Labaro censurato all’obitorio, Falorni incalza e il regolamento potrebbe essere rivisto PDF Stampa E-mail
Venerdì 01 Aprile 2016 13:35

Durante il consiglio comunale del 31 marzo 2016 è stata data risposta alla interrogazione, presentata dai consiglieri Marco Falorni, Andrea Corsi e Massimo Bianchini, in merito al presunto divieto di immagini sacre all’obitorio del policlinico “Santa Maria alle Scotte”. Alla risposta fornita dall’assessore Anna Ferretti, il consigliere Falorni, che aveva illustrato in aula il testo, si è dichiarato insoddisfatto. Ma andiamo con ordine. Qui di seguito pubblichiamo intanto le dichiarazioni pronunciate in aula da Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena.

“Premesso:

-  Che da notizie di stampa si apprende che all’obitorio del policlinico Santa Maria alle Scotte non è stato consentito l’ingresso del labaro di una compagnia laicale di cui faceva parte una defunta, e ciò perché, si legge, “il regolamento dell’obitorio vieta simboli religiosi all’interno perché potrebbero offendere altre fedi”;

-  Che applicando tale regolamento, non potranno più entrare nemmeno bandiere e fazzoletti delle contrade, che spesso riportano l’immagine dei santi patroni;

-  Che la morte assume, per larga parte della popolazione italiana e senese, un significato di sacralità che deve essere rispettato;

- Che lo stesso policlinico riconosce il valore della componente sacrale e spirituale, anche nell’assistenza ai malati, visto che si chiama “Santa Maria alle Scotte”;

CHIEDIAMO

Al signor Sindaco di Siena, e come tale competente ad interessarsi di tutti i problemi che riguardano il Comune, relativi a territorio e popolazione,

- Cosa intende fare per dare voce ai sentimenti di una larghissima parte dei suoi amministrati, probabilmente anche di quelli di religione non cattolica o atei, indignati di fronte a norme e comportamenti tanto disumani e assurdi.

 

 

Fin qui il testo della interrogazione. Aggiungo che successivamente al deposito della stessa sono riuscito a procurarmi il “Regolamento dei rapporti fra l’Azienda ospedaliera universitaria senese e le imprese di onoranze funebri”, redatto a cura del Dipartimento UOC Medicina legale. In tutto il documento, l’unico possibile collegamento con la situazione all’origine della “querelle” l’ho trovato nella parte 7, articolo 4 (relativo ai “compiti delle imprese”), comma quinto. E proprio qui si legge che le imprese di onoranze funebri “DEVONO EVITARE, PER RAGIONI DI SICUREZZA, L’ALLESTIMENTO DELLE SALE ESPOSIZIONE SALME CON TAPPETI, CANDELABRI, RECIPIENTI PIENI DI ACQUA E ALTRI ACCESSORI”. Non ho rintracciato altre disposizioni significative sull’argomento in questione. Dunque, si possono trarre alcune prime conclusioni: 1) non c’è alcun divieto di introdurre immagini sacre, e quindi, se un addetto alla sorveglianza lo avesse richiamato per giustificare l’esclusione del labaro, avrebbe tenuto un comportamento del tutto fuori luogo; 2) è da escludere che un labaro possa essere assimilato ad un tappeto, ad un candelabro o ad un recipiente pieno di acqua. Non resta quindi che pensare che il labaro sia stato considerato un “altro accessorio”. Ma quale pericolo, per i vivi, e più ancora per i morti, potrebbe costituire un labaro? Ovviamente nessuno. Quindi, delle due l’una: o il divieto di introdurre il labaro è stato del tutto ingiustificato e inopportuno, oppure nell’obitorio non possono davvero entrare nemmeno i fiori, le corone floreali, le bandiere e i fazzoletti delle contrade, ed in questo caso il regolamento è assolutamente da rifare, perché completamente fuori della realtà e irrispettoso per la sacralità della morte e i sentimenti dei vivi e, in forma postuma, dei defunti”.

L’assessore Anna Ferretti, nella sua risposta, ha detto: “L’articolo 4 del regolamento dei rapporti tra l’AOUS e le imprese di onoranze funebri recita che gli addetti di queste devono evitare tappeti, candelabri, recipienti di acqua e altri accessori nelle sale esposizioni salme. Il direttore generale Tosi, pur consapevole che tale divieto può amareggiare i familiari dei defunti, sostiene che l’azienda non può rispondere dei danni che gli oggetti possono arrecare ai frequentatori dell’obitorio, e che gli spazi devono essere lasciati liberi da ingombri. Una tutela a beneficio degli utenti, prevista nel regolamento fin dall’aprile 2011”. “Nessuna preclusione, dunque, a immagini sacre - ha ribadito l’assessore -  si tratta solo di un fattore di sicurezza. Sicuramente, come mi ha detto anche il professor Gabbrielli, responsabile di medicina legale, il divieto al labaro è da ricondurre a un eccesso di zelo da parte di un dipendente. Forse il regolamento andrà rivisto”.

Marco Falorni, nel dichiararsi insoddisfatto, “non tanto per la risposta ottenuta, bensì per la scarsa incisività, da parte dell’Amministrazione, sul fatto accaduto”, ha ribadito la necessità di un’azione più decisa da parte del Comune per risolvere  i problemi posti dai cittadini. Labaro, fiori, fazzoletti e bandiere di contrada devono entrare nell’obitorio, perché rappresentano i valori a cui si è ispirata una persona durante la vita. Il rispetto verso l’altro deve essere reciproco e non a senso unico. Auspico un maggiore impegno del Comune”.

 
© 2008 impegnopersiena