Siena, un'antica capitale che ha perso la "bussola" PDF Stampa E-mail
Archivio - Politica
Martedì 30 Marzo 2010 13:59

Pubblichiamo oggi il testo di un articolo di Marco Falorni, comparso sul n. 85 di febbraio 2010 del “Governo delle idee”, la bella rivista toscana, diretta da Gianni Conti, che nello stesso numero ha ospitato, fra gli altri, articoli di Roberto Barzanti, Bruno Santi, Mario Ascheri, Alessandro Pannacci, Francesca Colombini Cinelli, Paolo Garuglieri, Ettore Bonalberti e numerosi altri autori. Nel suo articolo, Marco Falorni “fotografa” la realtà di Siena, nella sua attualità e nelle sue prospettive. Ecco il testo dell’articolo.

 

Siena città d’arte, città del Palio, città del Monte dei paschi, città universitaria, con un grande ospedale, città che vive delle istituzioni create nel suo glorioso passato, che trova in Montaperti il suo elemento paradigmatico di identità collettiva, sta subendo, in questo scorcio iniziale del terzo millennio, un repentino cambiamento del tessuto sociale, che ne mette a rischio la marcata identità, e che induce un fenomeno di spaesamento culturale nelle nuove generazioni.

Il fenomeno, che ha conosciuto negli ultimi anni una fase di forte accelerazione, è dovuto ad una serie di concause, che concorrono a mettere in crisi la città, come detto, prima di tutto sul piano culturale, e poi anche economico e sociale.

 

L’immigrazione. Non è in discussione la forte componente solidaristica della società senese, direttamente derivata dal tessuto aggregativo e mutualistico delle contrade, per cui sul piano dell’accoglienza degli immigrati, la città riesce a distinguersi positivamente. Il problema grave è quello della effettiva integrazione, culturale e sociale, dei nuovi residenti ed ospiti, operazione che, a fronte di pochi e sporadici successi, registra soprattutto gravi carenze, di strutture e di operatività, da parte della città, e in special modo dell’Amministrazione comunale.

 

Il costo delle abitazioni. La presenza massiccia di studenti fuori sede, iscritti alle due università (degli studi e per stranieri), oltre ad un inurbamento temporaneo consistente indotto da altri fattori (ospedale, banca, enti e organismi tipici di un capoluogo di provincia, sia pure di piccole dimensioni), hanno comportato uno spropositato aumento del costo delle case. La politica urbanistica comunale, puntando solo sulle nuove costruzioni, rimaste peraltro in gran parte invendute o sfitte, è stata del tutto inadeguata a fronteggiare il problema. Le giovani coppie di senesi non ce la fanno ad acquistare una casa, e così emigrano nei paesi del circondario.

 

 

L’invecchiamento della popolazione. Proprio la migrazione di giovani energie, insieme alla scarsa vitalità economica, ad una visione secolarista e laicista molto diffusa, che produce scarsa passione per la vita, e quindi per l’incremento demografico, fanno sì che l’invecchiamento della popolazione senese sia progressivo ed accentuato.

 

L’economia ristagna. I fenomeni sopra descritti non possono che produrre una economia stagnante o in declino, con i tradizionali settori del terziario, del commercio e dell’artigianato assai poco dinamici, e con i grandi serbatoi di occupazione che sono entrati in crisi (università) o in fase di delicato riequilibrio (Banca e Fondazione Mps, dopo l’acquisto a costi record di Banca Antonveneta). Gli utili della Fondazione Mps distribuiti sul territorio si contraggono, ed anche la vitalità artistica e culturale finisce per risentirne. Il turismo non può risolvere tutto, anche perché l’ultima iniziativa culturale di grande rilievo nazionale ed oltre (la mostra su Duccio di Buoninsegna) risale al 2001 ed era stata preparata negli ultimi anni ’90.

