La priorità è evitare lo smembramento della casa famiglia di Montalbuccio PDF Stampa E-mail
Domenica 05 Aprile 2015 12:53

Qui di seguito pubblichiamo l’articolo sulla casa famiglia di Montalbuccio, comparso sulle pagine senesi del settimanale diocesano Toscana Oggi nella edizione datata 5 aprile 2015.

Non è il caso di abbassare la guardia, perché ancora la casa famiglia di Montalbuccio non è salva, tutt’altro. Vediamo l’attuale stato dell’arte. All’ordine del giorno del consiglio comunale del 24 marzo scorso figurava la delibera n. 74/2015 sul piano delle alienazioni 2015 per gli immobili di proprietà comunale, che comprendeva anche la vendita del “Fabbricato posto su due livelli (ex edificio scolastico), con resede di competenza, ubicato in Strada di Casciano delle Masse n. 6, della superficie commerciale di mq. 535”. Si trattava proprio della casa famiglia di Montalbuccio, gestita dalla comunità “Papa Giovanni XXIII”, che dal 2000, grazie ad un comodato gratuito, ospita disabili gravi e persone con forte disagio sociale.

Di fronte ad una scelta tanto incredibile, immediata è stata la reazione dei consiglieri di opposizione che, nella commissione competente, hanno ottenuto la sospensione della delibera, che è stata quindi stralciata dall’ordine del giorno della seduta consiliare del 24 marzo. Ma il piano delle alienazioni immobiliari si ripresenterà puntualmente nel prossimo consiglio comunale, che dovrebbe svolgersi il 16 aprile.

 

 

Non può rassicurare il comunicato stampa diramato dal Comune, dove si legge che “non c’è la minima intenzione di sfrattare gli ospiti della casa famiglia di Montalbuccio”. Se questo fosse stato vero, allora aver posto la delibera in votazione in aula, significherebbe né più né meno aver preso in giro il consiglio comunale, cioè il massimo consesso cittadino, composto dai rappresentanti eletti dal popolo senese. Tertium non datur. Ancora di più devono preoccupare le parole usate dal Comune, laddove spiegano che l’Amministrazione “sta effettuando un monitoraggio sul proprio patrimonio e si muoverà presso privati e altri enti proprietari di immobili a Siena, preferibilmente meno decentrati rispetto agli attuali, per verificare la disponibilità di locali alternativi da destinare alle attività della casa famiglia e trovare una soluzione idonea per tutti”. Se le parole hanno un senso, questo significa che l’immobile di Montalbuccio il Comune lo vuole proprio vendere e che, ad andar bene, la comunità che vi abita dovrà essere trasferita, con tutte le incognite del caso. Ma soprattutto il trasferimento implica il rischio di smembramento della comunità, fra diverse strutture già esistenti. Questo è il vero pericolo.

E’ dunque più che giustificata la mobilitazione esistente nel mondo cattolico, in quello associativo, in alcune parrocchie (per esempio in San Pietro alla Magione), in realtà che conoscono e spesso aiutano la comunità “Papa Giovanni XXIII”. Molto vivace la mobilitazione on line, in particolare su facebook, dove esiste un attivo e numeroso gruppo denominato “Salviamo la casa famiglia di Montalbuccio”. La mobilitazione sociale deve continuare e crescere ancora, in vista del prossimo consiglio comunale. I consiglieri comunali di opposizione certamente non faranno mancare la loro azione di contrasto alla vendita dell’immobile in questione, ma va ricordato che non per caso questi consiglieri vengono detti di “minoranza”. Ciò significa che esiste appunto una “maggioranza” di consiglieri che, se seguisse, come quasi sempre avviene, le indicazioni provenienti dalla giunta, voterebbe ed approverebbe tranquillamente la vendita. La lunga esperienza in consiglio comunale da parte di chi scrive suggerisce che, in questi casi, per far cambiare idea, ma davvero e non con soluzioni pasticciate, al sindaco e alla giunta, è determinante la pressione da parte dei cittadini. E allora forza, salviamo la casa famiglia di Montalbuccio!

Marco Falorni

 
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