Ma quante persone deve sbranare Bersani?! PDF Stampa E-mail
Mercoledì 14 Agosto 2013 09:02

Non sarà inutile una carrellata su ciò che hanno scritto i giornali all’indomani della chiusura dell’inchiesta sull’acquisto di Antonveneta.

“Antonveneta, la Procura di Siena chiude l’inchiesta”. Il Fatto Quotidiano 31 luglio 2013 pagina 16

“I pm contestano anche l’insider trading. ‘Avvisi’ per tutti gli indagati”. La Nazione Siena 31 luglio 2013 pagina 5

“MPS, una rete di affari e politica. La Procura: nessun vantaggio personale o tangenti per gli ex vertici della Banca, e nessun illecito nell’operazione Antonveneta. Le nomine e il ruolo del PD nei racconti degli ex amministratori locali”. “Le mani del centrosinistra sulle nomine della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e sull’istituto della banca di Rocca Salimbeni. E’ lo spaccato raccontato dall’ex sindaco di Siena Franco Ceccuzzi agli inquirenti, che ieri hanno concluso l’indagine con l’acquisizione di Antonveneta con undici avvisi notificati ad altrettante persone. Ceccuzzi ha spiegato che le nomine passavano attraverso riunioni con personaggi di spicco”. Simone Innocenti, Corriere Fiorentino 1 agosto 2013 prima pagina.

“Monte Paschi - Antonveneta i pm non trovano la tangente. Dure accuse a Mussari che spifferò i dettagli dell’operazione ai politici amici del PD. Indagati Banca, Sindaci e Jp Morgan. Ma nessuna maxi stecca sulla fusione”. Davide Vecchi, Il Fatto Quotidiano 1 agosto 2013 pagina 7

“Inchiesta Mps: la spartizione. E il ruolo dei vertici DS e PD. Accuse a JP Morgan, insider trading per Mussari”. “La nomina dei manager e le scelte strategiche per la gestione del Monte dei Paschi di Siena hanno sempre avuto l’avallo dei DS prima e del PD poi: è quanto emerge dall’indagine sull’acquisizione di Antonveneta e dalle testimonianze di alcuni dirigenti locali del partito”. Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera 1 agosto 2013, prima pagina.

 

 

“I soldi a Siena non servivano, la tangente era la Banca. Quello che interessava alla politica era il controllo su MPS e il potere che garantiva in Toscana e fuori. Potentato rosso da Luigi Berlinguer a Bersani e Amato fino all’ex sindaco Ceccuzzi: nell’inchiesta su Antonveneta la rete tra Montepaschi e partito”. Davide Vecchi, Il Fatto Quotidiano 2 agosto 2013 pagina 12.

“Rossi, l’Europa e le critiche a MPS ‘Stato socio per salvare la banca. Il governatore scrive al premier Letta dopo i rilievi del commissario Almunia al piano Profumo ‘Ricetta troppo dura, rischio smembramento’. E difende il PD: ‘Chi criticava andrebbe sbranato’ ”. All’interno dell’articolo si legge: “Il governatore, che su Facebook aveva postato un duro ‘chi sperava in un coinvolgimento diretto del PD in cambio di soldi ora andrebbe semplicemente ‘sbranato’ come disse Bersani”. Mauro Bonciani, Corriere Fiorentino 2 agosto 2013 pagina 3.

“Antonveneta: secondo Mussari ‘non ci fu ingerenza politica’ ”. E all’interno dell’articolo si legge: “In quegli interrogatori, pieni di ‘non ricordo’,  Mussari mette a verbale che ‘non ci furono ingerenze politiche nell’acquisizione di Antonveneta’. Tesi contraddetta però dall’ex sindaco Maurizio Cenni, che faceva parte della Fondazione, quando parla di ‘pressione psicologica che c’era sul Monte per acquistare la Banca’ da parte dei dirigenti nazionali dei DS le cui ‘anime erano fortemente interessate alla gestione di Rocca Salimbeni’ ”. Simone Innocenti, Corriere Fiorentino 2 agosto 2013 pagina 3.