 

La trasformazione demografica. I senesi nativi sono ormai molto meno della metà dei residenti nel comune, mentre i residenti nel centro storico sono ormai solo poche migliaia, in netta minoranza rispetto agli abitanti temporanei (studenti, e non solo). Tutto questo comporta lo snaturamento del tessuto sociale senese, ed in particolare l’indebolimento della vitalità e del ruolo (di controllo sociale, presidio del territorio ecc.) finora svolto dalle contrade.

 

I servizi sociali. Questi vengono assicurati in gran parte dal Comune di Siena, che in buona misura riesce a produrre servizi di qualità apprezzabile, ed abbastanza estesi. Il problema è che - bilancio comunale alla mano - i servizi sociali del Comune di Siena sono pressoché integralmente finanziati con i contributi della Fondazione Mps. E se tali contributi, nel prossimo futuro, dovessero (cosa che appare possibile, se non probabile) ridursi, o temporaneamente addirittura annullarsi, con quali risorse potrebbe provvedere il Comune di Siena ad assicurare i servizi sociali? Quale è il suo livello di autonomia finanziaria, nel quadro di un bilancio già ripetutamente e pesantemente censurato dalla Corte dei conti? Su questo settore grava poi la pesante incognita della ormai prossima adesione del Comune di Siena alla costituenda Società della Salute, scelta che - speriamo di sbagliare - potrebbe rivelarsi un salto nel buio, sotto molti aspetti, e che comunque comporterà riassetti e cambiamenti tangibili per i cittadini. Come si vede, i prossimi anni sono gravidi di incertezze.

 

La tutela della popolazione anziana. E’ chiaro che, in un quadro siffatto, risulta determinante la cura degli enti locali per la propria popolazione anziana. Ma se c’è un settore carente, nei servizi sociali senesi, è proprio quello dei posti letto per anziani non autosufficienti, che nelle strutture pubbliche, a fronte di una domanda sempre crescente, non registrano un benché minimo aumento ormai da parecchi anni.

 

 

Le classifiche del benessere. Per quello che valgono (alcuni indicatori lasciano perplessità, e sono datati), e premettendo che tali classifiche sono stilate a livello  provinciale, il Sole 24 Ore pone la provincia di Siena al nono posto in Italia (nel 2008 era al settimo), Italia Oggi pone Siena al quattordicesimo posto nel 2009 (l’anno precedente era al primo posto). Il calo è sensibile e già registrato, anche se per ora le posizioni restano confortanti. Incide negativamente, come sempre, la carenza di infrastrutture viarie, ma anche il tema della sicurezza, soprattutto la microcriminalità, un tempo praticamente assente, comincia a produrre sentimenti diffusi di preoccupazione nei cittadini. In particolare nel capoluogo, e segnatamente nel centro storico, le trasformazioni descritte del tessuto sociale, l’affievolimento delle capacità di controllo del territorio da parte delle contrade, il ruolo scarsamente incisivo del Comune, per i compiti di propria competenza, finiscono per alimentare quel sentimento di “spaesamento” di cui si parlava all’inizio. Il senese comincia a non “riconoscere” più la propria città.

 

Come rimediare. Nessuno ha la bacchetta magica. Si potrebbe cominciare a rovesciare completamente la politica comunale degli investimenti. Rinunciare alle grandi opere pubbliche annunciate, ma non realizzate né realizzabili, di cui alcune assolutamente inutili come un costosissimo nuovo stadio di calcio, opere che però intanto hanno già comportato e comportano ancora spese consistenti per progettazione ecc. E si potrebbero destinare le risorse liberate ad investimenti nel sociale (nuove residenze pubbliche per anziani), nella cultura (organizzando a rotazione grandi eventi espositivi, con cadenza almeno biennale, in particolare nella stagione invernale, a sostegno del turismo), nel praticare un’azione politica decisa, concertata con la Fondazione Mps, per l’abbattimento del costo delle case, tramite una politica di acquisti ed affitti, incentivi al riuso, al recupero e ristrutturazione ecc., nonché promuovendo la realizzazione di nuove case per studenti, in collaborazione con gli enti competenti. Molte altre cose si potrebbero fare. Ma cominciare da queste non sarebbe male.

Marco Falorni

 

 

 
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