Trigramma bernardiniano vilipeso, Cenni lo tolse dal ricettario, Valentini lo conferma come “naso” del Palazzo? PDF Stampa E-mail
Domenica 18 Ottobre 2015 13:46

La vicenda del “sorriso” innaturalmente apposto sulla facciata del palazzo Pubblico, con il trigramma bernardiniano ridotto al ruolo di “naso” di un faccione che ride senza motivo, è sì sicuramente triste, ma non è inedita.

Infatti ricorda molto da vicino un’altra clamorosa strumentalizzazione del trigramma bernardiniano, quando, nel dicembre 2002, fu ridotto al ruolo di piatto da tavola, con tanto di posate accanto e simbolo del Comune sotto, il tutto a fare da copertina ad un libro di produzione comunale, il “Ricettario di Siena”.

Intendiamoci, niente da dire sul contenuto del libro, che raccoglieva le “testimonianze di cucina e tradizioni di un popolo”, insomma le migliori ricette della tradizione gastronomica senese e toscana, veramente ottime, e chi scrive lo può dire per averne provate molte seguendo quanto scritto sul volume.

 

 

Il problema era la caduta di stile del Comune, che aveva utilizzato come piatto da tavola il simbolo di San Bernardino, che gli amministratori senesi del ‘400 vollero addirittura scolpito sulla facciata del palazzo Pubblico. In seguito ad alcune risentite reazioni nel mondo cittadino e in ambiente cattolico, i consiglieri comunali Marco Falorni e Massimo Fabio presentarono una interrogazione, in cui si stigmatizzava il fatto di “avere declassato, e con tanta evidenza, un simbolo sacro a piatto per contenere specialità gastronomiche” e si chiedeva al sindaco che cosa intendesse fare per rimediare.

Per una volta, bisogna dare atto al sindaco Cenni che riconobbe immediatamente l’errore, tanto che con una coloritissima espressione fece capire alla sua giunta che era proprio il caso di fare marcia indietro, e quindi dette disposizione di sostituire la copertina della pubblicazione, utilizzando come piatto l’orologio della torre del Mangia al posto del trigramma col Nome di Cristo, e tutto ciò fu fatto prima ancora che l’interrogazione presentata approdasse in aula.

 

 

Per completezza di informazione, ricordiamo che la citata interrogazione fu discussa nella seduta consiliare del 11 marzo 2003 ed illustrata da Marco Falorni, il quale sottolineò che i provvedimenti presi dall’Amministrazione dimostravano che la stessa avvertiva che qualcosa era fuori posto, e che forse “si era messo un piede laddove non era opportuno”. Falorni si dichiarò quindi soddisfatto della risposta ricevuta dall’assessore Donatella Cinelli Colombini, dalla quale “non ci si poteva aspettare di meno, visto che porta nel cognome il ricordo del fondatore degli Ingesuati”.

Nel 2002/2003, dunque, la prima storica strumentalizzazione del trigramma di San Bernardino finì bene, con il riconoscimento dell’errore da parte della giunta Cenni. Chissà se la giunta Valentini saprà avere la stessa sensibilità. Per il momento, non pare che ci siano segnali in tal senso.

Pico della Mirandola

 
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