Un protagonista senese d’altri tempi: Beltramo Mignanelli PDF Stampa E-mail
Martedì 13 Ottobre 2015 15:42

Scendendo le scale che portano dalla basilica di San Domenico al chiostro, lungo il muro a sinistra ci imbattiamo in molte lapidi, fatte restaurare alcuni anni or sono dal parroco padre Alfredo Scarciglia. Una lapide, esattamente la quinta, ricorda la sepoltura della famiglia Mignanelli. A questa famiglia è appartenuto Beltramo, personaggio di notevole cultura, che rivestì un ruolo di primaria importanza nelle vicende storiche a cavallo tra XIV e XV secolo. Di Beltramo se ne era persa memoria, ma recenti studi, tra i quali è da ricordare, “Tra Siena, l’Oriente e la Curia”, anno 2013, a cura di Nelly Mahmoud Helmy, hanno riportato alla luce l’importante ruolo diplomatico di questo senese che guardò oltre la sua città, ma che mai tagliò il cordone ombelicale con essa.

Beltramo, figlio di Leonardo, nacque a Siena nel 1370. Viaggiò, molto giovane, verso Tunisi, l’Egitto e   l’India, intraprendendo il mestiere di mercante. Il fratello di Beltramo, Mignanello, era amministratore giudiziario a Caffa, oggi Teodosia, in Crimea, ma all’epoca, colonia genovese sul mar Nero. Beltramo si stabilì a Damasco, in Siria, dove trovò fortuna e dove studiò la lingua araba. La conoscenza della lingua araba gli agevolò l’accesso verso autorità importanti come Barquq, sultano circasso d’Egitto. Nel 1394 a Damasco, Barquq, ricevette Giacomo della Croce, ambasciatore di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, città che all’epoca era alleata di Siena. Beltramo fece da mediatore: tradusse la lettera del Visconti e quella del sultano in risposta. Il Visconti chiedeva al sultano il permesso di restaurare la basilica di Betlemme e la protezione dei frati del Monte Sion di Gerusalemme. Mignanelli proseguì il negoziato diplomatico e ottenne il permesso di restaurare la basilica, anche grazie al patriarca abissino Matteo.

 

 

Da Damasco, nel 1395, il Mignanelli stilò un’accurata relazione per la filiale di Barcellona dell’azienda Datini, sull’andamento del mercato delle spezie in Siria ed Egitto. Percorse Iraq, Arabia, e golfo Persico lungo la via terrestre delle spezie: Hormuz-Tabriz-Trebisonda, e lungo la via marittima: Hormuz-Bassora-Catiff.

Nel 1400 Beltramo si recò a Gerusalemme per il suo secondo pellegrinaggio, mentre il sultano Tamerlano assaliva di nuovo la Siria; Beltramo fuggì al Cairo, ma nel 1402 è di nuovo a Damasco. Nel 1403 tornò a Siena, dove divenne confratello della Compagnia di San Tommaso, presso il convento di San Domenico in Camporegio. Nel 1406 sposa Gemmina Giovannetti. Ma la voglia di conoscere, e forse un po’ di nostalgia dei viaggi compiuti, lo spinsero a ricominciare la carriera diplomatica, favorito in questo dall’amicizia con Tommaso Agazzari. Entrò a far parte del seguito di Papa Gregorio XII, al secolo Angelo Correr, i cui consiglieri più intimi erano il suo nipote Gabriele Condulmer (futuro Papa Eugenio IV) e l’eminente domenicano Giovanni Banchini. Nel 1409, il Mignanelli fu podestà di Montalcino, e al seguito di Banchini, nel frattempo divenuto cardinale, Beltramo andò al concilio di Costanza, nel maggio 1415. Qui scrisse due memorie storiche: “Ascensus Barcoch”, biografia del sultano Barquq, e “Gesta impiissimi viri nomine Thomorleugh”, sul conquistatore Tamerlano. Da questo scritto si evince che al Mignanelli era noto il rapporto scritto nel 1403 da Giovanni, arcivescovo domenicano di Sultanyia (Persia). Le due relazioni risultano essere molto informate, le fonti sono sia mamelucche che persiane. Nel pensiero del Mignanelli è costante l’idea del recupero dei luoghi santi, affinché i pellegrini cristiani potessero visitare la Terra Santa in sicurezza. E proprio per proteggere i pellegrini egli arriva ad ipotizzare un dialogo stretto con i musulmani, fino ad arrivare ad una alleanza con loro, una specie di patto di non belligeranza, per lasciare libero accesso ai luoghi santi.

Mignanelli descrisse anche il conclave di Costanza, in quanto era al seguito del cardinale Banchini; questo conclave vide l’elezione di Papa Martino V, l’11 novembre 1417, sotto il cui pontificato si chiuse il grande scisma d’occidente, ristabilendo l’unità della Chiesa.

La vita avventurosa, ed allo stesso tempo l’aver ricoperto importanti incarichi, non impedì a Beltramo di prendere parte attiva anche nella sua Siena, dove nel 1423 fu console dei pupilli, nel 1426 lo troviamo tra i provveditori di Biccherna e nel 1429 ancora podestà di Montalcino. Dopo tanto girare, Beltramo morì a Siena, dove era nato, all’età di ottantacinque anni, il 26 gennaio 1455, e fu sepolto nella tomba di famiglia, nella basilica di San Domenico.

Franca Piccini

 
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