La Pasqua fra storia e tradizioni. E auguri a tutti PDF Stampa E-mail
Giovedì 24 Marzo 2016 10:57

La Pasqua è festa di origine ebraica, con la quale si celebrava il flagello mandato da Dio contro i primogeniti dell’Egitto; come noto, l’angelo del Signore risparmiò i primogeniti d’Israele, che avevano lo stipite dell’uscio di casa segnato dal sangue di un agnello sacrificato. E il termine stesso “Pasqua” deriva dall’ebraico “pesah”, cioè “passare oltre”, come passò oltre l’angelo vendicatore, evitando i fanciulli ebrei. Da qui l’espressione latina “Transitus Domini”, di valore equivalente. Ma la Pasqua cristiana celebra qualcosa di diverso, e cioè l’Agnello di Dio, il Cristo, che si sacrifica e risorge per salvarci. La data della Pasqua fu fissata definitivamente dalla Chiesa soltanto col concilio di Nicea dell’anno 325, precisamente facendola coincidere con la prima domenica seguente il plenilunio di primavera, da cui il proverbio “non c’è sabato santo al mondo che il cerchio della luna non sia tondo”. Secondo l’esatto computo di Dionigi il Piccolo, monaco del secolo VI nativo della Scizia, la Pasqua è sempre compresa tra il 22 marzo e il 25 aprile.

 

 

Molte sono le usanze di origine religiosa ancora oggi ben vive legate alla Pasqua di resurrezione del Cristo. Tra queste, la tradizione di mangiare dei dolci in forma di colomba, la quale, si noti, non rappresenta lo Spirito Santo, ma il Cristo stesso, portatore di luce e di pace. Lo stesso significato allegorico ha la cerimonia dello “scoppio del carro”, che si svolge a Firenze il giorno di Pasqua. Il carro viene incendiato da una colombina di cartapesta recante un fuoco sacro anch’esso simbolo del Cristo, che viene acceso mediante un acciarino percosso da tre schegge di pietra del Santo Sepolcro, anticamente donate da Goffredo di Buglione a Pazzino dei Pazzi quando, primo fra i crociati, entrò in Gerusalemme.

Vi è poi la radicatissima tradizione delle uova, da sempre simbolo di nascita e rigenerazione, tanto che già nel mondo latino, per l’equinozio di primavera, le vestali di Cerere portavano in processione delle uova, per simboleggiare il risveglio della vita e della natura, in coincidenza col ritorno di Proserpina sulla terra. Attraverso i secoli, il consumo delle uova ha mantenuto un significato augurale, e la loro benedizione, ancora oggi in uso, ha la funzione di conferire loro la santità, destinata poi a passare dallo stomaco all’anima. Oggi le uova più ricercate sono quelle di cioccolato, tutte contenenti naturalmente la cosiddetta “sorpresa”. Questa tradizione deriva, oltre che dal classico termine di paragone del pulcino che, rompendo il guscio, diviene il simbolo stesso di una nuova vita, anche dalla moda diffusa nelle corti europee dei secoli XVIII e XIX di regalare uova di porcellana finemente dipinte, contenenti “sorpresine” spesso molto preziose.

A Siena la Pasqua è stata da sempre celebrata in modo non difforme da quello delle altre città. Si può notare, semmai, a titolo di curiosità storica, che dopo il vespro del giorno successivo, il lunedì di resurrezione, si usava un tempo dare inizio al passeggio delle carrozze dal prato fuori porta Camollia fino alla Lizza, passeggio che sarebbe continuato per tutta la stagione estiva.

Altra tradizione pasquale, o meglio quaresimale, comune a moltissimi luoghi è quella della benedizione delle case, molto sentita anche a Siena, dove fu istituita su consiglio del Beato domenicano Ambrogio Sansedoni. La benedizione da parte dei parroci non aveva, in origine, solo un significato religioso. Essa aveva anche finalità igieniche, visto che era buona e diffusa regola fare le famose “pulizie di Pasqua” in attesa di ricevere l’acqua benedetta. C’era poi anche un intento statistico, dato che i sacerdoti provvedevano in quella occasione a rifare il censimento dei loro parrocchiani.

Che altro resta da dire sulla prossima Pasqua? Prima di tutto, un invito alla moderazione nei piaceri della tavola, poi un invito a gustarsi serenamente le gioie della famiglia, a riscoprire i valori veri di questa istituzione, sulla quale, che lo si voglia riconoscere o meno, è fondata la nostra società. E infine… tanti auguri a tutti!

Senio Ghibellini

 
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