Giacimenti culturali: come può valorizzarli chi non ha capito che esistono? PDF Stampa E-mail
Domenica 15 Giugno 2014 14:26

Riceviamo e pubblichiamo.

Il presidente del consiglio provinciale e membro della direzione del PD, Riccardo Burresi, ha recentemente diffuso sul web alcune amare esternazioni, che avrebbero dovuto attrarre l’attenzione di quanti hanno a cuore il futuro di Siena e del suo territorio. Afferma Burresi che “… Siena è sempre piú sola, perché l'aumento di capitale di Banca MPS di 5 miliardi di euro strappa per sempre a questo territorio la sua impresa più importante, mentre una parte del PD applaude dicendo che è un'opportunità… E’ come aver portato via la Fiat da Torino e pensare che sia un'occasione. Quando i nuovi padroni del Monte saranno cinesi, russi e sudamericani cosa ne sarà di Siena? Qualcuno pensa che avranno a cuore i bisogni di famiglie e imprese senesi? Qualcuno pensa che la sede e la direzione generale della Banca resteranno a Siena? Qualcuno pensa che non ci saranno licenziamenti per i dipendenti del Monte?”. Giustamente l’esponente PD incentra la sua analisi sulle attuali sofferenze - economiche, societarie e gestionali - di MPS e non serve spendere altre parole per sottolineare, oltre al forte rammarico causato dalla perdita dei benefici che la città traeva dagli utili della Banca, il rischio reale che Siena sia abbandonata dalla direzione generale dell’Istituto e quindi dalle migliaia di dipendenti che vi lavorano e che riversano sul mercato locale i propri stipendi. Come non serve spendere altre parole per ricordare che un MPS in bonis avrebbe rappresentato una risorsa eccezionale nella fase recessiva che sta attraversando la nazione, un valore aggiunto che avrebbe permesso ai senesi di vivere come in un’isola felice. Inoltre Burresi riconosce con onestà gli errori commessi dagli amministratori locali negli ultimi anni e non può risparmiare una pesante critica al partito cha a Siena ha sempre avuto responsabilità di governo: “…il PD è chiuso in un assordante silenzio, così come non dice niente dei disastri del passato che sono la causa di una Siena sempre più isolata, in crisi e sola. Il PD è stato più impegnato a riciclare negli organi interni i responsabili dei drammi che hanno messo in ginocchio Siena che a indicare un futuro. Adesso è il momento di cambiare. Serve voltare pagina. Serve trovare il coraggio di dire basta. Serve indicare una strada per rialzarsi”.

 

 

La diagnosi è ineccepibile, documentata dall’analisi della linea politica espressa da questo partito a Siena almeno nell’ultimo ventennio, che non è esente da errori clamorosi nelle scelte di programma e soprattutto degli uomini: errori che hanno prodotto, sono parole di Burresi, “i disastri del passato”. E’ vero: errori recenti, ma anche lontani, perché già negli anni del dopoguerra, quando si inseguivano le vane chimere di una industrializzazione da noi inutile e dannosa, Siena non è mai stata al centro di un progetto di sviluppo che ne evidenziasse il patrimonio culturale, impiegandone proficuamente lo straordinario potenziale e ponendo le basi per la trasformazione della città in un centro specialistico di alti studi: nella Heidelberg o nella Oxford italiana. Questa carta, in sinergia con quella del turismo di qualità, non è mai stata giocata con la dovuta convinzione e troppe volte è prevalso il timore che la politica potesse subire scomodi condizionamenti dalla comunità accademica. E’ pure mancato il ricorso a quella programmazione corale che invece suggeriva (e suggerisce) la peculiarità culturale della città, dove il patrimonio intellettuale è appannaggio non solo dell’antica Università, ma anche di un manipolo di enti noti e apprezzati in tutto il mondo per la capacità di produrre cultura ad alto livello. Evidente è il riferimento alle gloriose Accademie, che nell’ambito di discipline letterarie, musicali, scientifiche e storiche hanno svolto un ruolo importante per la formazione del sapere in Italia e nel mondo; ai celebri musei e ai fecondi archivi di assoluto interesse internazionale; alle molte biblioteche, ricche - come la Comunale degli Intronati - di incunaboli e collezioni antiquarie; o dotate di fondi specialistici nelle scienze naturali - come quella dei Fisiocritici -; nelle discipline musicali - come quella Chigiana -; nella storia dell’arte - come le prestigiose collezioni librarie già appartenute ai professori Briganti, Carli, Brandi e Borghini, e recentemente donate alla città. Dunque un patrimonio intellettuale tanto vasto, quanto prezioso, che da solo è sufficiente a fare di Siena una reale e non secondaria capitale della cultura, ma che non è mai stato gestito con la consapevolezza della sua rilevanza e impiegato con proficua determinazione nell’interesse della città.

 

 

La politica a Siena ha imposto altre scelte: non solo l’idea di un polo di alti studi non ha mai preso corpo, ma molti beni intellettuali non sono mai stati valorizzati come avrebbero meritato, finendo colpevolmente e tristemente emarginati in un dimenticatoio che non serve a nessuno. Non è un caso che le citate biblioteche di storia dell’arte ancora non siano state accorpate in un unico grande centro specialistico: una struttura di livello internazionale per l’eccezionale sinergia tra tesori artistici e preziose risorse librarie, e pulsante di iniziative per l’interesse che sicuramente desterebbe in studiosi italiani e stranieri (fino ad oggi costretti ad emigrare all’Istituto Germanico di Firenze). Soprattutto, non è un caso che un formidabile complesso museale come il Santa Maria della Scala non si possa ancora definire “il tempio dell’arte senese”, come lo aveva acutamente pensato Cesare Brandi molti anni fa. E lunga è la serie di incompiute non occasionali, ma conseguenti direttamente alla mancanza di una visione corale del fenomeno “cultura” a Siena, che pure trovano collocazione tra i “disastri del passato” attribuiti da Burresi al PD e attestano l’inadeguatezza degli uffici cultura della pubblica amministrazione. L’incapacità di dialogare e di interagire di questi enti con quelli non istituzionali, ne ha evidenziato un preoccupante immobilismo programmatico, suscettibile pure di ritorcersi contro l’infaticabile impegno di Pier Luigi Sacco nella sua direzione della candidatura di Siena al concorso europeo; basti pensare che il Comune lo ha supportato con commissioni tanto pletoriche quanto inutili, ma non gli ha mai proposto la collaborazione delle Accademie cittadine.

 

 

Se è corretto che Burresi inviti a “voltare pagina”, non dimentichiamo che in un sistema democratico il partito di governo deve assumere la responsabilità della sua azione politica, anche quando gli effetti sono negativi; una responsabilità che non è ridimensionabile con assurde contorsioni dialettiche come quella della “discontinuità” e non può beneficiare dell’ammissione di colpa come di una condizione esimente. Pertanto, il forte, legittimo impulso al cambiamento espresso da Burresi dovrebbe essere interpretato solo come un invito a ripudiare il partito che ha governato male, causando tanti “disastri”. Ogni diverso risultato può solo far pensare a forme improprie o anomale di democrazia e per questo molte persone in Italia - anche prime firme del giornalismo nazionale - si domandano come sia possibile che i senesi continuino a dare il proprio consenso al PD, diventando consapevolmente e reiteratamente corresponsabili “di una Siena sempre più isolata, in crisi e sola”. Speriamo che quando si accorgeranno dei loro errori elettorali e vorranno davvero cambiare il registro della politica cittadina non sia troppo tardi…

Ettore Pellegrini

 
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