Un "cencio" brutto come pochi PDF Stampa E-mail
Sabato 11 Agosto 2012 13:26

Questa volta l’affettuoso appellativo di “cencio” (particolarmente slavato e sbiadito) appare davvero appropriato. La “recensione” di IPS sul drappellone dell’Assunta 2012 potrebbe anche finire qui, ma siccome abbiamo molto rispetto per l’artista Francesco Clemente, le cui qualità non mettiamo in dubbio, diciamo qualche parola in più.

Premessa d’obbligo: il drappellone non è un quadro qualsiasi, e proprio per questo non deve essere giudicato dai critici d’arte, ma dai senesi. E siccome nella redazione di IPS critici d’arte non ne abbiamo, ma senesi sì, ecco che ci sentiamo autorizzati a dire la nostra.

 

 

1)      L’impatto cromatico. Alla faccia dei colori tenui e delicati! Il drappellone (che spesso in passato, si è meritato di essere chiamato Palio, con la P maiuscola, come la festa a cui è collegato, ma non lo merita stavolta) sembra lavato nella varichina! Un drappellone deve esprimere i sentimenti forti dei contradaioli: passione, contrasto, vittoria; e soprattutto deve poter essere apprezzato, non solo da vicino, ma anche e più ancora da lontano, per esempio all’ingresso in Piazza dalla Bocca del Casato. In questo caso (foto 1), impatto cromatico zero. Perfino la stampa del “Groviglio” è stata severa.

2)      L’originalità. Ad un artista di genio si richiederebbe un minimo di originale creatività. Invece il dipinto è chiaramente ispirato alla Madonna della Misericordia di Piero della Francesca (foto 2) a Borgo Sansepolcro, di cui peraltro costituisce, sia detto sempre con tutto il rispetto, la modesta brutta copia. Il tema dell’Assunta è sempre stato difficile da interpretare. E non si pretendeva di raggiungere le vette della più bella ed elegante rappresentazione della Madonna Assunta di tutta la storia della pittura senese, cioè quella del Vecchietta nel Duomo di Pienza (foto 3). Ma qualcosa di meglio si poteva tentare. L’artista ha dichiarato che ha eseguito il dipinto in una sola giornata. E si vede. Sorvoliamo sui particolari araldici, sul “bestiario” delle contrade e quant’altro.

 

 

3)      Il rispetto dei sentimenti. Aver dipinto la Madonna senza braccia (forse perché Le sono cadute?) e soprattutto senza mezzo capo è francamente offensivo, non solo per quella minoranza che ha ancora il coraggio di dichiararsi cattolica, ma anche per tutti quei senesi laici, o perfino laicisti, che comunque riconoscono il valore storico e culturale della Regina e Patrona di Siena e del suo antico Stato. Quanto alla mancanza, davvero immotivata, della metà superiore del cranio, risparmiamo pietosamente di riferire il fuorionda che si è chiaramente sentito nella diretta televisiva (senza telecronista!) di Canale Tre.

 

 

4)      Una lezione per il futuro. Chiunque vinca le prossime elezioni, è certo che quattrini da spendere non ne avrà. Quelli che c’erano (tanti), grazie al “Sistema” non ci sono più. E allora sarà bene tornare a fare, anche per i drappelloni, come facevano una volta: gli amministratori li facevano dipingere dagli artisti senesi. E questo almeno fino a che l’economia cittadina non permetterà di tornare a prospettive più ampie. La cosa consentirà di valorizzare i pittori concittadini, assicurerà probabilmente un maggiore rispetto dell’iconografia tradizionale e dei sentimenti dei senesi, e magari permetterà anche un certo risparmio. Per esempio, fra le altre cose, non ci sarebbe più da garantire la (certamente doverosa) ospitalità per gli artisti venuti da fuori e per le loro famiglie.

5)      Conclusione. Questa visione è da ritenere provinciale? Certo. Ma finché gli amministratori senesi (non solo del Comune, ovviamente) sono stati orgogliosamente provinciali hanno fatto crescere la ricchezza della città, quando invece hanno cominciato a sguazzare nei soldi e si sono sentiti “capi” di una capitale, si sono comportati anzitempo come tali, prima che la città capitale lo diventasse davvero. E così, in quattro e quattr’otto, hanno scialacquato il tesoro, accumulato nei secoli, dei senesi di oggi, di domani e di dopodomani, e la città non solo non diventerà capitale, ma probabilmente finirà in provincia dell’ex contado. La grande lezione che si doveva trarre dalla storia della Brigata spendereccia, a Siena, non si è ancora capita. Ma di questo concetto, ne parleremo a parte.

 
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