“Riunioni e incontri segreti: i passaggi del confronto tra Banca d’Italia e i vertici MPS”. Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera 2 agosto 2013 pagina 14.

“Il papello”. “Le mani della politica su MPS e Fondazione. Dagli atti dei pm emergono intrecci e riunioni. L’inchiesta su Antonveneta scoperchia un pentolone che va oltre l’acquisizione”. E all’interno si legge: “Il riferimento politico di Mussari era Ceccuzzi. Ceccuzzi, a sua volta, può essere inquadrato nell’ala dalemiana dei DS. Il punto di riferimento di Mussari nel PDL era l’onorevole Verdini. Posso affermare, inoltre, che altra persona con cui Mussari aveva dei rapporti era Gianni Letta”. A parlare è il presidente della Fondazione MPS, Gabriello Mancini, nell’interrogatorio reso ai magistrati senesi il 31 gennaio 2013”. Giulia Maestrini, La Nazione Siena 3 agosto 2013 pagina 3.

“Intercettazioni telefoniche. I tanti ‘no’ del gip alle richieste dei pm. ‘Appaiono superflue in relazione alla prospettazione accusatoria’. Cecilia Marzotti, La Nazione Siena 3 agosto 2013 pagina 2.

“B., Gianni Letta e Rutelli sul Monte”. E all’interno dell’articolo si legge: “Davanti ai pm Mancini spiega poi che ‘l’onorevole Ceccuzzi mi riferì che anche per i DS vi fu un assenso a livello nazionale’ e che poi lo stesso Mussari, ‘mi confermò di avere il sostegno del partito a livello nazionale’. Franco Ceccuzzi, all’epoca dei fatti onorevole e poi sindaco di Siena nel 2011 per appena un anno, rivela che la scelta di Mussari fu raggiunta da Fassino, D’Alema e altri del centro-sinistra”. Ed ancora si legge: “le circa trentamila pagine degli atti raccontano gli anni precedenti il 2010. E in quel periodo è il centro-sinistra a gestire le nomine e suggerire le variazioni degli assetti. Lo ricorda in maniera molto chiara Fabio Ceccherini, all’epoca Presidente della Provincia di Siena. ‘Coloro che maggiormente erano attenti al territorio e alla Banca erano Bassanini e Amato. Ricordo di aver avuto in più occasioni colloqui anche con D’Alema. Egli esprimeva le sue perplessità sulle modalità di governance della Banca, affermando che il sistema di nomine della Fondazione e, conseguentemente, della Banca, era di tipo medievale, perché troppo legato agli enti locali. Auspicava un’apertura della Banca, un suo maggiore radicamento sul territorio nazionale e una politica industriale che fosse più attenta alle esigenze del mercato. Facevo presente a D’Alema che invece, era opportuno che la Banca rimanesse legata al territorio. I colloqui con D’Alema li colloco in un periodo sia antecedente che successivo al 2006’. Poi dal 2010 e soprattutto dall’anno successivo, quando ormai tutto comincia a crollare e i magistrati hanno già avviato le indagini, interviene anche il PDL. Una parte politica non bastava più”.  Davide Vecchi, Il Fatto Quotidiano 3 agosto 2013 pagina 10.

 

 

“Il salotto buono del prestito-truffa. Da Mediobanca a Fonsai a Unipol alle Generali: nel “fresh” al centro dell’inchiesta hanno investito tutti”. Stefano Feltri, Il Fatto Quotidiano 3 agosto 2013 pagina10.

