Vendita del marchio sociale della Robur, il sindaco si nasconde dietro un dito PDF Stampa E-mail
Venerdì 20 Gennaio 2012 08:24

“L’amministrazione comunale ribadisce l’autonomia gestionale della società Ac Siena, immaginando che la società stessa abbia valutato con attenzione l’operazione relativa alla vendita del marchio sociale”: è questa la sostanziale “NON-risposta” fornita dall’assessore Alessandro Trapassi, nella seduta consiliare del 17 gennaio 2012, alla interrogazione presentata dal consigliere Marco Falorni, capogruppo delle Liste Civiche Senesi (per leggere il testo della interrogazione, cfr. l’articolo intitolato “In vendita il marchio sociale della gloriosa Robur”, pubblicato in archivio Sport, ndr).

 

 

L’interrogante si è dichiarato insoddisfatto, prima di tutto perché non ha risposto il sindaco in prima persona, al quale il quesito era rivolto, visto che lo stesso primo cittadino ha prodotto così tanti documenti in tema di etica, fino a far votare dalla sua maggioranza un innocuo documento definito “carta etica dello sport”.

Il Comune, dunque, ha per così dire “menato il can per l’aia”, scegliendo di non rispondere ad una interrogazione che, come specificava chiaramente il testo del documento, non poneva in dubbio la legittimità dell’operazione voluta dal Siena calcio, ma intendeva conoscere le valutazioni etiche dell’amministrazione. Risposta non pervenuta.

Forse è normale che sia così. In una città che sta vivendo come una conquista la vendita dell’ospedale, che rimane del tutto indifferente alla vendita dell’ex-manicomio poi ripreso in affitto, alla vendita degli sportelli bancari poi ripresi in affitto, è pacifico che l’amministrazione non si preoccupi per la vendita del marchio sociale della gloriosa Robur, da riprendere poi in affitto.

 
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