Sono passati sette anni e Don Carlo ci manca, molto PDF Stampa E-mail
Mercoledì 06 Gennaio 2016 15:31

Sono passati esattamente sette anni da quando DON CARLO GUERRIERI è tornato alla Casa del Padre. Chi gli ha voluto davvero bene non può dimenticarlo. Era un uomo buono e allo stesso tempo autorevole, un maestro di vita, e non solo spirituale. Per questo vogliamo ricordarlo con un breve profilo.

Tanti hanno avuto modo di conoscerlo, di apprezzarlo, come minimo di averne sentito dire, e dire bene, di Don Carlo Guerrieri, un sacerdote che ha dato tanto, nella sua lunga ed intensissima vita. Monsignor Carlo Guerrieri, ma Lui non voleva essere chiamato monsignore, solo Don Carlo, e Donca per gli amici intimi,  era nato a Correggio, provincia di Reggio Emilia, il 30 settembre 1917.

Della sua terra reggiana aveva sempre conservato l’infaticabile operosità, l’ingegno vivissimo, la tenacia indistruttibile. Della terra senese, sua nuova patria, aveva assorbito l’amore per la storia, la cultura, le tradizioni, in primis le meravigliose tradizioni religiose e mariane. Don Carlo era approdato giovanissimo in terra senese, con la sua numerosa e bella famiglia. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1941, per San Pietro e Paolo, anniversario che festeggiava sempre, dopo i primi incarichi in parrocchie rurali, dal 1945 al 1963 fu parroco a Taverne d’Arbia, dove non è esagerato affermare che costruì, con le sue mani, mezzo paese: due chiese, più una ristrutturata, il teatro, il circolo, una farmacia, una scuola materna, una infinità di iniziative benefiche. Dal 1963 fino a questi primi giorni del 2009 è stato in piazza dell’Abbadia, nella chiesa di San Donato, prima come parroco, poi come rettore, amatissimo da tutta la popolazione, in particolare del centro storico.

 

 

Soprattutto, in piazza dell’Abbadia, Don Carlo è stato il creatore, e l’infaticabile promotore di Radioalleluia, la radio diocesana, una pietra miliare dell’informazione cattolica nel territorio senese.

Nata negli anni ’80, nel guardaroba della casa di Don Carlo, la radio ha mosso i primi passi, ha avuto le sue frequenze, la concessione ministeriale, un minimo di struttura redazionale, ha prodotto in tanti anni una quantità indefinibile di informazione e cultura senese, in particolare religiosa, strumento prezioso di comunicazione all’interno del mondo cattolico, e non solo.

Nel campo della comunicazione, Don Carlo è stato anche attivissimo nel cinema, quale anima e infaticabile promotore del cinema Alessandro VII e del collegato “cineforum” in piazza dell’Abbadia, teneva anche, negli anni ’70, un servizio telefonico di recensione degli spettacoli cinematografici cittadini, è stato dirigente nazionale dei cinema cattolici italiani, è stato collaboratore, per la carta stampata, del settimanale diocesano e poi consigliere di amministrazione del settimanale delle diocesi toscane, ed assistente ecclesiastico dell’Ufficio comunicazioni sociali diocesano.

Insomma, pur non avendo mai avuto la tessera di giornalista iscritto all’albo, Don Carlo Guerrieri è stato un precursore, un maestro e un simbolo per tutto il giornalismo senese del secondo dopoguerra, e non per niente era sempre invitato alle iniziative e alle feste del Gruppo Stampa senese, associazione alla quale, fra l’altro, aveva contribuito a trovare una sede.

Don Carlo è stato anche prezioso collaboratore, promotore, assistente ecclesiastico, di tante associazioni cattoliche, e negli ultimi anni lo era per il Movimento Cristiano Lavoratori di Siena.

Amante del Palio e delle contrade, già correttore della Tartuca, tartuchino egli stesso di lungo corso, e poi benvoluto anche da tutti gli altri contradaioli senesi, in particolare del Bruco e della Lupa, che non mancavano di rendergli spesso omaggio in occasione delle feste titolari.

Uomo buono e generoso, entusiasta, sacerdote dalle mille iniziative e risorse, di ingegno vivacissimo e poliedrico, pieno di una fede genuina, infantile e al tempo stesso matura e “contagiosa”, personaggio carismatico, di carattere indomito, pronto a tenere il punto su tutti i tavoli, nei dibattiti culturali come nella politica, riuscendo sempre a conquistare la stima e i cuori, quando non anche il consenso e le teste, dei suoi interlocutori.

Tutto questo, e molto altro, era Don Carlo Guerrieri, un pilastro della Chiesa di Siena, che continua a mancare tantissimo a chi scrive queste brevi note. Ci mancano i suoi scherzi, sempre divertenti e mai volgari, i suoi insegnamenti, mai stucchevoli, la sua umanità, la sua fede profonda e rassicurante.

Marco Falorni

 
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