La leggenda dell'origine di Siena e della Balzana PDF Stampa E-mail
Martedì 31 Maggio 2016 17:18

Parliamo della mitica origine di Siena. Bisogna avvertire che di leggenda si tratta, e che di storico c’è ben poco. Non solo, di leggende ne esistono diverse, e ciascuna con delle varianti. I senesi ovviamente accreditano le versioni più “nobili”, mentre i nemici di Siena, fiorentini in testa, hanno diffuso nei secoli versioni più o meno dispregiative. Visto che siamo di Siena, parliamo della versione che più ci piace e ci onora, quella secondo cui la nostra città sarebbe diretta figlia di Roma.

Avvenne dunque che dopo l’uccisione di Remo da parte di Romolo primo re di Roma, i due figli del gemello ucciso, nonché nipoti del monarca, due baldi giovani, gemelli a loro volta, che si chiamavano Aschio e Senio, entrassero nel mirino dello zio geloso, e timoroso che un giorno essi potessero insidiare il suo potere. Sapute le intenzioni dello zio, Aschio e Senio fuggirono nottetempo da Roma, non senza aver prima rubato, nel tempio di Apollo, il simulacro della nuova città, la scultura della lupa, in omaggio alla favolosa giovinezza di Romolo e Remo, che sarebbero stati appunto allattati da una lupa.

Colti da una furiosa tempesta, i due giovani pregarono Apollo che li salvasse: la tempesta cessò, e subito comparvero due splendidi cavalli uno bianco e uno nero. Senio salì sul bianco, Aschio sul nero ed entrambi cavalcarono a spron battuto. Arrivarono in un luogo dove sorgevano tre colli, non lontani da un torrente chiamato Tressa, e qui incontrarono un nutrito gruppo di pastori che, udita la loro storia, decisero di accoglierli e se necessario di proteggerli. In cambio i due gemelli insegnarono ai pastori l’uso delle armi, e Senio cominciò ad erigere su uno dei colli un tempio ad Apollo, e poi un tempio a Minerva. Quel colle fu detto Castelsenio, ed in seguito Castelvecchio.

 

 

Stava nascendo una nuova piccola comunità, e la cosa venne all’orecchio del re Romolo, che da Roma mandò due suoi generali, Camellio e Montonio, con truppe sufficienti e con l’incarico di riportare a lui i due nipoti, vivi o morti.

Arrivati nel luogo dove erano Aschio e Senio, Camellio e Montonio si accamparono nei due colli dove ancora non c’erano costruzioni, e che si chiamarono quindi Castel Camellio e Castel Montonio. Dopo varie scaramucce, avvenne lo scontro decisivo, in cui Camellio e Montonio furono sconfitti, e molti loro soldati furono uccisi o presi prigionieri, ma purtroppo Aschio rimase gravemente ferito, e da quel momento di lui si perdono le tracce. Romolo, pur saputo della sconfitta dei suoi, era in altre guerre affaccendato, non poteva mandare altri soldati contro i nipoti, e così non ci pensò più.

Senio, che di fatto era ormai il capo della nuova comunità, decretò che le genti che abitavano i tre colli, compresi i soldati romani prigionieri, formassero un solo popolo ed avessero una sola legge, e per ringraziare gli dèi fece fare dei sacrifici nei templi di Apollo e di Minerva, da poco costruiti. Dal tempio di Apollo si alzò una nube di fumo nerissima, e da quello di Minerva una nube bianca, candida. In omaggio al colore di queste due nubi di fumo, e ricordando anche il colore dei due cavalli che comparvero misteriosamente durante la sua fuga da Roma, Senio decise che il bianco e il nero sarebbero stati i colori della nuova città, e da qui nacque lo stemma della Balzana, che la città stessa avrebbe preso il nome di Saena, poi Siena, e che il simbolo della comunità sarebbe stata la lupa di origine romana.

Fin qui la leggenda. La storia brancola nell’incertezza. Qualcuno sostiene l’origine etrusca di Siena, ma nel territorio non abbondano certo le conferme, anche se è verosimile che un piccolo centro sia nato sulla strada fra Volterra e Chiusi, e vicino ad un altro centro abbastanza importante come Murlo. Certa invece, e documentata, è la presenza romana. Saena Iulia è stata un accampamento militare romano al tempo dell’imperatore Augusto, attorno al quale si è sviluppata una comunità civile. Nel 70 è documentato un episodio a dir poco singolare: il senatore romano Manlio Patruito si lamentava di essere stato picchiato mentre era in visita ufficiale a Saena Iulia, e poi ridicolizzato con la messa in scena di un finto funerale. I senesi evidentemente già mostravano il loro caratterino. E così il senato romano decise di ammonire severamente la nuova città. Questa doveva già avere una certa consistenza ai tempi del martirio di Sant’Ansano, nel 303 dopo Cristo, sotto l’impero di Diocleziano. Poi ancora secoli oscuri, in cui affiora poco di documentato in mezzo al susseguirsi delle invasioni barbariche che sconvolgevano l’Italia, e mentre l’istituzione principale della città era sicuramente la diocesi. Dopo il mille Saena Vetus comincia invece rapidamente a svilupparsi. Ma questa è tutta un’altra storia.

Senio Ghibellini

 
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