la miracolosa fuga della ragazza “a bordo” del suo mantello.

Senio Ghibellini

 
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