Siena non affonda nella panna montata, bensì in altro materiale PDF Stampa E-mail
Domenica 27 Gennaio 2013 14:11

Si legge su La Repubblica del 27 gennaio 2013 in un articolo di Eugenio Scalfari dal titolo “La panna montata e lo scandalo di Siena”: “(…) Le linee essenziali della vicenda: un gruppo di mascalzoni si impadronì della Fondazione e della Banca, si dedicò ad operazioni arrischiate di finanza speculativa, falsificò i bilanci, occultò le perdite e probabilmente lucrò tangenti e altrettante le distribuì (…)”. Fatti tutti, questi, da chiarire da parte della magistratura di Siena, e non da Eugenio Scalfari.

In questo www non ci sono mascalzoni fino ad una sentenza di condanna definitiva, e forse neanche dopo.

Ma intanto è bene ricordare al signor Eugenio Scalfari che il gruppo di persone che “si impadronì della Fondazione e della Banca”, non lo fece da solo, ma questo gruppo di persone fu messo a comandare in Fondazione e in Banca dai politici senesi,  appartenenti al PD, Prodotto Derivato da DS, PDS e PCI. Non è che questo gruppo di persone un bel giorno si presentò a palazzo Sansedoni e a rocca Salimbeni e disse: “ora comandiamo noi”. Il gruppo di persone, cui fa riferimento Scalfari, gruppo che ha operato in Fondazione e in Banca dal 2001 al 2012, ha goduto per oltre dieci anni dell’appoggio di tutto l’establishment de “il Partito” e di tutti i suoi alleati, senza che nessuno sollevasse mai nessuna eccezione sull’operato e soprattutto sui bilanci che il management della Banca presentava a fine anno. Anzi, chi sollevava perplessità, tanto in consiglio comunale che in incontri pubblici, come le Liste Civiche Senesi, veniva emarginato, sbeffeggiato e vilipeso.

 

 

Scalfari, con la sua esperienza, vuol dare una mano a Bersani e D’Alema, visto il nervosismo che i due hanno manifestato in questi ultimi giorni, con affermazioni non consone a politici che si propongono per il governo dell’Italia; ma la tesi dei due esponenti del Partito Democratico, quando vogliono difendere a tutti i costi il loro compagno di partito Franco Ceccuzzi, facendolo passare da “martire del rinnovamento”, cade sotto l’evidenza dei fatti. Vogliono attribuire a Ceccuzzi il merito di aver rimosso i vertici della Banca Mps nel 2012. Ceccuzzi non ha il merito di aver rimosso i vertici della Banca Mps, Ceccuzzi  ha la colpa di aver messo e poi tenuto per oltre dieci anni a fare il bello e il cattivo tempo il gruppo di persone  di cui parla Scalfari. In questo decennio, molti sono stati gli interventi in consiglio comunale da parte dei consiglieri delle Liste Civiche Senesi, in cui questi ultimi  manifestavano dubbi ed esprimevano critiche sui bilanci della Banca, che poi si ripercuotevano in modo negativo sulla Fondazione. Questi interventi non sono mai stati  ascoltati, mentre Ceccuzzi e la classe dirigente cittadina plaudivano alle scelte di quel gruppo di persone di cui parla Eugenio Scalfari. Ceccuzzi ha dovuto cedere la poltrona di sindaco, perché gli sono mancati nel bilancio del Comune i milioni della Fondazione, milioni che non c’erano più, perché la Banca non faceva utili. Non c’ è nessuna  panna montata e tanto meno nessuna montatura: questa è la realtà, nuda e cruda dei fatti.

 

 

 

Non è nella panna montata che affonda lo scandalo di Siena, bensì in altro materiale! E questo grazie al PD, ai suoi alleati di malgoverno della città e a tutto il famigerato "groviglio".

Cassandra

 
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