Una bella abbazia, la contessa Ava e il “Maestro della Badia a Isola” PDF Stampa E-mail
Martedì 29 Marzo 2016 15:11

La Badia a Isola è bellissima. Tanto bella quanto vicina, letteralmente dietro l’angolo; chi non c’è stato ci vada di corsa, non se ne pentirà. Da questi luoghi era passato anche l’arcivescovo di Canterbury Sigerico diretto a Roma, colui che lasciò il famoso racconto sulla Francigena. L’abbazia benedettina dei Santi Salvatore e Cirino sorge ai piedi del Montemaggio, circondata da terre un tempo paludose, e per questo in seguito è stata detta “a Isola”. Fu fondata nel 1001 dalla contessa Ava del Montemaggio, che fece anche bonificare in parte i terreni circostanti. Ma chi era costei? Era figlia di Zenobio di Lombardia, di origine tedesca, e andò sposa a Ildebrando di Jasfredo, di origine francese, che seguì Berengario II nella sua discesa nella penisola, e da questi ebbe in dono il feudo del Montemaggio. Ava dette a Ildebrando alcuni figli (fra cui Soarzo, capostipite dei Soarzi, futuri signori di Staggia), ma ne rimase presto vedova. Donna potente, di profonda fede e di animo generoso, la contessa Ava, narra la leggenda, fece costruire sette belle pievi romaniche nelle vicinanze, e cioè le pievi di Molli, Marmoraia, Sovicille, San Giusto, Pernina, Pievescola e Casciano delle Masse.

 

 

Ma torniamo alla nostra Badia a Isola che, oltre ad essere bella architettonicamente, contiene anche diverse pregevoli opere d’arte. Della più preziosa oggi c’è soltanto una copia (l’originale è conservato nel museo civico e d’arte sacra di Colle Val d’Elsa), e il riferimento è naturalmente alla tavola con la “Madonna in trono col Bambino e due angioli”, realizzata dal cosiddetto “Maestro della Badia a Isola”, pittore senese vissuto a cavallo fra i secoli XIII e XIV, con principale attività tra il 1280 e gli inizi del ‘300. Il fatto di non essere riusciti ad accertare l’identità di questo, come di altri pittori del tempo, non è un valido motivo per dimenticare gli splendidi lavori che hanno saputo compiere. Anche il Maestro della Badia a Isola, il cui nome è tratto dal luogo ove eseguì la sua opera principale, trova posto tra i senesi da ricordare. Il pittore mostra, insieme con riflessi di Cimabue e della scuola duecentesca senese, influssi  dominanti di Duccio di Buoninsegna, tanto che qualcuno aveva addirittura pensato di identificarlo con Duccio giovane, ma l’ipotesi non sembra seriamente proponibile. Oltre alla tavola della Badia a Isola, di gusto ancora vagamente bizantineggiante, altri dipinti su tavola del Maestro si trovano nella collezione Argentieri di Spoleto, nel museo arcivescovile di Utrecht, nella pinacoteca nazionale di Siena, al museo Wallraf Richartz di Colonia,  al museo di South Adley nel Massachusetts, ed altrove, mentre affreschi a lui attribuiti sono conservati nella collegiata di Casole d’Elsa e nella chiesa di San Biagio a Montepulciano.

Senio Ghibellini

 
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