“Così i partiti si spartivano il Monte. L’interrogatorio di Mancini: ‘Io e Mussari nominati dai politici’. I nomi di DS, PD e PDL”. E all’interno dell’articolo si legge: “E’ ad esempio Gabriello Mancini, presidente uscente della Fondazione MPS, a collocarlo in una riunione  assieme a ‘Elisa Meloni, Cenni, l’ex presidente della Provincia Ceccherini, gli onorevoli Monaci e Ceccuzzi’. Una riunione che doveva servire ad aumentare i consiglieri, perché così voleva Mussari, l’uomo forte di Siena che ‘mi confermò di avere il sostegno del partito nazionale’, racconta Mancini. Ceccherini, sentito a verbale, spiega: ‘So, per averne parlato con l’onorevole Bassanini, che delle nomine furono informati i responsabili nazionali dei DS. Le nomine, secondo il racconto di Mancini, si decidono nei corridoi della politica, ex Margherita ed ex DS in testa. ‘La mia nomina - dice ancora Mancini - fu decisa dai maggiorenti della politica locale e regionale e condivisa dai vertici nazionali. Lo stesso accadde per Mussari’. L’ex sindaco Maurizio Cenni, anche lui sentito a verbale, ricorda di aver avuto colloqui su quelle nomine con Ceccuzzi per aggiungere che ‘le diverse anime dei DS erano fortemente interessate alla gestione della Banca’. Le deposizioni dei politici senesi però sono fortemente discordanti dai ricordi che Mussari e l’ex direttore generale Vigni fanno ai pm: ‘Nessuna ingerenza da parte della politica’ sostengono”. Simone Innocenti, Corriere Fiorentino 3 agosto 2013 pagina 9.

“MPS, così la politica si spartiva le poltrone di Banca e Fondazione. Inchiesta Antonveneta: l’intreccio tra poteri nelle dichiarazioni di Mancini ai pm”. Cecilia Marzotti,  La Nazione Economia e Finanza 3 agosto 2013 pagina 25.

“MPS, pressioni della politica per la scalata a Unipol. Il centrodestra e le nomine”. All’interno dell’articolo si legge: “Fassino e la scalata a Unipol. E’ il 12 febbraio scorso. Davanti ai pubblici ministeri Nastasi, Natalini e Grosso, arriva Marco Parlangeli, provveditore della Fondazione MPS dal 2003 al 2011. Sostiene che quando fu informato dell’acquisizione di Antonveneta ‘fui sorpreso dal prezzo che  a me sembrava particolarmente elevato e lo segnalai a Mussari dopo l’acquisizione’. Ricostruisce, seppur tra mille incertezze, il ruolo avuto dalla Fondazione. Poi i magistrati affrontano il capitolo delle possibili ingerenze dei partiti  e lui dichiara: ‘Non so di pressioni politiche per l’acquisizione di Antonveneta. Le uniche pressioni politiche di cui sono a conoscenza sono quelle esercitate da Piero Fassino sul presidente Giuseppe Mussari per supportare Unipol nella scalata alla Bnl. A tale pressione mi sono opposto perché ritenevo che quell’operazione non era favorevole a MPS’. La trattativa di Letta. Mancini descrive agli inquirenti la ‘spartizione’ del consiglio di amministrazione di MPS ‘ composto da tre persone - Mussari, Graziano Costantini e Fabio Borghi, quest’ultimo espressione anche della Cgil - inquadrabili nell’area ex DS, due persone - Ernesto Rabizzi e Monaci - inquadrabili nell’area ex Margherita, una persona Andrea Pisaneschi - espressione del PDL”. Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera 3 agosto 2013 pagina 16.

“ ‘Così la politica governava MPS’ Restano i misteri”. Nello Scavo, Avvenire 3 agosto 2013 pagina 13.

“L’ex presidente Mussari spingeva ‘per fare in fretta’. Vigni: ‘Non ho condotto le trattative’”. Giulia Maestrini, La Nazione Siena 4 agosto 2013 pagina 2.

