Senesi sedotti e beffati. Ma vuoi mettere una bella giornata di mare... PDF Stampa E-mail
Domenica 14 Luglio 2013 16:00

Il dibattito sul Monte dei Paschi svoltosi lo scorso 12 luglio 2013 in consiglio comunale dimostra che, dopo le elezioni amministrative, nella politica senese nulla è cambiato: il “Sistema” è ancora saldamente al potere, e paradossalmente, proprio grazie all’impoverimento generale della città, esce rafforzato dalla prova elettorale, il PD, nella sua declinazione ceccuzziana, domina la scena, gli alleati sono sempre più docili e sottomessi, il muro di gomma nell’aula consiliare è sempre lo stesso, solo, al posto dell’espressione tetragona di Franco Ceccuzzi, assume le forme, con annesso sorrisetto accattivante, di Bruno Valentini. Ma la sostanza non cambia. Stessa capacità di dire tutto e il contrario di tutto, stessa disinvoltura nel rinnegare le posizioni prese appena pochi giorni prima, e soprattutto stesso dominus dietro le quinte, con sindaco politicamente “prigioniero”, affidato al controllo della sub-comandante Persi.

 

 

Il ridimensionamento di Valentini. Chiaro che la posizione del nuovo sindaco, stante la geografia politica del nuovo consiglio, era difficile. Ma si sperava in un po’ di coraggio, e quindi di autonomia, in un po’ più di coerenza con le promesse fatte in campagna elettorale, insomma, ci voleva un po’ più di personalità. E invece, alla prima prova severa, Valentini si arrende senza lottare. Tante volte, in campagna elettorale, perfino alla vigilia del ballottaggio, e addirittura pochi giorni prima del dibattito consiliare, si era detto contrario alla rimozione del vincolo del 4 per cento. Poi si arriva al momento della verità e il vincolo diventa improvvisamente anacronistico, provinciale, ideologico, indifendibile. Garanzie alternative per il mantenimento del collegamento fra Banca e città: zero. D’altra parte, il sindaco è montepaschino, come tante volte i candidati suoi concorrenti avevano ricordato prima delle elezioni. Ed appena si è parlato di Monte dei Paschi, Valentini ha ceduto subito. Sarà contento il presidente Profumo. E sarà contento Ceccuzzi, che più volte si era vantato di aver voluto Profumo alla presidenza della Banca.

 

 

Un vincolo anacronistico, ma non per gli altri. Anche Unicredit ha il vincolo di voto per i soci, posto alla quota del 5 per cento. E quel vincolo, quando amministratore delegato di Unicredit era Profumo, non è stato rimosso. E’ stato invece rimosso Profumo. E, come è stato ricordato in consiglio comunale, non esiste alcuna legge che obbliga il Monte dei Paschi alla rimozione del vincolo del 4 per cento. La rimozione è una libera scelta. Una scelta che viene fatta per favorire l’ingresso di nuovi soci privati. Quali soci? Per la città non c’è nessuna garanzia. La mozione di maggioranza approvata non dice quasi niente, in sostanza si limita ad un atto di fiducia verso i vertici della Fondazione attuale (che in passato erano stati invece duramente attaccati proprio dal PD e da Ceccuzzi) e della Banca. La storia recente ci insegna che per anni i senesi si sono fidati. E si è visto come è andata a finire. Ora continuiamo a fidarci. Come finirà? Sarà il caso di consultare l’astrologo? In fondo, le minoranze unite chiedevano solo un impegno unitario del consiglio almeno a rinviare una decisione irreversibile, al fine di avere il tempo di concordare e ottenere garanzie concrete per il mantenimento del vincolo fra Banca e città. Il PD ceccuzziano (quello valentiniano non si vede e non si sente) non ha concesso neanche questo.

 

 

Un ordine del giorno che ha comunque un significato. I 12 consiglieri comunali che hanno firmato e votato l’ordine del giorno alternativo (respinto poi con 20 voti contrari e 12 favorevoli), rappresentavano tutti i gruppi di minoranza più due consiglieri di maggioranza del gruppo Siena Cambia. Basandosi sui risultati elettorali del primo turno delle comunali, quei 12 firmatari rappresentavano circa il 60 per cento degli elettori senesi. Ma non importa, la legge elettorale in vigore, con il relativo premio di maggioranza (e grazie al 45 per cento dei senesi che, muniti di pinne e canotto, sono andati al mare invece che a votare per il ballottaggio) ha dato i numeri al PD e ai suoi dolcissimi alleati di fare il bello e il cattivo tempo. E loro lo fanno, senza pietà, calpestando anche la volontà della maggioranza dei senesi.

