Urbanistica, la classe non è acqua: il sindaco Valentini conferma la previsione della cittadella dello sport PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 23 Marzo 2016 15:14

Durante la seduta del consiglio comunale del 22 marzo 2016, una delibera riguardava la cittadella dello sport a Isola d’Arbia, la cui previsione urbanistica, con votazione a maggioranza, è stata clamorosamente confermata. Qui di seguito, riportiamo il testo dell’intervento pronunciato in aula da Marco Falorni, capogruppo di Impegno per Siena.

 

 

La delibera si riferisce alla cittadella dello sport e all’area che ancora si prevede di utilizzare per la stessa. Voglio citare in particolare l’osservazione presentata dalla presidente senese di Italia Nostra, Lucilla Tozzi, che molto semplicemente, con parole credo comprensibili da tutti, scriveva: “In relazione al fatto che la variante della cittadella dello sport continua a prevedere migliaia e migliaia di metri quadrati di costruito e di parcheggi in un territorio utilizzato da secoli come agricolo, famoso e unico nel mondo come le crete senesi e rappresentato, oltre che nel Buono e Cattivo Governo del Lorenzetti, in molteplici opere d’arte; tutto questo per esigenze sportive di cui venne confermato dall’assessore che non sappiamo ancora di preciso quali siano, in quanto l’unica esigenza che venne identificata chiaramente era una nuova piscina; non appare logico rovinare per sempre un paesaggio unico al mondo per una quantità abnorme di 70 ettari senza neppure avere chiaro cosa fare. Noi di Italia Nostra, invece, abbiamo al riguardo idee molto chiare: la destinazione di uso urbanistica e reale di quel territorio deve tornare ad essere quella storica agricola in linea con la sua vocazione. Non esistono reali e concrete ragioni per sostenere il contrario, così come dimostra la VAS allegata alla variante. Se poi nel territorio del Comune di Siena mancasse una piscina o altre attrezzature sportive, abbiamo vaste zone (purtroppo) di territorio in stato di degrado come la vicina zona industriale o l’area IDIT. Si richiede quindi di cancellare in via definitiva una volta per tutte la cittadella dello sport dalle previsioni urbanistiche”.

Questo mi pare puro e semplice buon senso, perché l’idea della cittadella dello sport, con il mega-stadio, il mega-palasport e tutti gli impianti collegati è nata in un momento di delirio collettivo, in cui questa città credeva di avere risorse infinite, tanto che arrivò a deliberare queste costruzioni faraoniche, prevedendo di realizzarle in proprio, e ciò nel momento di massimo indebitamento del proprio bilancio; evidentemente contando su risorse ritenute inesauribili provenienti dall’esterno, e dimostrando un grado di responsabilità prossimo allo zero. Questo è stato fatto, in quest’aula. E poi, quando più volte si è richiesto di presentare il piano economico-finanziario per sostenere queste realizzazioni e da sottoporre al consiglio, a quel punto è stato dato un incarico ad una società specializzata di predisporre tale piano, e ciò per la modica spesa di 62 mila euro, cifra che poi fu sottoposta ad uno sconto. Il tutto per sentirsi dire che non c’erano i soldi, cosa che avrebbe potuto dire tranquillamente anche una brava massaia. Quindi questa era una previsione folle, che va semplicemente cancellata.

Naturalmente ci sono stati dei danni, per progettazioni, spese di elaborazione eccetera, per milioni di euro. Questa amministrazione non può lasciare in eredità alla successiva amministrazione questo problema, lo deve risolvere una volta per tutte. Dunque il sindaco incarichi qualche legale affidabile, che esplori fino in fondo la possibilità di chiedere il risarcimento danni per responsabilità civile a chi ha deliberato queste cose assurde, il sindaco lo faccia e concluda questo iter. Non si può rimanere inchiodati al passato; se hanno sbagliato gli altri, non è obbligatorio che si debba sbagliare anche noi.

Non c’è assolutamente bisogno di un nuovo stadio, non c‘è assolutamente bisogno di un nuovo palasport, e io ritengo addirittura che non ci sia bisogno nemmeno di una nuova piscina. Perché questa città fino agli anni ’70 è andata avanti con la piscina del Ghighi, che era l’ex lavatoio di Fontebranda, ed ora ci sono due piscine, che avrebbero solo bisogno di essere ristrutturate, ma non ci sono soldi neanche per fare questo. Due piscine sono più che sufficienti per una città piccola come Siena, e che purtroppo sarà sempre più piccola, perché sono venuti meno i motivi per venirci a stare di casa. Questa è la situazione. Ed ora si prevede una piscina nuova in mezzo ai campi di Borgovecchio? L’unico lembo di crete senesi, famose nel mondo, che abbiamo nel nostro territorio comunale, lo vogliamo rovinare costruendoci cose di cui non c’è assolutamente bisogno? Lì ci starebbe bene una piantagione di cavolo nero, facciamoci il cavolo nero, invece di una inutile piscina.

Si dice che si riduce quasi della metà la zona urbanizzata, perché una parte consistente diventerebbe parco agricolo. Che vuol dire parco agricolo? Non certo agricoltura, perché lì sono previsti ampi parcheggi. Per andare dove? Nella piscina che non faremo? O se anche la facessimo, per andare in piscina c’è bisogno di parcheggi come se fosse uno stadio? Si è perso il senso della dimensione. Questa delibera, che non stava né in cielo né in terra, va semplicemente cancellata. I danni ci sono stati, e di questi va richiesto il risarcimento a chi tali danni li ha fatti. Basta nascondersi dietro la previsione di volerci fare un impianto sportivo polivalente… ma quando mai? Dov’è la possibilità, e dov’è la razionalità di fare un impianto polivalente in quell’area? Fra l’altro si dice che sorgerebbe vicino ad un’area intensamente urbanizzata come Isola d’Arbia. Non è vero nemmeno questo, perché le nuove costruzioni non sarebbero contigue all’abitato di Isola, ma nel mezzo ai campi di Borgovecchio, così la distruzione ambientale sarebbe completa. Questi sogni non continuiamo a lasciarli in eredità alle prossime amministrazioni. Sindaco, faccia la prima vera e grande cosa buona della sua amministrazione: levi di mezzo questa assurda previsione urbanistica e dia incarico a un legale che esplori fino in fondo la possibilità che il Comune sia risarcito dei danni che sono stati fatti.

 
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