 

 

“D’Alema, Fassino e Chiti auspicavano che MPS crescesse. Banca e politica: si discuteva a livello locale e nazionale”. “E all’interno si legge: ‘Vi furono anche alcune prese di posizione da parte di uomini politici quali Fassino, D’Alema e Chiti che auspicavano un ampliamento della Banca’: lo dice l’ex sindaco  Franco Ceccuzzi, interrogato dai pm il 5 ottobre 2012 (…) La politica e la Banca, dunque. Da anni, da quando si comincia a discutere delle nomine. Ad esempio nel 2006 quando ‘quale segretario dei DS ho partecipato a diverse riunioni nel corso delle quali si è raggiunto un accordo concernente la governance della Banca e della Fondazione’, ancora le parole di Franco Ceccuzzi. (…). Nel gennaio 2012, racconta ancora l’ex sindaco ai pm, ‘ ho avuto alcuni colloqui con l’onorevole Bersani e con l’onorevole D’Alema aventi a oggetto la situazione della Banca e della Fondazione’. Al centro del confronto la scelta del nuovo dg e soprattutto del nuovo presidente di Banca MPS, su cui Ceccuzzi si dice ‘contrario ad una riconferma di Mussari’, chiedendo quindi ai due leader nazionali ‘sostegno politico per l’operazione (di cambiamento, ndr) che da lì a qualche mese sarebbe stata fatta. L’onorevole Bersani mi disse che avrei avuto il sostegno del partito’. Che, in effetti arrivò. ‘Ricordo che D’Alema mi telefonò dicendomi che aveva parlato con Profumo’. E così via”. La Nazione Siena 4 agosto 2013 pagina 3.

“Inchiesta Antonveneta, la guerra dei telefoni. Tre no del gip alla Procura sulle intercettazioni”. Simone Innocenti, Corriere Fiorentino 4 agosto 2013 pagina 9.

“JP Morgan scrisse a Mussari ‘Giuseppe sei il genio del male!’ Prima che fosse ufficiale, la banca USA già benediva l’affare Antonveneta”. All’interno si legge: “Niente nastri. Più volte i magistrati hanno chiesto di poter intercettare i protagonisti del caso Monte Paschi. Il gip glielo ha sempre negato”. Valeria Pacelli e Davide Vecchi,  Il Fatto Quotidiano 4 agosto 2013 pagina 8.

“Quando politica e Fondazione dissero no alla vendita di MPS ai baschi del Bbva”. All’interno si legge: “Il provveditore della Fondazione MPS, Marco Parlangeli, l’uomo della trattativa  coi baschi del Bbva, entra più nei dettagli: ‘Avevo avuto diverse interlocuzioni col direttore finanziario e gli approfondimenti erano tali che la fusione si poteva concretizzare  - dice ai magistrati - ciò avrebbe comportato che la Fondazione MPS avrebbe avuto circa il 12% della nuova banca  ed un terzo dei consiglieri di amministrazione , per di più non solo non avrebbe dovuto sopportare nessun impegno economico, ma addirittura avrebbe avuto un  premio pari a circa un miliardo di euro per effetto del concambio delle azioni. La sede italiana sarebbe stata a Siena’ (…) ‘Giorni dopo, conclude Parlangeli, ‘venni a sapere che il sindaco Cenni aveva bloccato l’operazione’. Mussari, interrogato sul punto, balbetta, non ricorda che si fosse andati così avanti, ne parla come delle tante trattative naufragate (“non mi pare fosse una cosa stringente”). Nelle carte delle indagini su Antonveneta non si trova il  perché del voltafaccia, i magistrati d'altronde cercavano altro, eppure l’impressione è che proprio in quel dicembre 2006 si cementò l’assetto di potere che porterà Monte dei Paschi al tracollo”. Marco Palombi, Il Fatto Quotidiano 4 agosto 2013 pagina 8.

