Fonte Branda: la sua acqua è stata la linfa che ha alimentato la gloria di Siena PDF Stampa E-mail
Venerdì 06 Maggio 2016 19:35

“Non vi ha dubbio che fonte Branda sia di origine antichissima, anzi, oso dire, la più antica di tutte”: così scrive Fabio Bargagli Petrucci nella sua monumentale opera sulle fonti senesi. Incerta è l’origine del nome, ma certo è che essa è la più famosa e ricca di acque delle fonti senesi, e per secoli ha dissetato mezza città, oltre naturalmente a consentire il lavoro di conciatori e tintori di panni dell’arte della lana, e ad alimentare numerosi mulini. La fonte Branda è menzionata fin dall'anno 1081 e ampliata dall’architetto Bellamino nel 1193. Altri importanti lavori vi si svolsero nel corso dei secoli, deliberati dalla Repubblica di Siena, e la copertura a volta è del 1246. L’attuale struttura goticheggiante, in mattoni e travertino, è nobilissima. Chiaramente le tre vasche rispecchiavano le tradizionali funzioni delle fonti medievali: la più a monte conteneva l'acqua potabile, la seconda serviva per l'abbeveraggio degli animali e la terza era utilizzata come lavatoio. Naturalmente l’acqua veniva vigilata, e per chi infrangeva le norme igieniche previste scattavano multe e pene severe.

 

 

La fonte Branda dà nome ad uno dei due rami principali dei bottini, nonché il più antico, cioè il bottino maestro di fonte Branda, lungo 7,5 chilometri, che da Fontebecci e dal ramo di Chiarenna a nord di Siena scorre a notevole profondità. L'altro ramo maestro è quello di fonte Gaia che porta l’acqua in piazza del Campo .

La fonte Branda è citata da Dante Alighieri nel canto XXX dell’Inferno della sua “Comedia”.

“Ma s'io vedessi qui l'anima trista

di Guido o d'Alessandro o di lor frate,

per Fonte Branda non darei la vista”.

A parlare è un falsario di nome Adamo che, pur di vedere condannati coloro che lo istigarono a falsificare il fiorino di Firenze, rinuncerebbe a togliersi la sete a cui è condannato per sempre.

Non per caso Dante cita  fonte Branda, perché essa era famosa in tutta la Toscana ed oltre, e perché egli la conosceva direttamente per i suoi soggiorni a Siena. E’ appena il caso di menzionare l’ipotesi, sostenuta da alcuni, secondo cui la fonte citata da Dante sarebbe quella piccola e semisconosciuta fonticella omonima posta presso Romena in Casentino. Tale ipotesi è ampiamente confutata dal Bargagli Petrucci. Oltre che da Dante, la fonte Branda di Siena è stata citata anche dal Boccaccio, da Fazio degli Uberti e da Leandro Alberti. “Il rumore dell’acqua sotto quelle volte cupe e grandiose del nobile edificio doveva contribuire a rendere simpatica e imponente la fonte ispiratrice dei poeti”, scrive Bargagli Petrucci.

Questa fonte deve poi “difendersi” anche da leggende alimentate da cronisti non senesi ed ostili (Burchiello ed altri), come quella secondo cui chi beve di quest’acqua diventerebbe pazzo. Quando i fiorentini volevano tacciare qualcuno della leggerezza solitamente attribuita ai senesi (la “gente vana”, secondo la definizione dantesca), usavano chiedergli se avesse bevuto dell’acqua di fonte Branda. Ma visto che tale acqua ha dissetato una città che ha prodotto così tanti geniali artisti, architetti, santi, c’è da pensare che essa abbia ispirato “ai sanesi la vivacità e il brio” sosteneva l’abate Luigi De Angelis. Sicuramente in questa fonte si è dissetata Santa Caterina. Che pazza non è diventata, ma chissà che proprio qui abbia maturato quella “lucida follia” che ci voleva per andare ad Avignone e comandare al papa di tornare a Roma.

Senio Ghibellini

 
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