Nel pavimento di Provenzano la "chiave" della politica dei medici PDF Stampa E-mail
Martedì 17 Maggio 2016 20:18

Può essere interessante una semplice, ma significativa, riflessione sul pavimento della collegiata di Provenzano, suggeritami da don Enrico Grassini. Esattamente sotto la cupola della chiesa, il pavimento forma un cerchio, bellissimo, contenente al centro lo stemma dei Medici, e tutto intorno lo stemma dell’Opera di Provenzano e quelli di tutte le diocesi comprese nel territorio della metropolìa di Siena, le stesse che c’erano anche al tempo della Repubblica Senese. Era questo un modo, molto politico, per trasmettere ai senesi, sudditi dal carattere riottoso, che potevano stare tranquilli: lo stemma al centro, cioè la famiglia Medici, dava la nuova garanzia di stabilità, ma intorno tutto restava come prima, cioè l’antica Repubblica poteva formalmente mantenere le sue istituzioni. Tradotto: fiutato tutto l’amore e la devozione che il popolo senese riversava sul nuovo tempio di Provenzano, sorto fra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo (inteso forse come un riaffermato senso di autonomia?), i Medici regnanti facevano proprio tale sentimento, e garantivano ai senesi tutti i dovuti riconoscimenti.

 

 

E non è un caso se, dopo la caduta della Repubblica Senese, ed ottenuta l’investitura granducale, i Medici non si fecero chiamare granduchi di Toscana, ma “di Firenze e di Siena”, a riaffermare almeno formalmente l’autonomia amministrativa dello stato senese recentemente conquistato. Bisogna riconoscere che questo significava davvero saper fare politica, cosa che fu propria soprattutto dei primi granduchi (Cosimo, Francesco e Ferdinando) e che per inerzia si trascinò fino all’estinzione della dinastia. Le cose, almeno sul piano degli assetti istituzionali, cambiarono decisamente con l’avvento della casa di Lorena, i cui membri erano d’altra parte di formazione culturale tedesca, ed assai meno potevano comprendere l’importanza dei campanili in terra di Toscana. E così i granduchi cominciarono a farsi chiamare “di Toscana”, e così lo stato senese fu diviso a livello amministrativo fra le province di Siena e di Grosseto. E qui comincia tutta un’altra storia.

Senio Ghibellini

 
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