 

 

“MPS, tre procure cercano conti segreti. Dalle rogatorie nuovi spunti investigativi”. Ed all’interno si legge: “Il nome di Scarano  e degli ex vertici di Mps, tra cui l’allora presidente Giuseppe Mussari  e il suo braccio destro Antonio Vigni, compaiono anche in una inchiesta  della procura di Salerno sul fallimento del pastificio ‘Antonio Amato’. I pubblici ministeri che stanno investigando su queste vicende si sono scambiati informazioni che dopo l’estate porteranno a nuovi procedimenti”. Nello Scavo, Avvenire 4 agosto 2013 pagina 17.

“MPS, tutte le intercettazioni negate dal gip. No agli ascolti di banchieri e politici coinvolti. Il giudice ferma persino una perquisizione a Mussari”. E all’interno dell’articolo si legge: “Mancini, ad esempio, riferisce di aver cercato Gianni Letta e altri esponenti politici per sapere chi nominare nel Cda della Fondazione. Oppure Ceccuzzi, che ricostruisce a verbale le riunioni con i vertici del centro sinistra (da Piero Fassino a Massimo D’Alema, Valter Veltroni, Francesco Rutelli, ed è citato persino Pierluigi Bersani, nel 2012 segretario  del PD) per accordarsi su nomine e strategie da attuare, quali e quante informazioni in più avrebbero avuto i pm intercettando il suo telefono? Ma il gip Bellini non ha ritenuto necessario autorizzarle. Avrà avuto i suoi buoni motivi”. Davide Vecchi, Il Fatto Quotidiano 5 agosto 2013 pagina 3.

“Agenda Mussari: i Letta, Amato e Napolitano. Agli atti dell’inchiesta gli incontri con i big. Quand’era già indagato per l’aeroporto di Siena, il capo MPS vedeva parlamentari di destra (fra cui Fini) e di sinistra (fra cui D’Alema, Bassanini e Latorre) per dare la scalata all’ABI”. Il Fatto Quotidiano, prima pagina 6 agosto 2013. “Le larghe intese di Mussari per salire ai vertici dell’ABI. Inchiesta MPS, nell’agenda dell’ex numero uno gli appuntamenti con D’Alema, i Letta, e la Santanché. Ma lui era già indagato per l’aeroporto”.  E all’interno dell’articolo si legge: “Mussari sale due volte al Quirinale ‘per udienza privata con Giorgio Napolitano’, annota in agenda. Ai soliti Amato, D’Alema, Latorre, si aggiungono Pierluigi Bersani, Fabrizio Cicchitto, Luciano Violante, Gianfranco Conte, Antonio Tajani”. Davide Vecchi, Il Fatto Quotidiano 6 agosto 2013 pagina 6.

“MPS, l’ultimo schiaffo di Mancini: ‘Antonveneta? Fu presunzione. L’ex numero uno: quella scalata la voleva la città, non potevamo opporci”. Mauro Bonciani, Corriere Fiorentino, 7 agosto 2013 pagina 5.

“Botin: Antonveneta, decisi io il prezzo. E Mussari obbedì. Il presidente di Santander ai pm di Siena: ‘Non ci fu alcuna trattativa, solo una telefonata. Prendere o lasciare: hai 48 ore per scegliere’. E arrivò l’ok”. E all’interno si legge: “Gli inquirenti poi chiedono di spiegare il motivo per cui non si è proceduto alla due diligence preventiva e senza prevedere le clausole di salvaguardia nell’acquisto: ‘Erano condicio sine qua non per la conclusione dell’affare Antonveneta’ Risponde Botin: ‘il motivo fu la condizione di superiorità che aveva Santander in queste negoziazioni. Includemmo quelle clausole perché sapevamo di poterle esigere  e non volevamo che intervenisse una revisione a rovinare l’accordo. Per noi l’interesse era chiudere in maniera immediata’. Ma quando gli inquirenti gli chiedono se anche l’accettazione dell’obbligazione di pagare interessi sopra l’importo pattuito, a partire dalla data dell’accordo fino al closing, era un’ altra condizione sine qua non  per la conclusione dell’affare Botin dice di ‘non ricordare bene’. Mano a mano che i magistrati entrano nei dettagli dell’operazione la memoria di Botin svanisce. Come in merito al pagamento degli 8 miliardi di debito di Antonveneta con Abn Amro che MPS si accollò portando così l’operazione dai 9 agli oltre 17 miliardi di euro”. Davide Vecchi, Il Fatto Quotidiano 10 agosto 2013 pagina 11.

