Sala strapiena per palazzo Diavoli, che la città sia ancora capace di parlare di cultura? PDF Stampa E-mail
Lunedì 13 Agosto 2012 20:02

Vivo e perfino inaspettato successo, almeno per la partecipazione, dell’incontro pubblico sul palazzo Diavoli organizzato dall’Associazione Ricerche Archeologiche Senesi in collaborazione con la sezione senese di Italia Nostra. Avere “osato” prevedere l’incontro nel pomeriggio del 13 agosto 2012, cioè lo stesso della prima prova del Palio dell’Assunta pareva una garanzia di avere un pubblico di limitate dimensioni. E invece la sala del Jolly Hotel che ha ospitato l’evento era strapiena di senesi, non meno di centocinquanta i presenti, con molte persone in piedi, e con la partecipazione di docenti, intellettuali, uomini di cultura, protagonisti dell’associazionismo cittadino, esponenti del mondo politico di ben diversa estrazione, in particolare ex consiglieri comunali, tutti uniti dalla volontà di difendere il palazzo Diavoli e tutelarlo dall’assedio del cemento incombente. Segno evidente che l’argomento interessa, e non solo chi abita vicino allo storico monumento, ma la città intera, segno questo di grande civiltà. Segno anche che questa disgraziata e violentata città di Siena ha ancora qualche anticorpo, qualche nobile capacità di reazione che fa perfino balenare la speranza - incredibile a dirsi - in una residua capacità di riscatto culturale, sociale e politico.

 

 

Particolarmente apprezzati gli interventi di tutti gli oratori: Mario Ascheri, Mauro Barni, Renato Stopani, Vinicio Serino e Lucilla Tozzi, e molto significativi anche gli interventi venuti dal pubblico.

 

 

E’ emersa chiaramente la consapevolezza che se si perde, come si sta perdendo, la consapevolezza di difendere e valorizzare le risorse culturali, storiche, artistiche della città, praticamente le uniche che le rimangono, non c’è speranza di rinascita, ed è vano cullarsi nei sogni della capitale culturale europea, obiettivi ai quali quasi nessuno crede più, ammesso e non concesso che prima qualcuno ci abbia creduto veramente. In ogni caso, svilire un monumento come il palazzo Diavoli, finora “biglietto da visita” della città per chiunque arrivi da nord, non faciliterebbe certo le aspirazioni di “grandeur” continentale.

L’impegno dei convenuti all’incontro indetto da Aras e Italia Nostra non finisce certo qui. E’ stato infatti deciso, fra le altre cose, di costituire una delegazione per chiedere di essere ricevuti dalla soprintendente per i beni architettonici e ambientali delle province di Siena e Grosseto.

IPS

 
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