Le magiche "stelle" della notte di San Lorenzo PDF Stampa E-mail
Venerdì 10 Agosto 2012 09:04

“La notte di San Lorenzo” non è solo il titolo di un bel film del 1982 diretto dai fratelli Taviani. Da sempre la notte fra il 10 e l’11 agosto, la notte di San Lorenzo, appunto, ha esercitato un fascino dal sapore magico, ed è detta la “notte delle stelle cadenti”, perché questa è la notte in cui, in presenza di certe caratteristiche meteorologiche, nell’oscurità, si possono vedere le famose “lacrime” di San Lorenzo, cioè quella “polvere di stelle” cadenti, che poi stelle non sono.

Come si sa, le stelle non cadono, e quelle luci in movimento paragonate alle “lacrime del santo durante il martirio”, hanno una precisa origine cosmica nello “sciame delle Perseidi”, che è costituito da corpi celesti, esattamente meteoriti, cosiddetti perché sembrano irradiati dalla costellazione di Perseo. Il pianeta Terra “incontra” la parte più luminosa delle Perseidi proprio fra il 9 e l’11 agosto, e la notte del 10 è la più adatta per scrutare il cielo.

 

 

Più che di notte delle stelle, sarebbe giusto parlare di “notte delle comete”. Nell’accezione popolaresca del termine, infatti, le comete indicano un po’ tutti i corpi celesti che lasciano una scia luminosa. Ma c’è di più. Infatti, l’astronomo tedesco Ernesto Tempel (1821-1899) individuò una grande cometa, che da lui prese il nome, e che è apparsa per l’ultima volta nel 1862. Successivamente, l’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli (1835-1910) dimostrò l’origine cometaria delle “Lacrime di San Lorenzo”, cioè delle Perseidi che, percorrendo la stessa orbita della cometa di Tempel, altro non sono che il prodotto della dissoluzione del suo nucleo. Ecco spiegato il mistero: le “stelle cadenti” sono dei pezzi di cometa, che disegnano delle scie luminose nell’oscurità del cosmo.

Ma chi era San Lorenzo? Egli nacque nel secolo III in Spagna, e poi visse, come diacono, nella Roma imperiale. Lorenzo, ancora molto giovane, durante una persecuzione anti-cristiana, rifiutò di consegnare alle autorità il tesoro della sua comunità religiosa. La punizione fu terribile: il 10 agosto del 258 d.C. egli fu legato ad una graticola ed arso vivo sui carboni incandescenti. La graticola, simbolo di tale atroce martirio, è rimasta poi l’elemento caratteristico con cui le arti figurative hanno rappresentato Lorenzo nei secoli. Le spoglie del giovane martire furono sepolte nel Campo Verano, sulla via Tiburtina, dove Costantino, nel 330 d.C., fece costruire un primitivo oratorio che, dopo vari ampliamenti, è diventato l’attuale splendida basilica di San Lorenzo fuori le Mura, una delle più belle di Roma.

Il culto del santo si sviluppò in tutta la cristianità, ed anche a Siena, dove furono portate delle reliquie. Tuttavia, per singolare coincidenza, al culto di San Lorenzo furono legate proprio le due famiglie che più di tutte ebbero parte importante nel determinare la fine della Repubblica Senese: i Medici e gli Absburgo. Quanto ai Medici di Firenze, essi furono per generazioni benefattori delle celebre basilica fiorentina di San Lorenzo, dove sono anche sepolti, e che era stata consacrata da Sant’Ambrogio vescovo di Milano durante le feste pasquali del 339 d.C. La chiesa, divenuta prestigiosa, fu dichiarata “collegiata insigne” proprio dal Papa senese Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini. Passando agli Absburgo di Spagna, va detto che Filippo II fece costruire, nelle vicinanze di Madrid, il grandioso monastero di San Lorenzo del Escorial, posto ai piedi della Sierra de Guadarrama, a eterna memoria della fondamentale vittoria militare ottenuta, il 10 agosto 1557, giorno di San Lorenzo, contro i francesi a San Quintino, in una battaglia che si rivelò indirettamente decisiva, in negativo, anche per le sorti della Repubblica di Siena. L’Escorial ospita i sepolcri dei sovrani spagnoli, oltre ad eccezionali opere d’arte, e costituisce un capolavoro dell’architettura rinascimentale iberica, splendida realizzazione di Juan de Herrera. La pianta dell’edificio, un quadrilatero rettangolare con grandi torrioni negli angoli, rappresenta, secondo la tradizione, il rovescio della graticola del martirio di San Lorenzo.

 

 

“La notte di San Lorenzo” è poi, come detto all’inizio, anche il titolo di un famoso film dei fratelli Taviani. Questo film è ispirato al ricordo di un tragico episodio storico: l’esplosione avvenuta, nel Duomo di San Miniato, in provincia di Pisa, il 22 luglio 1944, che provocò 55 morti e centinaia di feriti, fra i civili ammassati in preghiera all’interno dell’edificio. La deflagrazione è stata per lungo tempo attribuita ad una mina tedesca, e la responsabilità morale della strage fu fatta ricadere sul vescovo di San Miniato, monsignor Ugo Giubbi, un sant’uomo che per tutta la vita sopportò il peso di questa atroce calunnia.

Ci sono voluti decenni, e studi storici approfonditi, per dimostrare in maniera certa che la tragedia fu dovuta ad un proiettile di artiglieria americano, da 105 millimetri, penetrato all’interno del Duomo attraverso la finestra esposta a sud-ovest del braccio meridionale del transetto. Oggi più nessuno si azzarda ad avvalorare l’ipotesi della mina tedesca, che sarebbe stata collocata in combutta con il vescovo Giubbi. Si trattò piuttosto di una fatalità bellica, come ormai attestato dagli storici, che hanno rovistato negli archivi militari.

Ma guardate un po’ dove ci ha portato il discorso cominciato sulla notte di San Lorenzo. E allora, cogliamo l’occasione per fare gli auguri a tutti coloro che si chiamano Lorenzo, che festeggiano il loro onomastico, e perché no, per fare gli auguri anche a coloro che nella notte di San Lorenzo sono nati, e che festeggiano il loro compleanno. Come stelle “cadenti”, ma non per questo “scadenti”, essi sono “caduti” per grazia divina sulla Terra, per partecipare a questa drammatica e meravigliosa avventura chiamata vita.

Senio Ghibellini

 
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