“Mancini fuori dalla Fondazione sfasciata. L’uomo della Margherita: ‘Mussari mi ha ingannato’. Ma ai giudici ha detto che tanto doveva dire sempre di sì”. Giorgio Meletti, Il Fatto Quotidiano 10 agosto 2013 pagina 11.

 

 

Alla fine di questo piccolo amarcord fatto attraverso la  rassegna stampa riguardo all’affare Monte dei Paschi-Antonveneta, ci vengono alla mente le parole di Pierluigi Bersani, all’epoca segretario del PD, pronunciate il 26 gennaio scorso. Eravamo solo all’inizio di quello che sarebbe diventato ‘lo scandalo Montepaschi’ e Bersani disse: “Se ci attaccano su MPS li sbraniamo”, parole applaudite dal popolo dello zoccolo duro presente ad ascoltarlo. Le parole di Bersani sono state riprese di recente dal governatore della Toscana Enrico Rossi su Facebook. Alla luce dei fatti, emersi dalle oltre trentamila pagine dell’inchiesta sul Monte dei Paschi, portata avanti con tenacia e professionalità dai pm della Procura di Siena, viene da chiedersi: ma quanta gente deve sbranare Bersani? Bersani ha da sbranare tanta gente, a cominciare dai suoi più illustri compagni di partito, per arrivare a lui stesso, che figura presente in alcuni incontri dove venivano prese le decisioni su MPS.

La gioia di Rossi, quando riprende le parole di Bersani (v. sopra Mauro Bonciani, Corriere Fiorentino 2 agosto 2013 pagina 3), ne esce ridimensionata dalla posta in gioco alla quale tenevano tanto gli esponenti locali e nazionali del PD. Essa infatti  era il mantenimento del controllo politico sul terzo polo bancario italiano, almeno da quanto emerge dalle notizie di stampa riprese dalle carte della Procura di Siena, dove gli esponenti senesi del PD, con i loro racconti, mettono in luce i legami stretti tra gli esponenti del PD nazionale e la Banca senese. Da qui emerge quanto fosse importante il controllo del PD sul terzo polo bancario italiano. I racconti dei politici senesi del PD, riportati davanti ai pm, sono scritti a verbale nelle oltre trentamila pagine di questo filone di inchiesta conclusosi il 30 luglio scorso.

Ma a Bersani non bastò “sbranare”.  Sempre a proposito dello scandalo Monte dei Paschi ebbe a dire il 23 gennaio 2013: “Il PD fa il PD, le banche fanno le banche”. Effettivamente, visto il disastro che è stato fatto con la gestione piddina del Monte dei Paschi, è bene che il PD faccia il PD: e basta!

Da Siena mancano circa 20 miliardi di euro. La città è col cappello in mano. Migliaia di posti lavoro a rischio. Il Monte dei Paschi aspetta che l’Europa dia il via libera al ministero del Tesoro italiano, affinché conceda il maxi prestito di oltre 4 miliardi affinché la Banca possa sperare di essere salvata.

Comunque le indagini continuano, come ebbe a precisare il generale Giuseppe Bottillo, capo del nucleo valutario della Guardia di Finanza.

Ci saranno altre persone da sbranare? Bersani e Rossi affilino i denti e, visto quanto emerso fino ad ora, si guardino intorno!

Cassandra

 
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