Giuseppe Prezzolini, un vero "senese" PDF Stampa E-mail
Domenica 03 Aprile 2016 09:00

Forse non tutti sanno che Giuseppe Prezzolini, notissimo giornalista e scrittore, nato a Perugia il 27 gennaio 1882 e morto ultracentenario a Lugano il 14 luglio 1982, era un oriundo senese, o meglio “un senese scappato da Siena”, come si definiva. Egli infatti era figlio di genitori senesi, e nacque, “per caso”, sempre per seguire la sua definizione, a Perugia, mentre il padre Luigi Prezzolini ne era prefetto. La madre Emilia Pianigiani era invece figlia dell’ingegner Giuseppe Pianigiani, il costruttore della ferrovia Siena-Empoli, inaugurata nel 1849.

Entrambi i genitori di Prezzolini sono sepolti al cimitero monumentale della Misericordia a Siena, dove ci sono due belle lapidi, e quella del padre Luigi fu dettata dallo stesso  Giuseppe Prezzolini.

 

 

Ma quello che c’è da sapere sulla senesità di Giuseppe Prezzolini lasciamo che sia lui stesso a raccontarcelo. Egli infatti scriveva nel 1979: “Nato a Siena non sono; ma senese chiamar mi posso. Padre e madre senesi erano di antiche famiglie. Mia madre era figlia di Giuseppe Pianigiani, illustre matematico, fisico ed ingegnere che costruì la ferrovia tra Siena ed Empoli, tuttora in uso con le medesime gallerie ai suoi tempi, allora costruite più con l’intuito d’ingegno che con metodi scientifici, e persino posso risalire nei miei antenati per parte di padre ad un Giuseppe Prezzolini (1771-1836) di cui una storia manoscritta della mia famiglia dice che era uno spirito liberale, in una rara incisione fattagli in Vienna ha infatti l’immagine d’un uomo schietto, sincero, e pienamente)  soddisfatto della vita”.

E più avanti scriveva ancora Prezzolini: “Posso far paragoni autentici e anche aggiungere che in casa mia da giovine, si parlava senese e che non ho mai parlato fiorentino, anche quando vivevo in Firenze: cioè sapevo che cosa voleva dire citta (cioè figlia, bambina) e che esisteva un Dizionario Cateriniano compilato da Girolamo Gigli in contrasto con quello della Crusca, ossia del dialetto senese che si trova nelle Lettere di Santa Caterina (Protettrice d’Italia) anche se qualche filologo francese pretenda che non furono scritte da lei, ma da un segretario (ma basta la sua firma per dire che la dizione senese era approvata da lei come appartenente alla di lei lingua). Non la finirei più se volessi elencare le tracce di senesità che mi hanno lasciato i miei genitori, seppelliti nel cimitero di Siena, mia madre con una iscrizione dettata dal mio babbo, e una sulla tomba del mio babbo dettata da me (la mia è più maschia e persino politica)”.

Infine Prezzolini si lasciò andare ad una profezia che nel 1979 doveva suonare strana, ma che nel 2016 lo è molto meno, anzi è pienamente attuale: “C’è chi prevede che tutti gli uomini del mondo mescoleranno razze, costumi, lingue e leggi. Chi lo sa? A me non importa, perché ho quasi cento anni e non m’importa molto di quello che faranno i miei pronipoti. Ma mi preoccupo un po’ di quello che disfaranno, e spero che lasceranno Siena com’è, dove già troppo fu distrutto o distratto dagli scopi per i quali era stato creato”.

Nella foto: la lapide di Luigi Prezzolini al cimitero della Misericordia.

Senio Ghibellini

 
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