Fortezza ed Enoteca, fra "scuppe" fasulli e occasioni sprecate PDF Stampa E-mail
Vedochiaro
Lunedì 21 Giugno 2010 15:00

In questi giorni impazzano sulla stampa due temi, fra loro collegati: lo scippo della selezione dei vini 2010, perpetrato da Toscana Promozione ai danni dell’Enoteca, e la proposta di utilizzare la fortezza come “cittadella dei sapori”, cioè come luogo di valorizzazione dei prodotti locali.

Quanto a quest’ultima proposta, fatta passare per nuova, è vecchia di oltre vent’anni. Più volte era stato proposto, in passato, fino ai primi anni Duemila, di utilizzare la fortezza come polo di accoglienza turistica, con uffici attrezzati per prenotazioni, stand con i prodotti locali, servizi igienici decorosi, spettacoli serali a ciclo continuo in estate, café chantant ecc., il tutto in collegamento con un polo di attracco dei bus turistici al campino di San Prospero. Questo tipo di utilizzo, naturalmente avrebbe automaticamente giovato molto alla stessa Enoteca. Dunque, niente di nuovo sotto il sole, ed ennesima “geniale” idea riciclata da altri che l’avevano avuta assai prima.

 

 

Ma anche dell’Enoteca in senso stretto e dei danni che si è tentato di fare a questa istituzione si è già parlato tanti anni fa. Vedochiaro, che ha buoni amici in Comune, si è procurato il dibattito avvenuto nel dicembre 2001, quando il Governo di allora aveva pensato di indebolire il ruolo nazionale dell’Enoteca. In quella occasione l’Enoteca riuscì a cavarsela, grazie soprattutto ai buoni uffici del CDU, allora esistente, ed alla buona disponibilità del sottosegretario con delega al settore, il piemontese Teresio Delfino. Se fosse stato per il garbo usato dalla maggioranza cenniana di allora, come disse in aula il consigliere Falorni, l’Enoteca poteva rischiare  di “finire a Courmayeur”.

 

 

Oggi l’attacco all’Enoteca non viene dal Governo, ma dalla Regione Toscana, la stessa che ha avuto un posto buono in Fondazione e che fa ospitare Toscana Promozione nelle filiali estere della Banca. E i compagni di casa nostra che fanno? Come li difendono gli interessi legittimi di questa comunità? Sanno solo “prendere atto”, quando ci sono di mezzo i compagni più grossi di loro, e non c’è il Cavaliere da attaccare, o sanno battere il cazzotto sul tavolino, se necessario? La risposta, almeno finora, è nei fatti, e nelle stesse patetiche dichiarazioni dei protagonisti.

Quanto alla fortezza, va ricordato che a partire dal 1933, anno in cui vi si cominciò a tenere la Mostra dei vini tipici d’Italia, voluta da Fabio Bargagli Petrucci, essa è stata, per decenni, insieme alla città di Siena, la “capitale” del vino italiano. Nel 1960 il primo grave “scippo”, con il trasferimento della mostra a Verona, dove tuttora si svolge il Vinitaly. Poi uno stillicidio di attacchi all’Enoteca da varie istituzioni, fino all’attualità.

 

 

Quanto alla fortezza, come disse Marco Falorni in consiglio comunale il 18 dicembre 2001, “il partito egemone a Siena l’ha promossa a sede della festa dell’Unità, emarginandola completamente dal tessuto vitale cittadino. Anche questo credo che non abbia giovato allo sviluppo dell’Enoteca”. I risultati di tale scelta sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Vedochiaro

 
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