La cultura agonizzante: sala "Lapini" story PDF Stampa E-mail
Sabato 01 Settembre 2012 20:15

Nella città che pomposamente si vuole autocandidare a capitale europea della cultura, la cultura stessa versa lacrime amare. Chiudono i cinema, chiudono le librerie, chiudono i musei, chiudono i teatri, chiudono le biblioteche, è arrivato letteralmente sull’orlo della chiusura dell’antico portone perfino il Santa Maria della Scala, e questo dice tutto. Quest’ultima chiusura, pur a prezzo di sacrifici per i lavoratori e riduzioni di orari di visita e di spazi visitabili, è stata, per ora, scongiurata, grazie ad una opportuna iniziativa del commissario straordinario che, nelle pieghe del predissestato bilancio comunale, ha dirottato sull’antico Spedale i soldi originariamente, ed inopinatamente destinati all’effimero concertone in Piazza di fine anno. Così facendo, il commissario Laudanna ha fatto due opere buone: ha dato un minimo di respiro al Santa Maria e a chi ci lavora, in attesa di reperire altre risorse per fare un programma “di vita” più lungo, ed ha risparmiato i soldi male stanziati per le baldorie di capodanno. Lo stesso commissario, probabilmente, avrebbe risparmiato anche i soldi per la città aromatica (come qualche ex-consigliere gli aveva chiesto, aggiungendo di dirottarli ancora una volta sul Santa Maria e sulla cultura in genere), ma non ha potuto, perché evidentemente gli appalti deliberati dalla giunta Ceccuzzi prevedevano penali troppo elevate per la rinuncia alle iniziative. E allora, tanto vale farlo, il concerto di Patti Smith. Si noti che l’ex sindaco Ceccuzzi deliberò quando ormai la crisi finanziaria del Comune era conclamata e quella politica era alle porte.

 

 

Ma passiamo oltre, perché non c’è solo il Santa Maria della Scala. Per esempio, c’è la sala “Lia Lapini” che, come denunciano accoratamente le compagnie teatrali senesi, è destinata a chiudere i battenti nell’aprile 2013. La comunicazione è stata recapitata agli operatori culturali interessati, che giustamente sono preoccupati di non poter più lavorare nella sala posta in via Aretina 32, capace di ospitare 100 spettatori, e disponibile finora a prezzo politico, dove tante valide iniziative teatrali e culturali in genere sono state portate avanti negli ultimi anni.

Le compagnie teatrali senesi, come è emerso anche in occasione di un recente incontro in una libreria del centro cittadino, sono consapevoli che, visti i tempi e la situazione, il Comune non possa più sostenere i costi di un oneroso affitto per i locali della sala “Lapini”, ma chiedono, giustamente, la possibilità di utilizzare altri spazi, magari di proprietà comunale, che indubbiamente ci sono, a partire dagli stessi ampi spazi ora vuoti del Santa Maria della Scala.

 

 

Nel condividere le giuste richieste degli operatori teatrali senesi, vorrei permettermi, per una volta, di introdurre qualche nota “autobiografica”, necessaria per ripercorrere la “story” della sala “Lapini” in via Aretina. E allora va premesso che il sottoscritto, durante il mandato amministrativo 2001-2006, primo mandato del sindaco Cenni, si oppose alla realizzazione del teatrino in via Aretina, non certo per ostacolare i gruppi teatrali locali, anzi, volendoli invece sistemare anche in modo più consono, ma per motivi strettamente di buona amministrazione, e cioè: 1) l’assurdità di prendere locali in affitto, quando altre soluzioni sarebbero state possibili in locali di proprietà comunale; 2) l’assurdità ancora maggiore di provvedere a spese ingenti di ristrutturazione dei locali stessi, a carico del Comune invece che del privato proprietario, e poi prendere in locazione gli ambienti ristrutturati. Si ricordi che gli ambienti stessi ospitavano in precedenza un piccolo supermercato. A giudizio del sottoscritto, all’epoca consigliere comunale, la scelta dell’amministrazione non significava fare buon uso del denaro pubblico, cioè dei cittadini. Inoltre, sussistevano anche altri problemi, per parlare dei quali dobbiamo brevemente fare la sintesi di alcuni atti comunali.

 

 

Dunque, la delibera sulla futura sala “Lapini” arrivò in consiglio comunale nella seduta del 6 marzo 2003, come variante al PRG ai sensi della legge regionale 5/95 art. 40 comma 2° per la realizzazione di un centro polifunzionale per spettacoli in via Aretina. In tale occasione, ebbi modo di pronunciare un intervento in aula per contestare tale delibera, e ciò per diversi motivi: logistici, economici e politici. Ecco alcuni stralci dell’intervento citato.

Motivi logistici. “Il luogo scelto non sembra davvero il più adatto come sede di un laboratorio teatrale, ubicato com’è in un punto assolutamente privo di parcheggi, ed inserito in un complesso di edifici densamente abitati da famiglie di residenti. Il giustificato malumore di chi in quella zona vive e lavora è già palpabile, e facilmente verificabile”.

 

 

Motivi economici. Ripercorsi i costi previsti per il canone di locazione e quelli stanziati per i necessari lavori, si giudicava “una decisione singolare, quella della nostra amministrazione, sicuramente generosa, sicuramente in contrasto con le reiterate lamentele per i presunti tagli alla spesa pubblica operati dal Governo centrale, anche nel settore dei beni culturali, tagli, si è detto più volte, che potrebbero perfino obbligare il nostro Comune a tagliare a sua volta la spesa sociale”.

