Sulla senesità cala una "notte oscura" PDF Stampa E-mail
Mercoledì 10 Ottobre 2012 09:20

La crisi economica globale non riuscirebbe a devastare le principali istituzioni di Siena se la nostra classe politica da moltissimi anni al potere le avesse rafforzate con saldi fondamenti etici, se avesse seguito la via del bene comune e tutelato sempre l'inalienabile dignità della persona umana. Invece, seguendo la logica del mercato, si è disatteso l'insegnamento cristiano “giacché nell’ordinare le cose ci si deve adeguare all’ordine delle persone e non il contrario” (Gaudium et spes, 26). E “l’ordine delle persone” ha come fondamento la verità, si edifica nella giustizia ed è vivificato dall'amore (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1912). Ma quando accade che due laici giornali locali annuncino in contemporanea, il primo un giudizio sull’eccellenza europea dell’Università senese e l’altro i tanti universitari inquisiti dal tribunale di Siena, dove stanno l'amore, la giustizia, la verità? Se le stonature dell’improvvisazione spengono il faro della coscienza, il paradosso dell’incoerenza abbuia la luce del discernimento. Sulla senesità cala una “notte oscura” e la crisi fa toccare il mistero del male ed esige l’apertura alla fede. La “notte oscura” è travaglio, dubbio, senso di solitudine, lavorio interiore, ma anche distacco da se stessi e da ciò che ci circonda.

 

 

Il Dottore della Chiesa S. Giovanni della Croce (1542 - 1591) nei suoi due libri sulla “Notte del senso” e “Notte dello spirito” la definisce terapia dolorosa, ma feconda e perfino fortunosa, perché “è azione di Dio volta a purificare l'anima dall’ignoranza e dalle sue imperfezioni abituali naturali e spirituali”. Dunque usciamo per questa porta stretta con realismo, fiducia e speranza, cogliendo nelle trasformazioni in atto la misteriosa presenza di Dio nella storia. Il Papa Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in veritate” scrive: “La crisi ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, diventando così occasione di nuova progettualità”. I Canti dell’anima e i Commenti di S. Giovanni su come correggere i nostri sette vizi capitali, passando da principianti a contemplativi e poi perfetti, ci daranno la forza di impegnarci in nuovi progetti per un bene comune più grande. Pur sapendo che senza di Lui non possiamo far nulla, tanto meno sradicare il male. Ma conoscendo che a Lui tutto è possibile, S. Giovanni ha scritto: “Se l'anima cerca Dio, molto più il suo Amato cerca lei”.

Figura: S. Giovanni della Croce, Dottore della Chiesa (1542 – 1591)

M. L.

 
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