Resta il grande significato politico di aver condiviso un documento importante, sottoscritto da consiglieri di idee politiche e culturali molto diverse, ma che in questa occasione hanno dimostrato di saper unirsi per difendere i legittimi interessi della comunità senese. Dispiace l’assenza del consigliere Michele Pinassi, del Movimento 5 stelle. Non ne conosciamo il motivo ma, se non si è trattato di un motivo sanitario serio, rimane difficile da spiegare l’assenza in un momento politico così importante per la città di Siena.

 

 

Marzucchi non parla, e lascia senza parole. E’ difficile commentare il comportamento del consigliere Mauro Marzucchi, di Siena Futura, che teoricamente fa parte della minoranza, e che invece ha votato sempre insieme alla maggioranza ceccuzziana, e senza dare la minima spiegazione, neanche in sede di dichiarazione di voto. Meno di un mese prima, a metà giugno, Marzucchi, in un suo articolo firmato, aveva definito “sconcertante” la proposta di eliminare il tetto del 4 per cento. Se ora ha cambiato idea, non gli mancano certo l’esperienza né la dialettica per trovare uno straccio di giustificazione in aula. E invece niente, neanche una parola per giustificarsi. Solo l’appiattimento sulla maggioranza, sperando di farsi notare da qualcuno. Ma per il momento la maggioranza sembra non aver bisogno stringente del suo voto. Semmai, ora si può ben capire perché qualcuno, nella maggioranza, voleva “concedere” la presidenza del consiglio comunale alla minoranza, nella persona di Mauro Marzucchi, s’intende.

Ma la beffa non finisce qui. Nello stesso articolo citato (cfr. Corriere di Siena del 15 giugno 2013), Marzucchi, per sostenere la sua contrarietà alla rimozione del vincolo del 4 per cento, esaltava “la ferma, decisa e coraggiosa presa di posizione del nuovo sindaco Valentini”, e stigmatizzava il fatto che “Profumo e Viola forzano la mossa, come si dice a Siena, e propongono ad una Fondazione scadente, anzi, ormai scaduta, la svendita della Banca”. E nello stesso articolo scriveva ancora Marzucchi: “Il duo Profumo-Viola avrà così raggiunto il suo scopo: la Banca non è più dei senesi. Possiamo consentire tutto ciò? Penso proprio di no e per quel che mi riguarda mi batterò strenuamente per evitare che accada”. Evviva la coerenza!

 

 

Sono del sindaco le massime responsabilità. Se il comportamento di Marzucchi, pur clamoroso, lascia il tempo che trova e può essere classificato in qualche modo goliardico, tipico del personaggio, tanto che ricorda quasi simpaticamente il miglior Mastella, negli anni in cui era brillante protagonista di piroette in corso d’opera, le massime responsabilità ricadono, come è giusto e inevitabile che sia, sul sindaco eletto dai senesi. Bruno Valentini ha vinto di misura le elezioni, le ha vinte grazie ai troppi senesi al mare, le ha vinte (come per lo stesso motivo aveva vinto le primarie del PD) grazie a quella componente ex-Margherita che probabilmente si sta pentendo del sostegno dato a scatola chiusa, le ha vinte grazie al successo netto al ballottaggio in tre quartieri periferici, perché in tutto il resto della città avrebbe perso. Le ha vinte anche grazie alle sue dichiarazioni pre-elettorali in tema di Monte dei Paschi, compresa la sua contrarietà alla rimozione del vincolo del 4 per cento. Fatta la grazia, gabbato lo santo. Subito dopo le elezioni, Valentini viene a dirci, sempre sorridendo, che “è cambiato lo scenario”. Fa bene, perché tanto i senesi hanno dimostrato di non imparare mai, e di avere memoria cortissima.

Giusto per sottolineare il livello di presa in giro dei cittadini, ricordiamo un passaggio del dispositivo della mozione di maggioranza approvata, cioè della parte fondamentale, che tira le conclusioni del documento. In tale dispositivo, dunque, non si invita il sindaco a fare la cosa essenziale, e cioè a dare indicazioni precise alla Fondazione MPS, ma lo si invita nientepopodimeno che “ad intraprendere tutte le azioni che riterrà necessarie nei confronti degli enti sovraordinati (Unione Europea, Governo e Parlamento italiano, etc.)”. Che si intenderà per “etc.”? Forse che Valentini, in vista dell’assemblea della Banca del prossimo 18 luglio, dovrebbe parlare anche con l’ONU e con la Santa Sede?

Pico della Mirandola

 
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