 

 

Inoltre “risulta che a Siena già esista una quantità di locali, di cosiddette strutture leggere, adattabili tranquillamente ad una provvisoria attività teatrale, locali che potrebbero essere di volta in volta concessi o affittati alle stesse singole associazioni, senza bisogno che sia il Comune a farsi carico di affittare e ristrutturare locali, e poi metterli a disposizione dei gruppi. Penso, per esempio, al teatro del Costone, ma anche a teatri o piccoli auditorium presenti in diverse parrocchie senesi, ma penso anche, perché no, agli ampi locali presenti in diversi circoli Arci ecc. (oltre, naturalmente, agli stessi locali di proprietà comunale, ndr)”.

 

 

Se poi “si decide comunque di intervenire pesantemente con soldi pubblici, allora si prende atto che questa è una scelta culturale e politica, senz’altro legittima, ma permettetemi però di dire che in tal caso i soldi dovrebbero esserci anche per garantire la gratuità per il terzo figlio negli asili nido comunali”.

 

 

Motivi politici. Viene ripercorso l’iter procedurale svoltosi nella Circoscrizione 3, competente per territorio, che nella sua riunione del 25 novembre 2002 , richiesta di un parere sulla variante al PRG per i citati locali in via Aretina, aveva espresso all’unanimità parere negativo, “e ciò evidentemente per i più che giustificati problemi ricordati all’inizio, relativi alla carenza di parcheggi ed alla contiguità con le abitazioni”. Nonostante questo, “il Comune va avanti, non si cura della Circoscrizione competente per territorio, e con la massima tranquillità propone la relativa delibera al voto del consiglio comunale. Ribadisco, e non è la prima volta che lo dico in quest’aula, che se questa è la considerazione in cui vengono tenute le Circoscrizioni, allora sarebbe meglio chiuderle, le Circoscrizioni stesse, e risparmiare soldi pubblici preziosi, da impiegare per evitare tagli alla spesa sociale. Io vi domando: davanti ad una situazione come questa, l’assessore al decentramento non ha niente da dire? E i colleghi della maggioranza, ai quali viene richiesto di smentire i loro colleghi consiglieri circoscrizionali e di comprimere la loro libera valutazione, non hanno niente da dire? Io spero che abbiano qualcosa da fare: votare contro questa delibera”.

Per completezza di cronaca, va precisato che la delibera in questione fu posta in votazione, ed approvata, con 17 voti favorevoli, 3 contrari e 4 astenuti.

 

 

Successivamente, andarono avanti i lavori di ristrutturazione dei locali. E naturalmente cominciarono a decorrere i canoni di locazione a carico del Comune. Tuttavia, tardando l’inaugurazione del centro polifunzionale, in data 12 aprile 2005 il sottoscritto depositò una interrogazione a risposta scritta, con la quale, fatte le debite premesse e considerazioni, chiedeva al sindaco: “Quando prevede di inaugurare il suddetto centro, e se pensa che ciò possa avvenire entro la fine del corrente mandato amministrativo; quanto è costata all’amministrazione comunale, fino alla data della presente interrogazione, la realizzazione del centro in questione, sia per quanto riguarda il pagamento dei canoni di locazione, sia per quanto riguarda i lavori di ristrutturazione”.

In data 25 giugno 2005 rispondeva per scritto, a firma del vicesindaco Carlo Rossi, l’amministrazione comunale, affermando di prevedere l’apertura del centro per il successivo mese di settembre, e precisando che “i costi sostenuti dall’amministrazione sono così quantificati: canoni di locazione (dal 3 aprile 2002 al 30 aprile 2005) euro 127.169,02; lavori di ristrutturazione (compresi impianti) euro 143.262,75; arredi euro 18.137,65”.

Questi sono gli atti ufficiali, così come si sono dipanati fino al 2005. In seguito, comunque, è effettivamente avvenuta l’inaugurazione del centro, e per anni, nonostante i problemi evidenziati, le compagnie teatrali senesi e gli operatori culturali in genere hanno potuto svolgervi una proficua attività, spesso anche di pregevole qualità, in ogni caso parte importante del loro lavoro. E dunque è legittima la loro attuale preoccupazione.

 

 

Tanto altro ci sarebbe da aggiungere, anche atti alla mano, su come è stata gestita negli anni scorsi la cultura senese. Per esempio, si potrebbe parlare dei lavori non finiti al collegio San Marco e del mancato trasferimento in loco dell’archivio storico comunale, su talune scelte relative alla biblioteca degli Intronati, sul mancato trasferimento della Pinacoteca al Santa Maria, sulla tutela dell’attività dell’Enoteca Italiana, sulle fonti senesi e i bottini medievali e sul museo dell’acqua, sulla toponomastica cittadina, sulla tutela, mappatura e valorizzazione delle sepolture illustri nei cimiteri comunali e cittadini in genere, sulla tutela di alcuni monumenti cittadini, in particolare legati ad eventi patriottici, sulle carenze strutturali di alcune scuole cittadine, sulla mappatura e sulla segnaletica dei palazzi storici, sul museo del palio, sulla messa in rete dei tesori delle contrade, sull’uso degli spazi comunali adibiti ad incontri pubblici, sul periodico comunale “La Balzana”, sul museo per bambini e su quello di arte contemporanea, sul corretto uso della bandiera e dei simboli nazionali, sull’uso del sito internet del Comune e sulle tecnologie wi-fi, sulla consulta comunale per l’immigrazione, sulla fruibilità universale delle strutture culturali cittadine e l’abbattimento delle barriere architettoniche, sulle sinergie culturali con le due Università e su molto, molto altro ancora. Per non parlare di un tuttora inesistente vero progetto culturale per il Santa Maria della Scala. Con calma, un po’ alla volta, si potrà magari riprendere il discorso, almeno per alcuni di questi temi.

 

Marco Falorni - Impegno per Siena

 
© 2008 impegnopersiena