Dopo aver distrutto la città, ora resta da distruggere l’ospedale PDF Stampa E-mail
Giovedì 16 Gennaio 2014 20:30

Dunque, riepiloghiamo: per decenni sull’ospedale delle Scotte sono state riversate enormi quantità di risorse pubbliche, comprese ovviamente quelle di provenienza riferibile alla comunità senese, per opere edilizie, nuovi impianti, adeguamenti di ogni tipo; anche di recente, si è speso molto per il nuovo pronto soccorso, e già sono previsti, fra gli strumenti urbanistici, nuovi parcheggi, circonvallazione eccetera; addirittura, la giunta Valentini ha imposto alla sua maggioranza, in consiglio comunale, di approvare una variante urbanistica per consentire nuove volumetrie all’interno del recinto ospedaliero, variante di dubbia utilità, e probabilmente dannosa almeno quanto a logistica, per i riflessi negativi sulla viabilità.

Dopo tutto questo, una mattina ci si alza, si apre il giornale e si legge: “Le Scotte sono obsolete. Costruiamo un nuovo ospedale. La proposta del sindaco Bruno Valentini al governatore Rossi e all’Università” (cfr. La Nazione Siena del 16 gennaio 2014, pagina 2, ndr). Dopo un momento di smarrimento, e raccolte le forze per leggere l’articolo, apprendiamo il pensiero di colui che i senesi hanno scelto come loro primo cittadino: “Abbattere l’attuale ospedale, che tra l’altro rovina lo skyline di Siena vista dal Chianti”, il tutto per un costo di “probabilmente con 3-400 milioni si fa”. Lo dice il capo di un Comune che non ha letteralmente i soldi per rifare un marciapiede, ed aggiunge però di essere “andato l’altro giorno a Firenze per anticipare al governatore Enrico Rossi l’inizio dei discorsi intorno alla necessaria ristrutturazione dell’ospedale”.

 

 

Domanda: ma perché la Regione Toscana, alla quale si è chiesto di recente, ottenendolo, di spendere la bellezza di 110 milioni di euro per acquisire la proprietà dell’ospedale - cosa del tutto inutile per la Regione stessa, e fatta solo allo scopo di contribuire a tamponare in parte il disastroso buco di bilancio dell’Università di Siena - dovrebbe ora spendere per buttare giù il proprio edificio e per rifarne uno nuovo? “Rottamiamo le Scotte” dice Valentini, neanche avesse rilasciato l’intervista, che dire, magari dopo una serata briosa in discoteca!

Conclusione: che il complesso ospedaliero sia fatto male non lo pensa solo Valentini, lo pensiamo anche noi, insieme a tanti altri. Ma si dà il caso che l’ospedale c’è, e con quello dobbiamo fare i conti. E non è certo impossibile farlo funzionare meglio, anche perché l’organizzazione dei servizi dipende dalle persone, non dai muri.

Il sindaco in carica parla con una leggerezza fantastica. Per esempio, ha un’idea di quanti anni passerebbero fra smantellamento dell’ospedale, sua ricostruzione e messa in funzione? Nel frattempo, dove dovrebbero curarsi i senesi, a Terontola? Sì, perché, attenzione: il sindaco non vuole costruire “un altro” ospedale da un’altra parte, vuole buttare giù quello che c’è, e quello nuovo rifarlo proprio lì.

Che facciamo, vogliamo ricominciare con le “grandezzate”, non sono bastate quelle dell’era Cenni? Dopo le promesse tanto faraoniche quanto impossibili e ridicole - nuovo mega-stadio, nuovo mega-palasport, metropolitana leggera - ora si comincia con il nuovo mega-ospedale, e poi?! Da un lato, forse, Valentini ha ragione, perché gli elettori senesi hanno dato ampia dimostrazione di saper digerire questo ed altro. Ma si è sempre sentito dire che c’è un limite a tutto.

Pico della Mirandola   

 
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